Lunedì 30 Maggio 2005
Vagoni di un treno in ritardo odorosi di urina sono il modo peggiore per rientrare a casa. Il sole rimane fuori, e il calore all’interno trapassa gli elementi e sollecita le evaporazioni. Odore stantio, aria tumefatta e Trenitalia che si scusa per il disagio. Ripasso l’esame di qualcun altro, mentre invidio privatamente il 30 e lode che io non ho ancora conquistato. Non so quale processo logico trasformi pensieri fatti di occlusive palatali sorde geminate in forme pensierose non meglio identificate : “chi siamo..da dove veniamo” ma soprattutto quando parte questo schifosissimo treno? Digressioni su digressioni e poi di nuovo occlusive bilabiali sonore.
Avete idea di quante cose facciamo contemporaneamente per pronunciare una misera [b] ?
Fortuna che ho il mio vecchio blog da cui attingere, quando cado in crisi espressiva. Questa cosa qui la scrissi in treno, nel periodo in cui lavoravo e studiavo contemporaneamente. Nello specifico, preparavo l’esame di linguistica.
Uno dei libri più romantici che abbia mai letto dopo Shakespeare, per altro, quello di linguistica.







Che per un italiano bere un buon caffè all’estero sia una rarità, non è un mistero. Sottolineo per un italiano perché se tutto il resto del mondo trova normale bere tazzoni annacquati dal vago colorito bruno, e noi siamo gli unici al mondo ad attuare la “prova dello zucchero” (il quale deve inabissarsi dolcemente e lentamente, nevvero) per testarne la qualità prima ancora di assaggiarlo, evidentemente sono i nostri gusti a costituire “eccezione”. Per fortuna, aggiungo io.

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