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Ho voglia di parlare d’amore

mercoledì, 21 maggio 2008

Ho voglia di parlare d’amore.
L’amore inteso come alchimia, come incantesimo che spinge due persone l’una verso l’altra; l’amore romantico.
Un mio professore universitario, qualche anno fa, introducendo la sua lezione su Catullo definì l’amore più o meno cosi:

ciascuna esistenza umana concreta non è altro che un sistema. Un sistema psichico, che in fase di apertura comunicativa stabilisce un rapporto di fusione, comunicativa giustappunto, con un altro sistema psichico, anch’esso aperto in quel momento alla comunicazione. Pare che questa fase racchiuda e manifesti al contempo, nell’atto relazionale, primordiali e intrinseci bisogni emotivi genitoriali. L’intimità fisica, legata alla nostalgia delle carezze della madre, o del padre, e il consequenziale senso di protezione che ne derivava, nonché il desiderio di possesso esclusivo della stesso, pare siano l’epicentro di tale fenomeno, destinato comunque a dissolversi in breve tempo. Due sistemi psichici, infatti, rappresentano due infiniti e complessi universi emotivo-caratteriali a sé stanti, ragion per cui è altamente improbabile che la comunicazione rimanga aperta e prolifera, per un tempo tendente all’infinito.

Razionalmente, forse, è difficile dargli torto. Razionalmente.
Ma ho detto che voglio parlare d’amore. Dimenticate ciò che ho appena scritto. E dimenticate anche voi l’orrore che questa triste analisi mi procura.
L’amore non è mai razionale, né tanto meno ragionevole. Può essere ragionevole una scelta, può essere ragionevole una disamina, può essere razionale un processo logico, e due persone che si amano possono compiere scelte, certo, compiere disamine, certo, attenersi alla logica, si. Ma l’amore è altro.
Due persone che si amano possono contare i loro averi e decidere, in tutta ragionevolezza, se acquistare o meno quella determinata cosa. C’è amore in questo? Probabilmente no. Probabilmente ogni contingenza che la vita propone, nella sua quotidianità, non ha nulla che somigli all’amore. L’amore va ricercato piuttosto nella complicità di quello sguardo, mentre la cassiera batte uno scontrino lunghissimo, che ricalca inchiostro, cifre, e pensieri che scorrono all’unisono: le cosiddette “piccole cose”. Chi crede più alle piccole cose?
L’amore non è un contratto. L’amore non è una promessa, seppur condita di belle parole, con scadenza a termine rinnovabile. Eventualmente rinnovabile. No.
E’ piuttosto musica. O adrenalina. O estasi. O follia, agli occhi degli altri. Di tutti gli altri.
E’ una fatina che ti fa sussultare mentre ti sussurra in un orecchio, l’amore. E’ un calore forte, improvviso e insistente che corre all’impazzata sotto pelle, appena sotto pelle, l’amore. E’ quel sorriso che ti si stampa in volto, senza che tu te ne accorga, per una carezza al momento giusto, l’amore. E’ quell’unica, folle, certezza, che della certezza ha tutto il profumo, l’amore.
L’amore è quella molecola di te che distingui inequivocabilmente dalle altre, perché ne avverti fisicamente l’esistenza; perché pulsa, perché brucia, perché preme, e spinge tutte le altre a farti fare cose cui non sai, né vuoi, no che non vuoi, dire di no. Malgrado la ragione, quella stupida, possa opporsi. Lei, la ragione, cosa può saperne dell’amore..

Tempo di bilanci

mercoledì, 30 aprile 2008

E’ mia abitudine, di tanto in tanto, soffermarmi ad osservare la mia vita come dall’esterno; considerare uno spazio di tempo più o meno significativo e analizzarne l’andamento.
Riflettevo sul fatto che ho ormai quasi trent’anni. Si, è ufficiale, sta diventando il mio chiodo fisso, e scritto a lettere – trent’anni – pesa anche di più. Riflettevo sul fatto che effettivamente nel corso degli anni sono cambiata; non semplicemente cresciuta, ma proprio cambiata. Riflettevo sul fatto che sono sempre più avvezza a gestire il mio universo con un atteggiamento pragmatico, composto, razionale. Riflettevo sul fatto che ho limato nel tempo quella porzione di me più introspettivamente “patetica”, nel senso greco del termine, arrivando, oggi, quasi a vergognarmene, ad esempio rileggendo il mio blog più datato. E non solo per l’uso spropositato di k e la totale incuria nel gestire virgole e spazi. Riflettevo sul fatto che probabilmente ho trascurato di proposito, spinta da errate associazioni, quel mio modo di essere. Inconsciamente, ma di proposito. Riflettevo sul fatto che con ogni probabilità invece, era proprio quella, la parte migliore di me.

citazione del giorno:
“Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore.. sono queste le cose che ti tengono in vita.”
John Keating (L’attimo fuggente)