Articoli marcati con tag ‘meme’

BLUG BLOG KLAN – mi invitano, vi invito

lunedì, 14 luglio 2008

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e fai girare l’invito

ciao

Per festeggiare la prossima riapertura di BlogBabel e, al tempo stesso, fare tanti auguri per il suo secondo compleanno! Vi siamo mancati eh?

Autoreferenzialità indotta

sabato, 12 luglio 2008

Fa caldo, il sole splende, l’estate annebbia la creatività (di chi ce l’ha, s’intende), e il mondo dei blog rallenta, si intorpidisce, si arrotola su sé stesso.
Praticamente la scusa ideale per dar sfogo ad un po’ di cruda, schietta, compiaciuta e tipica dei blogger (ma meglio camuffata nella stagione fredda), autoreferenzialità. Ed io ci sguazzo, ovvio.
In realtà avevo deciso di contenermi, di mantenere un’inflessibile compostezza, ma poi ho letto questo, ed allora mi son detta: Anch’io! Anch’io! Anche io voglio ringraziare chi ha speso due parole lusinghiere per me!
Perché, non ci si crede, lo so, ma ben tre persone mi hanno inserita nella loro lista di “premiati per arte e creatività”, con queste bellissime parole:

Sottolanevepane scrive:
Teiluj, che riesce a trasferire la sua carica vitale anche nell’articolo “il” (con “un” ha qualche difficoltà in più) ed ha un blog spumeggiante.

emmart scrive:
Teiluj, perché il suo blog è un’esplosiva miscela di fuffa – e per questo l’adoro.

IlSalvagente scrive:
il blog di Teiluj perchè trovo che sorriso e ironia siano la base di partenza per una vita più serena, positiva e felice.

Ed io, ne sono felice!
(Anche perché batto Rick per 3 a 1, e scusate se è poco!)

Un’immagine vale più di mille parole

domenica, 6 aprile 2008

Ve lo dico subito: è un meme. E però l’idea (appresa da catepol) mi è piaciuta assai perciò aderisco e rilancio volentieri. Si tratta di rispondere a 16 domande con un’immagine, la prima che google images offre digitando esattamente quella che è la nostra risposta. Solo un’immagine, niente parole. Queste le mie: (continua…)

Sette Segreti

mercoledì, 5 marzo 2008

In realtà questo meme (il termine sarà anche più trendy, ma sempre catena di sant’antonio è) gentilmente offertomi da paz, era già arrivato da queste parti sotto un’altra forma, ma dal momento che parlare di me non mi stanca mai, e che nella versione giuntami all’epoca i punti da illustrare erano solo 5, e che oggi non ho argomentazioni migliori, beccatevi I miei sette segreti:

  1. Sono un uomo. Ok, non è vero, però suonava bene.
  2. Odio le donne. Cioè, non è che proprio "le odio".. diciamo che nutro nei loro confronti un forte pregiudizio a causa della mia forte repulsione per taluni atteggiamenti che, fortemente, disconosco come caratteristiche associabili all’intero genere femminile di cui io stessa faccio parte. Questa la versione diplomatica. Per dirla in maniera più rurale, fino a prova contraria, le donne mi stanno maschilisticamente sullo stomaco, e nel migliore dei casi la loro compagnia mi annoia profondamente. Con rarissime (e perciò splendide) eccezioni.
  3. Sono gelosissima. Ma lo nascondo bene o almeno ci provo, un po’ per buon senso, un po’ per orgoglio. Ciò che è "mio" non si tocca, ed anche solo uno sguardo di troppo, con troppo trasporto, può provocarmi un malessere che oserei definire fisico, nonostante cerchi in ogni modo di reprimerlo. Questo vale, naturalmente, solo per cose e/o persone cui tengo particolarmente.
  4. All’età di 14 anni, quando per la primissima volta, anziché andare a scuola, rimasi a bighellonare in compagnia di quella che ebbe l’onore di "iniziarmi" al rito del saltare la scuola, mi feci beccare dagli addetti alla sicurezza della Standa ad infilare nello zaino ciprie fiocchi e rossetti. Ci portarono entrambe in un ufficio, e mentre la mia compagna di classe ostentava un’aria da criminale esperta di fronte alle intimidazioni dei suddetti a vuotare il sacco, io inscenavo quella che ricordo come la mia più convincente scena di pianto, al fine di intenerire gli "adulti" che minacciavano di avvisare mamma e papà, scatenando così le mie peggiori fantasie suicide per la vergogna. Fu il mio primo ed ultimo furto, oltre che una delle mortificazioni più pesanti della mia vita.
  5. Dormo ancora volentieri col peluche, se da sola. Quindi ormai molto raramente, e per lo più in caso di malesseri "ante-noctem". Dormire da sola non mi piace, non mi è mai piaciuto.
  6. Una volta ho cresciuto una piantina di marijuana in casa. E tenuto conto del fatto che le piante, tutte in generale, solitamente muoiono solo se le guardo, è pure un evento speciale.
  7. La metà delle visite sul mio blog, è frutto dei miei effecinque.

Questo è quanto. Non passo la catena a nessuno, ché oggi mi sento buona.

SCIOPERO contro le catene di Sant’Antonio!

lunedì, 7 gennaio 2008

Si, avete capito bene, oggi faccio sciopero! Perché va bene che ogni tanto un blogger medio come me debba essere costretto a continuare una delle solite, innumerevoli, odiose, fottute catene di sant’Antonio, solo per far piacere ai propri lettori, perché non si debbano mai sentire snobbati, ma quando è troppo è troppo! Questa volta Novecento passandomi questa ha segnato il limite, perché è in assoluto la più insulsa, stupida e insignificante tra le più stupide, insulse e insignificanti catene che mai mi furono passate! Perciò io mi rifiuto, si si, mi rifiuto di proseguire e spezzo la catena, ZAC! Ecco; succeda quel che deve succedere, non sono mica superstiziosa, IO! E già che ci sono, lasciatemi DIRE che non se ne può davvero più di leggere catene sui blog, e che diamine! Possibile che non abbiate niente di meglio da scrivere? Che ne so, una recensione al mio blog, per esempio, o se proprio non avete niente da dire, FATEVI un giretto con gli amici, o con la morosa, ché non è mica obbligatorio bloggare proprio tutti, tutti i giorni! Prendete esempio da me, che oggi vi dimostro di che stoffa son fatta opponendomi al sistema-catene, sarò coraggiosa?! E non ci provate nemmeno ad intimorirmi dicendomi che mille mali mi coglieranno, io me ne infischio, ci rido sopra: ah ah! Piuttosto che piegarmi ancora a questa tirannia da quattro soldi, che ha presa, diciamolo, solo sui poveri di spirito, BACEREI il culo al mio furetto (dio l’abbia in gloria) Se fosse ancora con me!

Perciò, fate tesoro di questo messaggio che VI LASCIO, ribellatevi, siate coraggiosi, ché la sfiga non esiste.. e se anche ci fosse, si può sempre tentare di prenderla per il culo..

La catena più faticosa della mia vita da blogger

giovedì, 18 ottobre 2007

Dieci canzoni, in ordine sparso, che avrei voluto scrivere io tanto mi somigliano (in un modo o nell’altro).

Onorano l’ennesima simpatica catena, passatami stavolta dalla cara amica UnaBlasfema, che mi ha fatto sudare neanche fosse un lavoro per mettere insieme questo post:

1) Il sogno di Maria – Fabrizio De André [video]

Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d’ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena

2) Quanto t’ho amato – Roberto Benigni [video]


Quanto t’ho amato e quanto t’amo non lo sai
non l’ho mai detto e non te lo dirò mai
nell’amor le parole non contano conta la musica

3) Giro in si – Daniele Silvestri [scaricatevela]

Potevi usare parole migliori
potevi dire “non va così”
io volevo regalarti solo accordi maggiori
e invece hai scelto un giro di si


4) Teardrop – Massive Attack [video]

Gentle impulsion
Shakes me makes me lighter
Fearless on my breath

5) While My Guitar Gently Weeps – The Beatles [video]

I don’t know how you were diverted
you were perverted too
I don’t know how you were inverted
no one alerted you

6) Futura – Lucio Dalla [scaricatevela]

Il suo nome detto questa notte
mette già paura
sarà diversa bella come una stella
sarai tu in miniatura

7) Pezzi di vetro – Francesco De Gregori [scaricatevela]

Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita

8) You’re So Vain – Carly Simon [video]

You had one eye in the mirror as you watched yourself gavotte
And all the girls dreamed that they’d be your partner
They’d be your partner, and…
You’re so vain, you probably think this song is about you

9) Europa – Carlos Santana [video]

pappàpappàpa..pàpàpààààà..

pappàpappàpa..pàpàpààààà..

10) Ultimo amore – Vinicio Capossela [video]

e quando la notte è ormai morta
gli uccelli sono soliti il giorno annunciar
le coppie abbracciate son prime
a lasciare la fiesta per andarsi ad amar
la pista ormai vuota restava
lui stanco e sudato aspettava
lei per scherzo girò la sua gonna
e si mise a danzar

Chi volesse rifarla me lo dica ed io aggiungerò i nick come se li avessi nominati io

S.D. Demenza Senile

giovedì, 19 aprile 2007

Da considerarsi adesione rivista alla catena passatami a suo tempo dal cattomoderasta apostolo hubrys.

Io e quella scatola luminosa che tutti usano chiamare TV, siamo due entità appartenenti ad universi diversi. Me ne dimentico persino l’esistenza se sono in casa da sola, vivo benissimo senza, se è accesa significa che esiste un’altra presenza umana nello stesso ambiente, e anche in quel caso la mia soglia di tolleranza si esaurisce allo scadere, al massimo, dei due tempi di un film di durata media.

Tanto per dire, film che tutti hanno visto tipo Pulp Fiction, io l’ho visto solo di recente; Matrix, per dirne un’altra, non l’ho ancora mai visto; insomma non sono esattamente una “cultrice” di cinematografia, e men che meno di televisione in senso più generale. Ma dal momento che ciò nonostante sono comunque un essere umano, e divido il mio tempo con esseri umani più umani di me, qualche film nel corso della mia vita l’ho visto anch’io. E posso dire, con assoluta fermezza, che quello che più ho subìto, ancor più della trilogia del signore degli anelli (e quindi veramente stratantissimo), rimane ad oggi A.I. Intelligenza Artificiale, di Spielberg del quale ne vado a far recensione.

Dunque ci troviamo nel futuro, la gente non è libera di riprodursi quando ne avrebbe voglia, perché esiste un fortissimo problema di sovrappopolazione e quindi per accoppiarsi senza preservativo bisogna avere il permesso scritto del governo. Poi c’è una coppia tristissima perché il loro unico figlio è in coma, e per questo si sentono repressi come genitori, e siccome non possono farsene un altro perché il governo non vuole, vanno alla fabbrica dei Mecha, robot in tutto simili agli umani, e affittano un robot-bambino Mecha, tale David. Poi però il figlio in coma si riprende, e allora i due genitori modello decidono di abbandonare nel bosco il robottino, che tanto non era neanche troppo simpatico e da questo momento inizia la fase “tafazziana” del film come se fin qui non fosse stato già abbastanza patetico. Dal momento dell’abbandono unico chiodo fisso di David, il bambino Mecha, è ritrovare la mamma, quella stronza, aggiungo io, ma l’unica che David conosce, vuole farci pensare il regista. La prima ora del film, che ne dura in tutto 5 o 6, o almeno tante mi pare di ricordarne, già basterebbe, ma invece no, Spielberg si inerpica sugli specchi per il resto del film cercando evidentemente un finale che sembra non riuscire a trovare; il risultato ricorda un po’ quei librettini in cui a fine capitolo si metteva il lettore davanti a più opzioni del tipo: se vuoi che il protagonista apra la porta vai a pag 34, se vuoi che si lanci nel vuoto, vai a pagina 56. Una roba così, solo che Spielberg dopo avervi mandato a pag 34, vi fa lo stesso leggere anche l’opzione di pag 56, e per di più vi cambia la trama a sorpresa.

Dopo tre ore di film, David è ormai un misto tra Pinocchio, E.T., Pollicino, Hansel e Gretel, e Indiana Jones, tale è la quantità di patetici, nonché inutili intrecci che Spielberg riesce a partorire e a sovrapporre, e voi siete li ad autofustigarvi già da circa un’ora e un quarto, quando cioè avevate avuto il primo (e non unico) sentore che il frame successivo sarebbe stato quello del THE END. Unico effetto suspance e sorpresa del film in effetti.

L’ultimo secolo di film vi proietta in uno scenario che ormai non riconoscete più, ma non serve controllare l’adesivo sul dvd, nessuno l’ha sostituito a vostra insaputa, è solo il regista che si è incartato e non sa più come uscirne. Quando dopo dieci anni arriva la tanto attesa schermata della FINE, voi state già piangendo da due mesi invocando l’eutanasia. Per David, e per voi stessi.

La sensazione che rimane, perché il ricordo tende ad autorimuoversi, è quella di aver visto tre film diversi. Tutti e tre di merda.

Passo amorevolmente la catena, tanto per cambiare modificata, a Novecento, ChesterWilliams e campanellino, i quali potranno decidere se recensire un libro di merda e/o un flim di merda