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L’ora di religione

giovedì, 7 agosto 2008

Facoltativa? Ma neanche per idea.
Mi domando come mai, oggi, sia ancora argomento di dibattimenti: l’ora di religione a scuola dovrebbe essere obbligatoria.
Non inorridire, mettiti seduto e parliamone.
Le religioni del mondo sono tantissime e condizionano usi, costumi, mentalità, morale, tradizioni, storia, guerra, pace e chi più ne ha più ne metta delle varie aree della terra, sia prese singolarmente, sia considerate nel loro relazionarsi. Giusto? Giusto.
Ora, partendo dal presupposto che il catechismo (parlando da italiana), chi lo desidera, lo fa in chiesa alla domenica, e che la scuola è un’istituzione laica con il compito ben preciso di offrire conoscenza, io voglio capire perché a scuola dovrebbe essere facoltativo studiare una materia tanto importante quanto la religione.
Per capirci: tu, scuola, hai il dovere di rendermi una persona quanto più possibile colta, e capace di discernimento, non fedele a questa o quella religione. Tu, scuola, non dovresti proprio entrarci nella mia sfera personale religiosa, perché così come non puoi decidere se sarò di destra o di sinistra, non puoi decidere che sarò cattolico piuttosto che musulmano. Il tuo compito è quello di fornirmi un quadro completo, quanto più possibile obiettivo ed imparziale, ma completo. Dopo di che starà a me, forte di quelle conoscenze, decidere se credere a cosa. Giusto? Giusto.
Allora spiegami per quale cacchio di motivo dovrei studiare solo la religione cattolica in quella stramaledetta ora di religione!
L’ora di religione facoltativa è un’occasione persa di conoscenza delle culture altre, quelle di cui non possiamo essere imbevuti fin dalla nascita proprio perché parte di realtà lontane da noi, o comunque diverse dalla nostra; io voglio e devo sapere perché i testimoni di geova non festeggiano i compleanni; io voglio e devo sapere perché i musulmani non mangiano la carne di maiale; io voglio e devo sapere perché i kamikaze si abbattono sulle torri gemelle (politica e terrorismo a parte).
Il fatto è che siamo degli idioti. E gli idioti è più facile controllarli.
Io sogno un’ Italia con l’ora di religione obbligatoria, al pari della storia, della geografia, e della letteratura e, al pari di quelle, fatta di saperi, e non di dogmi; e che siano questi provenienti dall’italia, dall’africa, dal burundi e dal mozambico.
Non si tratta di rispetto per le altre culture o antirazzismo, ma di puro egoismo: io, voglio conoscere il mondo che mi gira sotto i piedi ed imparare a muovermi su di esso nel migliore dei modi possibile, cioè da persona libera.

Stasera ho scoperto che in Serbia il natale si festeggia il 7 gennaio, e che lì, la madonna, non è affatto vergine. E nessuno la considera una bestemmia.

Così, giusto per fare un esempio.

Del perché vorrei un figlio

sabato, 26 luglio 2008

C’è chi fa figli per moda. Chi perché “arrivano”, e davanti al fatto compiuto è difficile dir di no. C’è chi i figli li fa perché è così che sua madre, o suo padre, o tutt’e due, gli hanno insegnato dev’essere, per reputarsi un uomo (donna) realizzato (realizzata).

Io no. Io vorrei un figlio, o una figlia, il sesso non è un particolare importante, perché amo talmente tanto la persona con cui vivo che non so immaginare una “ciliegina sulla torta” della mia felicità amorosa, più significativa ed emblematica di un figlio insieme. Io vorrei un figlio perché mi sento così piena di ideali compresi, di valori da tramandare, di esperienza da trasmettere, di amore ed emozioni acquisiti e conquistati nel corso della mia esistenza, da considerarli un patrimonio troppo prezioso e ricco perché vada disperso “senza infamia né lode” come fossero una qualunque, delle banali, ed insignificanti conquiste che tutti possono fare nel corso della propria esistenza. Come se anche la mia, quindi, fosse un’esistenza qualunque, insignificante e banale.
Io, vorrei un figlio perché già lo amo, quel figlio, quando sbadatamente mi capita di pensare a cosa io farei, se avessi un figlio, per quel figlio.

Non voglio chiamarlo istinto materno; non so nemmeno se ce l’ho, quel fantomatico istinto. Io, così impulsiva, così passionale, così istintiva, così bambina io stessa; così attaccata alla vita, e che sia intensa, anche quando questa fa di tutto per convincerti che noi, ammassi di cellule umane, siamo solo comparse in un tempo indefinito ed infinito di eventi troppo complessi e incontrollabili, più grandi di noi, ed imprevedibili, per arrogarci il merito, o demerito che sia, di uno soltanto degli innumerevoli accadimenti che si rincorrono. Inesorabili, imprevedibili, inaspettati.

Mi sento già in ritardo sulla tabella di marcia per il ruolo di madre. Ma, mio figlio, io lo amo da sempre e mi manca ogni giorno, quando osservo il mondo che scorre davanti ai miei occhi, ed al contempo immagino quello che vorrei.