Torna la nostra rubrica Parlami d’amore, e stavolta a scrivere è un uomo. Le righe di hermansji trasudano d’amore dall’inizio alla fine, un amore accorato, nostalgico, totale.
Lunedì, 20 Ottobre 2008
Mi torna in mente, sì ma cosa? Forse il giorno che hai smesso di cambiare il colore dei tuoi capelli e neppure ci frequentavamo. Hai dato retta a me perché mi piaceva il tuo colore vero. Ma che giorno era? Con le caldarroste nel cartoccio e Roma che non sembrava così infantile. Forse avevo già scritto una poesia per te mentre ero di ritorno in Abruzzo.
Mi torna in mente, sì ma cosa? Quando ti baciavo piano su una panchina, tu avevi i brividi e sfuggivi ma poi non scappavi mai. Così quando si è fatta l’ora di andare via, mentre ti riaccompagnavo sotto casa, mi hai detto all’orecchio che avevi bisogno di una doccia fredda. Ci siamo abbracciati e c’era il rumore del traffico, ma a me importava solo di percepire il battito del tuo cuore. Ricordo di aver pensato che forse erano vere tutte quelle storie ricamate attorno all’amore, io che ho sempre detto che chi ne parla alla fine non l’hai mai conosciuto.
Mi torna in mente, sì ma cosa? Quando mi urlavi contro e piangevi, sembrava che l’avermi incontrato fosse stato uno di quegli sbagli che non ti fanno più dormire. Sbattevi i piedi come in quelle scene già vissute da qualche parte, forse perché in tutte le famiglie prima o poi si scivola in qualcosa e non si può scegliere d’amare senza impattare nell’attrito del dolore di vivere.
Mi torna in mente, sì ma cosa? L’odore che avevi appena finito l’amore, quando mi hai detto che forse eri incinta. Io ti ho guardato innamorato e sorridevo, ma tu mi hai respinto e sono rimasto seduto all’altra sponda del letto senza capirti.
Mi torna in mente, sì ma cosa? Non lo so più, forse che quando bussa l’amore porta con sé anche le valigie. Potrebbe anche avermi scritto prima di partire, ma la sua lettera non mi è mai giunta. E allora pensi ad una tortora che, in uno di quei giorni dispari che fanno meno male al cuore, ha ritrovato il foro nel muro da cui era entrata.








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