Articoli marcati con tag ‘partenopeo’

Quelle cose un po’ così

mercoledì, 9 aprile 2008

Devo ricevere e fare accomodare un rappresentante nell’attesa che il capo lo raggiunga nel suo ufficio. Si presenta un signore di mezza età – piacere, sono tizio - con fare garbato, composto, professionale. Gli sorrido – prego si accomodi, il signor capo arriva subito - e insieme alla stretta di mano: – ma lo sa che ha un colore degli occhi accecante – molto old style, per nulla piacione, e poi potrebbe essere mio nonno – grazie, si sieda pure, avviso che è arrivato – spocchiosa, mi defilo per avvisare. L’attesa si prolunga, torno di là con un cestino di cioccolatini e non si è ancora seduto, sta educatamente impalato ad aspettare – questione di qualche minuto, ma prego si accomodi, gradisce un cioccolatino? – finalmente si sente in diritto di sedersi – no, grazie, lei è molto dolce, ma mi dica, di dov’è? - eccola la domanda che mai mi si dovrebbe fare. Per tutti è una domanda semplicissima, ti si chiede di dove sei, rispondi son di qui o di là. Io no. Se commetti l’errore di chiedermi “di dove sei” mettiti comodo perché: io sto qui ma non sono di qui, vengo da lì, ma in realtà sono nata là, e però anche se mia madre è di là mio padre invece è di lì, comunque non sto più né li né là, ma qua. E così via. Praticamente una tragedia greca. Ebbene dopo alcuni minuti di pantomima, viene fuori che tizio è napoletano, come mio padre – allora sua madre è una donna felice - evviva il patriottismo partenopeo – perché vede, i napoletani sono persone allegre, prendono la vita con poesia, scrive anche suo padre? me ne dica unalo so, la colpa di tutto questo come al solito è di quella domanda, quel “di dove sei”, che apre un mondo infinito di argomenti anche senza avercela, tutta la fantasia di questo tizio; posso rispondere sull’Umbria? – beh allora gliela dico io, una poesia. L’ho scritta io - Senza il minimo imbarazzo, inizia a poetare, e prosegue incurante del fatto che nel frattempo è arrivato il capo; tutta la poesia, tutta in napoletano, recitata con fiero e sobrio ardore.
A me.
Ed era anche bella.
Invidiatemi.
ché c’ho gli occhi accecanti, c’ho. tzè..