Articoli marcati con tag ‘viaggi’

Riempitivi

sabato, 28 marzo 2009

Lunedì 30 Maggio 2005

Vagoni di un treno in ritardo odorosi di urina sono il modo peggiore per rientrare a casa. Il sole rimane fuori, e il calore all’interno trapassa gli elementi e sollecita le evaporazioni. Odore stantio, aria tumefatta e Trenitalia che si scusa per il disagio. Ripasso l’esame di qualcun altro, mentre invidio privatamente il 30 e lode che io non ho ancora conquistato. Non so quale processo logico trasformi pensieri fatti di occlusive palatali sorde geminate in forme pensierose non meglio identificate : “chi siamo..da dove veniamo” ma soprattutto quando parte questo schifosissimo treno? Digressioni su digressioni e poi di nuovo occlusive bilabiali sonore.
Avete idea di quante cose facciamo contemporaneamente per pronunciare una misera [b] ?

Fortuna che ho il mio vecchio blog da cui attingere, quando cado in crisi espressiva. Questa cosa qui la scrissi in treno, nel periodo in cui lavoravo e studiavo contemporaneamente. Nello specifico, preparavo l’esame di linguistica.
Uno dei libri più romantici che abbia mai letto dopo Shakespeare, per altro, quello di linguistica.

Sì, viaggiare

lunedì, 26 gennaio 2009

Non viaggiano per arrivare, quelli per cui una deviazione, un contrattempo aggiungono qualcosa di più alla linea retta di un percorso senza imprevisti. Li riconosci perché guardano fuori dal finestrino anche di notte, quando le luci accese della carrozza rendono il vetro uno specchio soffuso e il paesaggio si introflette sui visi addormentati di compagni di viaggio sconosciuti; o su quelli rumorosi, che chiacchierano ad alta voce dei fatti loro, tanto da farti sentire uno spione involontario. E una volta arrivati non vedono l’ora di ripartire, ché gli occhi non sono mai troppo pieni, né le gambe troppo stanche per quelli che non viaggiano per arrivare.

Parlami d’amore #4

sabato, 1 novembre 2008

La rubrica “parlami d’amore” questa settimana ospita la lettera dell’amico Clockwise. Intensa, appassionata, profumata d’infinito.


Purtroppo non è rimasto nulla, di quel nostro amore, se non il mio. E penso non avrai difficoltà a capire che questo non è sufficiente per stare bene, per sentirsi sereni, per sorridere della vita che vivo.
Mi manca tutto, di quell’amore: mi manca la complicità di un gesto, l’intesa raggiunta con uno sguardo, mi manca fare tutto insieme, mi manca guardarti infilare i collant, mi manca svegliarci nudi aggrovigliati ad un lembo di lenzuolo, mi mancano i tuoi respiri nel piacere, mi manca il profumo della tua pelle, mi mancano le tue attenzioni, mi manca il tuo farti bella per me, mi manca un sms provocante, mi manca una canzone dedicata, mi mancano le sorprese, mi mancano le coccole, mi manca che mi pensi come io penso a te, mi manca che mi chiami con quel nomignolo stupido ma pieno di significati, mi manca fare la spesa per noi, mi manca la valigia che preparavi per noi, mi manca vederti addormentata per il viaggio, mi manca una carezza, mi manca saper tutto di te come tu sapevi tutto di me, mi manca un progetto, mi manca la donna della quale mi ero innamorato e che mi scriveva, ricambiata, del suo profondo ed eterno sentimento.
Perché, in fondo, mi manca semplicemente il tuo amore.
C’è stato un tempo in cui tutto questo c’era, e vivevamo bene insieme, ed è vero: siamo stati accecati dalla nostra passione… Ma è stato così bello che speravo di non dover mai recuperare questa vista, e che questo nostro sentimento potesse vincere e superare ogni ostacolo, proprio perché puro, esclusivo, unico.
Gli errori, i problemi, le difficoltà, tutto potevamo affrontare con l’onestà di dirsi le cose come stavano, senza tenere il piede in due staffe, senza nascondere che per te tutto ciò non aveva più alcun senso: le tue attenzioni, il tuo sentimento, e la voglia di fare quello che facevi con me, ormai erano per un altro.
Eppure sento di aver bisogno ancora di queste cose, e non posso accettare che la nostra vita scorra asettica come quella di due anziani che hanno già passato cinquanta anni insieme e non han più nulla da dirsi, e da darsi.
E invece il tempo scorre per tutti e tutto logora, ed io sono convinto di poter ancora donare amore, passione ed attenzioni a qualcuno che possa realmente appezzarle e restituirmele.
E spero, ancora scioccamente, che quel qualcuno possa essere tu, unico amore mio.

Na tazzulella ‘e cafè?

venerdì, 11 aprile 2008

caffe italianoChe per un italiano bere un buon caffè all’estero sia una rarità, non è un mistero. Sottolineo per un italiano perché se tutto il resto del mondo trova normale bere tazzoni annacquati dal vago colorito bruno, e noi siamo gli unici al mondo ad attuare la “prova dello zucchero” (il quale deve inabissarsi dolcemente e lentamente, nevvero) per testarne la qualità prima ancora di assaggiarlo, evidentemente sono i nostri gusti a costituire “eccezione”. Per fortuna, aggiungo io.

Quanti di noi viaggiando all’estero hanno mai degustato (ché noi lo degustiamo, mica lo beviamo il caffè) un caffè degno di essere così chiamato? Certo, a cercar bene, con un po’ di fortuna, magari si riesce persino a scovare un localino italiano (= gestito da italiani, nota bene) che ricorda ancora come si faccia il caffè italiano, oppure un autoctono super chic che, una tazzina si una tazzina no, è capace di soprenderci. A cifre spaventevoli naturalmente.

A Praga per esempio esiste un barettino, proprio lungo la strada del mercato, che fa un ottimo caffè, alla modica cifra di 7 euro a tazzina; dopo giorni di astinenza da caffè, un italiano in vacanza (e a Praga ce ne sono veramente tanti) 7 euro per un caffè li paga, oh se li paga. Siamo o non siamo un popolo di viziosi? Lo siamo, lo siamo. E all’estero lo sanno bene. Eccoteli i 7 euri, dammi quel benedetto caffè e possano tornarti in lassativi, dannato ladro.

Ebbene oggi mi capita tra i feed questa notizia e non posso fare a meno di pensare che la colpa deve essere anche un po’ nostra. Insomma ragazzi, smettetela di sorridere mentre dite “questo caffè è una merda” nei bar e nei ristoranti all’estero, che poi quelli ci prendono sul serio.

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domenica, 30 marzo 2008

Questo è il primo, spero di una lunga serie, video realizzato con il mio Adobe Premiere Elements nuovo di pacca! Si tratta di un random fotografico estratto dai viaggi fatti in questi ultimi due anni circa, accompagnato da una splendida “Just the two of us”.

Può anche non fregarvene una cippa, ma il blog è mio, e pubblico quel che dico io. Così, giusto per dire.

INTERVALLO

mercoledì, 23 gennaio 2008

 

 

Una carrellata di foto da Malta

(nonché il mio primo tentativo di montaggio video)

Parigi: riflessioni ed interrogativi.

lunedì, 26 novembre 2007

Ma chi l’ha inventata questa storia della “città dell’amore”?

Parigi mi è sembrata piuttosto la città della sporcizia. Per strada non ci sono semplicemente le cartacce, no; ci si trova di tutto, dai tappetini alle tende del bagno, dalle pozze di piscio (in alcune zone anche ogni due metri) agli sputi di catarro.

I cartoni e le coperte dei clochard sono il male minore, se non altro hanno un loro perché più che comprensibile.

E’ una grande città, direte voi, è nomale. Normale un corno, invece. Siete mai stati a Londra?

Anche Londra è una grande città, solo che lì non hai la sensazione che qualcuno possa accoltellarti alle spalle da un momento all’altro nemmeno se cammini di notte per vie secondarie poco frequentate. Parigi sembra una Londra parecchio degradata.

 

Persino agli Champs-Elysées, che per inciso, non sono nulla più che un vialone illuminato in cui pullulano negozi costosissimi delle maggiori aziende mondiali, persino li, dicevo, trovare una panchina su cui sedersi senza poi doversi cambiare è arduo. Certo, il quartiere latino e Montmartre sono un’altra cosa, ma parliamo di “due zone due sulla totalità”: un po’ pochino per eleggere Parigi a città simbolo dell’amore romantico.. Siete mai stati a Praga?

 

Ad ogni modo,  ho mangiato come un dio. E i profiteroles, tutti ricoperti di cioccolato NERO mi hanno commosso (in Italia, non so bene perché, è difficile che siano neri, sono per lo più marrone pallido ) tanto che ho voluto fotografarli, a futura memoria.

 

Inutile dire che il Louvre e il D’Orsey sono spettacolari, anche se non possono bastare poche ore per vedere tutto. Il Louvre, poi, sarebbe bellissimo anche vuoto.

Comunque, viaggiare per me è sempre entusiasmante; Parigi non è poi quel gioiello che si dice, ma sfatati miti e leggende  val bene un fine settimana da spezzare le gambe e piegare la schiena, per vederla con i propri occhi. E consolidare la convinzione che l’Italia sia il paese più bello del mondo.

 

Qui di seguito una chicca. Una foto scattata in metropolitana.

In caso di emergenza..