Articoli marcati con tag ‘shakespeare’

Riempitivi

sabato, 28 marzo 2009

Lunedì 30 Maggio 2005

Vagoni di un treno in ritardo odorosi di urina sono il modo peggiore per rientrare a casa. Il sole rimane fuori, e il calore all’interno trapassa gli elementi e sollecita le evaporazioni. Odore stantio, aria tumefatta e Trenitalia che si scusa per il disagio. Ripasso l’esame di qualcun altro, mentre invidio privatamente il 30 e lode che io non ho ancora conquistato. Non so quale processo logico trasformi pensieri fatti di occlusive palatali sorde geminate in forme pensierose non meglio identificate : “chi siamo..da dove veniamo” ma soprattutto quando parte questo schifosissimo treno? Digressioni su digressioni e poi di nuovo occlusive bilabiali sonore.
Avete idea di quante cose facciamo contemporaneamente per pronunciare una misera [b] ?

Fortuna che ho il mio vecchio blog da cui attingere, quando cado in crisi espressiva. Questa cosa qui la scrissi in treno, nel periodo in cui lavoravo e studiavo contemporaneamente. Nello specifico, preparavo l’esame di linguistica.
Uno dei libri più romantici che abbia mai letto dopo Shakespeare, per altro, quello di linguistica.

I sogni son desideri, dì felì cità

martedì, 24 febbraio 2009

Nel V° atto del Re Lear, Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi, Shakespeare, per annunciarne la fine scrive “muore”. Tutto lì, niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale, “muore”. Ci voleva Shakespeare per inventare “muore”! Tutte le storie, anche quelle che amiamo, prima o poi hanno una fine, ma è proprio perché finiscono, che ne può cominciare un’altra! Dobbiamo affrontare il futuro, qualunque cosa possa accaderci, con determinazione gioia e molto coraggio!

E’ che a me le favole piacciono ancora come quando ero piccola! Ogni volta che mi capita di vedere un film come “Mr Magorium e la bottega delle meraviglie“, vado in brodo di giuggiole e per tutta la durata del racconto riesco a convincermi che le fate esistono, che il bene trionfa sempre sul male e che l’amore vince su tutto, come l’asso a briscola. Mettici poi che questo qui mi cita anche Shakespeare con grazia e devozione, e l’involuzione all’età dell’innocenza è completa. Knock out, caput, andata.

Perché in fondo l’ottimismo dei buoni sentimenti mi stordisce: tutto questo credere nella gioia, nel futuro migliore, nella pace nel mondo, nei Big Mac  senza cetriolini, in fondo, dicevo, mi rende migliore. Almeno per tutta la durata del film. E allora mi sento libera di commuovermi e di amare tutti come me stessa – che in quel momento mi amo tantissimo, perché sono buona – ascolto beata la favola e rido, rido, dentro e fuori, sopraffatta da uno stato di grazia  catatonico durante il quale familiarizzo con Biancaneve, discuto con Topolino, e osservo felice Cecco Angiolieri e la piccola fiammiferaia vagare liberi per il teatro Ariston. Praticamente una drogata, sì. Ma animata dalle migliori intenzioni.

1° Agosto

venerdì, 1 agosto 2008

Romeo e Giulietta, quante volte l’avrò riletto: sette, otto, non lo so più.
La prima volta credo avessi si e no 15 anni: piena tempesta ormonale. Le prime cotte, le prime delusioni, e tutto ciò che comportano le prime scoperte su quel terreno angusto, malefico e sublime al tempo stesso che è l’amore. E quel libro, è diventato la mia bibbia sentimentale già dalla prima volta perché mi ha incantato; e mi ha rovinato per tutti gli uomini a venire nella mia vita rendendomi una pesantissima scassapalle romantica che vorrebbe decantar strofe a colazione al bar ed ammirar tramonti dopo la spesa all’iper. Per dire.
Del resto cos’ho io, meno di Giulietta.

Ma torniamo al libro.
Mi è rimasto talmente spalmato dentro che oltre a conoscere a memoria i brani che amo di più, tutti gli anni, il primo di agosto, mi salta in mente il compleanno di Giulietta Capuleti e la voglia di farle gli auguri. Naturalmente con le parole del suo Romeo:

s’io profano della mia mano indegna codesta santa reliquia, il peccato è soltato gentile, e le mie labbra, due pellegrini compresi di pudìco rossore, son qui pronte a render più molle, per un tenero bacio, il ruvido loro tocco.

Shakespeare rimane, per me, il padre delle poesie d’amore più belle.

Equazioni temporali

mercoledì, 23 luglio 2008

Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano.
(W. Shakespeare, Molto rumore per nulla; XV sec d.C.)

Son tutti froci, col culo degli altri.
(tal dei tali, XXI sec d.C.)

My personal tribute

mercoledì, 23 aprile 2008

William Shakespeare
23 aprile 1564, 23 aprile 1616. Ed oltre.

Non dolci baci l’aureo sole sparge
sulle stille di rosa mattutina
quanto i tuoi occhi in freschi raggi accendono
la notte rugiadosa alle mie guance.
Né luna argentea tanto lucente
in seno a liquido abisso risplende
quanto risplendi tu nelle mie lacrime.
Tu brilli in ogni lacrima che piango;
e ciascuna è un cocchio che ti porta.
Tu cavalchi trionfante la mia pena.
Le mie lacrime gonfie di dolore
ti mostreranno la tua stessa gloria.
Ma non amar te stessa, o delle lacrime
farai specchi; e ancor più dovrò piangere.
mia regina, dire quanto vali
non sanno lingue, o pensieri, mortali.
(da “Pene d’amore perdute, W. Shakespeare.”)

Ecco, cose così, mi mandano in estasi.
E’ un bel giorno per goderne.

La mia Mecca

mercoledì, 20 febbraio 2008

piazza grande

 

“Esiste una storia nella vita di tutti gli uomini” recitava Shakespeare.

La mia storia è indissolubilmente legata alla città di Arezzo; è la città che ha segnato il mio passaggio all’età adulta. E’ la città che ha segnato il mio passaggio all’autonomia. E’ Arezzo, la madre della persona che sono oggi. Degli amori che moriranno solo quando morirò io.

Arezzo è la città che ha fatto da palcoscenico alla mia vita nei momenti cruciali, quelli veramente indimenticabili, quelli che più sento somiglianti a me. Quelli che attraverso di lei io non perderò mai. I vicoli, il brusio di fondo, il folclore, le fiere, i costumi, le voci.

Arezzo è la mia visione più concreta, il mio tempio di forza. Arezzo mi ricorda chi sono, mi rincuora, mi conforta, mi abbraccia. Mi ama. Ed io amo lei. E’ la mia migliore amica, Arezzo, quella che se anche tutto crollasse, lei sarà li per me. Sempre.  E’ il mio grande amore Arezzo, quello che potrebbe esplodere il mondo, ma lei sarebbe sempre forte e brillante. E’ la parte migliore di me Arezzo.

L’inizio, il baratro, il rifugio, il porto sicuro. La mia casa immaginaria e reale.

Distruggete il mondo, bruciate le case, profanate le tombe.

Arezzo custodirà la mia essenza.

Per sempre.

Oh Romeo Romeo!

venerdì, 16 novembre 2007

“(un nome) Non è una mano, né un piede, né un braccio,
né una faccia, né nessun’altra parte
che possa dirsi appartenere a un uomo.

Ma poi, che cos’è un nome?…

Forse che quella che chiamiamo rosa
cesserebbe d’avere il suo profumo
se la chiamassimo con altro nome?”

 

Mia cara Giulietta,  comprendo le tue  ragioni, e ti capisco..

Ma metti che quel birbaccione di Romeo (passami l’affettuoso appellativo) , quella sera sotto il tuo balcone ti avesse chiamato “Rosalina”, e tu sai a chi mi riferisco, sicura sicura che saresti ancora della stessa opinione?

“Ah Romeo!” – sospiri tu continuamente.. “Romeo, Romeo!”

Romeo-Romeo invece, tesoro caro, non ti chiama per nome. No.

Per tutto il tempo usa allegorie, che tra l’altro non sono nemmeno sue, se le fa scrivere da uno che dicono sia parecchio bravo per queste cose. Romantico eh, per carità, ma mai che pronunciasse il tuo nome anagrafico..

“ angelo di luce, mia signora, cara santa, bella fanciulla”, mai per nome tesoro. Mai.

Ecco, fossi in te, qualche domandina  me la farei angelo mio…

E, dopo, mi domanderei di nuovo se davvero un nome è così poca cosa, mia cara Rosalina.. OPS Giulietta..