Articoli marcati con tag ‘vacanze’

Tutti al mare

martedì, 8 luglio 2008

mare calabria

Tropea, Calabria: acqua limpida e cristallina

La classifica annuale delle Bandiere Blu, conta il maggior numero di spiagge in (nell’ordine) Toscana, Marche, Liguria ed Abruzzo in base ad alcuni criteri che non riguardano solamente la qualità dell’acqua, ma anche la gestione ambientale, i servizi offerti e la sicurezza. Insomma vince chi offre più divertimento e comodità, chi ha gli stabilimenti balneari più fighi, chi più fa girare soldi. Anche se il mare (che, vorrei ricordarlo, è l’ acqua dal bagnasciuga in poi) è sporco. Come dire: ti servo un piatto di merda, ma su un piatto d’argento. Vuoi mettere.
Ora, partendo dal presupposto che conosco i mari di cui parlo (eccezion fatta per le Marche), voglio ammorbidire i toni, e dire che, si, effettivamente i servizi sono importanti, molto importante la gestione ambientale, importantissima la sicurezza, e le regioni di cui sopra hanno, qua e là, qualche spiaggetta meritevole anche per la bellezza del mare. Ma io ho trascorso 20 anni della mia vita in Calabria. Per vent’anni ho fatto il bagno in acque che l’adriatico e la versilia si sognano. E se c’è davvero qualcosa che mi manca della Calabria lasciata ormai da sette anni, è proprio il suo mare. Il mio mare, in questo caso. Limpido, azzurrissimo, pulito. Quello in foto, per intenderci.
Il giorno in cui la Calabria riuscirà a riemergere dallo stato di abbandono turistico (in questo caso) in cui versa attualmente, non avrà bisogno di altre risorse economiche per arricchirsi (oltre che portare più ricchezza a tutto il paese), e vincere tutte le bandiere blu che oggi, per incuria e cattiva amministrazione (regionale, ma non solo) non ha, nonostante sia dotata di una ricchezza naturale che chi non conosce, non può immaginare.

Photo by tropeaholiday

Na tazzulella ‘e cafè?

venerdì, 11 aprile 2008

caffe italianoChe per un italiano bere un buon caffè all’estero sia una rarità, non è un mistero. Sottolineo per un italiano perché se tutto il resto del mondo trova normale bere tazzoni annacquati dal vago colorito bruno, e noi siamo gli unici al mondo ad attuare la “prova dello zucchero” (il quale deve inabissarsi dolcemente e lentamente, nevvero) per testarne la qualità prima ancora di assaggiarlo, evidentemente sono i nostri gusti a costituire “eccezione”. Per fortuna, aggiungo io.

Quanti di noi viaggiando all’estero hanno mai degustato (ché noi lo degustiamo, mica lo beviamo il caffè) un caffè degno di essere così chiamato? Certo, a cercar bene, con un po’ di fortuna, magari si riesce persino a scovare un localino italiano (= gestito da italiani, nota bene) che ricorda ancora come si faccia il caffè italiano, oppure un autoctono super chic che, una tazzina si una tazzina no, è capace di soprenderci. A cifre spaventevoli naturalmente.

A Praga per esempio esiste un barettino, proprio lungo la strada del mercato, che fa un ottimo caffè, alla modica cifra di 7 euro a tazzina; dopo giorni di astinenza da caffè, un italiano in vacanza (e a Praga ce ne sono veramente tanti) 7 euro per un caffè li paga, oh se li paga. Siamo o non siamo un popolo di viziosi? Lo siamo, lo siamo. E all’estero lo sanno bene. Eccoteli i 7 euri, dammi quel benedetto caffè e possano tornarti in lassativi, dannato ladro.

Ebbene oggi mi capita tra i feed questa notizia e non posso fare a meno di pensare che la colpa deve essere anche un po’ nostra. Insomma ragazzi, smettetela di sorridere mentre dite “questo caffè è una merda” nei bar e nei ristoranti all’estero, che poi quelli ci prendono sul serio.