Articoli marcati con tag ‘lettera aperta’

Parlami d’amore, Mariù

domenica, 14 settembre 2008

Cos’è: una nuova rubrica, pensata per chi ha la vocazione del cuore in giuggiole, e l’indole da inguaribile romantico/a. Una rubrica dedicata all’ammore, in tutte le sue forme, e declinato per iscritto, sotto forma di lettera.

Come funziona: scrivi una lettera d’amore, oppure rispolvera quella che conservi da anni in mezzo alle foto, nella cesta dei panni sporchi o nel cuore, ed inviamela. Penserò io a pubblicarla, con o senza la tua firma, ed a renderla immortale con un post dedicato.
Nota bene: selezionerò in prima persona la lettera d’amore, secondo criteri, dunque, del tutto personali e non oggettivi. Emozionami e ti pubblicherò, ma non rimanerci troppo male se non sceglierò te: non è un concorso letterario, ma un mio personalissimo diletto.

Chi può partecipare: tutti. Blogger e non, con lettere che si riferiscano a storie vere o inventate; lo spirito di questa rubrica vuol essere infatti condividere un po’ di sano e sempre gustoso amore per l’amore, nonché amore per le lettere d’amore, forse in disuso, forse obsolete, in questa era veloce e pragmatica di internet e del web2.0. Quel che voglio è offrire una vetrina a chi le lettere d’amore le scrive ancora, e al contempo mettere insieme una raccolta di testi, non miei, che tengano vivo in chiunque ne abbia ancora interesse il gusto di parlare d’amore, con amore. Potrete quindi firmarvi col vostro nome o con uno pseudonimo, a vostra discrezione. Ciò che catturerà la mia attenzione non sarà chi, ma cosa leggerò.

L’indirizzo è il solito: teiluj[AT]achiarelettere[DOT]com, raggiungibile anche cliccando direttamente sulla sezione scrivimi del blog.
Conto di pubblicare una lettere a settimana. So che non mi deluderete, micetti cari; scrivetemi, scrivetemi, scrivetemi!

il bello del blog

martedì, 12 agosto 2008

E’ che a volte quello che scrivi arriva a chi legge. Se sei molto bravo succede spesso, se invece sei un po’ meno bravo succede meno di frequente. Ovviamente io appartengo alla seconda categoria, perciò mi fregio del vanto di avere pochi, ma buoni lettori.

Questa breve premessa per introdurre una mail che ho ricevuto e che con piacere pubblico:

Ma sei proprio brava porca miseria!!!
E’ un piacere leggerti. Possibile che non c’è nessun direttore di quotidiani che si accorga di te e ti affidi una rubrica giornaliera? …Intanto accontetati che si accorga di te un perfetto signor nessuno come me (se ti puo’ bastare) e che ti apprezzi non solo per quello che scrivi ma soprattutto per COME scrivi. Grazie di allietare il mio tempo.
Federico.

Un grazie ufficiale mi pare il minimo che possa offrire ad un fan di cotanta portata.
Grazie Federico!

Lettera aperta a mamma e papà

lunedì, 14 aprile 2008

Son cresciuta a suon di “fagli vedere chi sei”, oppure “sei la migliore, certo che ce la farai” o ancora “non avevo nessun dubbio che ci saresti riuscita” e via dicendo.. Frasi che mi hanno accompagnato fin dall’infanzia da parte dei miei insegnanti, si, ma prima ancora e soprattutto da parte dei miei genitori.

Ricordo che quando facevo il quinto ginnasio, travolta dai dèmoni adolescenziali, mi balenò per la mente l’idea di abbandonare la scuola. Molte delle mie amiche di allora lo avevano già fatto, non mi sembrava poi così strano. Allora, ormai convinta, lo comunicai a mio padre: “ho deciso di lasciare la scuola”. La scuola non era mai stato un problema per me prima di quell’anno, per cui vacillare in due o tre materie mi pareva una ragione sufficiente per concludere la mia carriera scolastica. Ricordo ancora la faccia di mio padre alla notizia: non era arrabbiato, no. Ma così scuro in volto per qualcosa che riguardasse me, non l’avevo mai visto; ricordo perfettamente la delusione ed il dolore che la mia decisione gli procurava, perché simbioticamente li sentivo anche dentro di me. Lo avevo pugnalato. Per tutta una giornata non fece altro che parlarmi, pungolarmi, incalzarmi, ripetendomi che stavo sottovalutando me stessa, che potevo ancora farcela, perché ero io. Che dovevo ancora farcela, perché ero io. Le sue parole mi mortificarono allora, perché lo avevo ferito, perché lo avevo deluso, ed io lo amavo e lo amo ancora troppo per sopportare di esser causa di un suo dolore. Mi chiusi in camera. Piansi. Mi sentii una fallita, prima di allora non mi era mai successo. Ma le parole di papà, la fiducia di papà che avevo disatteso, continuavano a girarmi in testa (e nel cuore) e a quel punto il mio vero fallimento si era spostato dall’idea della scuola, all’idea di aver tradito papà. Ancora chiusa in camera, e ancora in lacrime presi il mio libro di antologia senza rendermi conto che avevo già cambiato idea. Papà bussò alla porta della mia cameretta, entrò, mi vide piangere sul mio libro e, serio, come si è seri per le cose importanti, ma con la voce dolce, come si è dolci con gli amori importanti, mi disse, senza aggiungere mai più altro, quel fatidico: “fagli vedere chi sei”.

Oggi sono una donna testarda e caparbia, e anche se la paura di deludere chi mi considera speciale mi accompagna come un’ombra, anche se non concepisco nemmeno l’idea di poter fallire, con tutte le implicazioni emotive che questo comporta, guardo a ciò che ho fatto. Guardo a cosa ho conquistato con le mie risorse, e sono felice. Fiera. Orgogliosa. A tratti insopportabile. Ma mi compiaccio autoironicamente della mia vanità, e rido al telefono con la mia mamma, che ancora oggi mi ripete: “certo che sei la migliore” nonostante io le ripeta che è sfacciatamente di parte, perché provo per me stessa tutto l’amore che loro, mamma e papà, provano per me.

Hanno fatto un ottimo lavoro con me, e le mie debolezze sono ben poca cosa in confronto alle mie forze. Di questo, non gli sarò mai grata abbastanza.

Lettera aperta a Babbo Natale

venerdì, 15 dicembre 2006

Caro Babbo Natale,

ti ricordi di me? Ma si, dai, sono quella bambina bionda e paffuta di circa vent’anni fa, quella che ti scriveva tutti gli anni. Non ti ricordi? Dai, come no, quella che ti aveva chiesto la casa di barbie nel 1984, e tu invece ti sei presentato con una scatola di cioccolatini. E ti ricordi l’anno successivo? Quando ti chiesi la casa di barbie e tu mi portasti ciccio bello? Nel 1986, invece, te la ricordi quella letterina in cui ti si chiedeva espressamente la casa di barbie? Era quella la mia letterina, e non c’era nessun riferimento ai lego. Nel 1987, la letterina con allegato il biglietto da visita del negozio di giocattoli in cui avresti potuto trovare la casa di barbie, te la ricordi? Anche quella, era mia. E la lettera minatoria del 1988, quella anonima in cui minacciavo di sterminarti le renne se non avessi portato la casa di barbie all’indirizzo indicato? Era sempre mia, si. Ti viene in mente adesso? Non ancora?

Allora, caro babbo Natale, siccome quest’anno ho deciso di fartelo io un regalo, quando vedrai la tua merdosa slitta colma di regali di ogni sorta, tranne che case di barbie, saltare in aria, e chiamerai il 113, sporgi pure denuncia.
Contro ignoti.

Egregio Sig. GUGOL…

mercoledì, 6 dicembre 2006

DIN!Diciamo la verità: internet è lo specchio della società odierna. E ne sono la chiara dimostrazione le liste di referrer, che voi, cari amici blogger, tutti, o comunque buona parte, spulciate quotidianamente per verificare il livello di gradimento delle vostre pagine. E anch’io, s’intende.  E voi, amici blogger, lo sapete, certo che lo sapete, quali siano le chiavi di ricerca più gettonate, le paroline magiche di cui non si dovrebbe mai fare a meno per far suonare il campanellino dei motori di ricerca e far schizzare le nostre statistiche..

Per esempio:

Se io adesso scrivessi qualcosa tipo tette grosse (DIN!), ma è solo un’ipotesi, tanti piccoli segaioli (DIN!) in erba (DIN!) e non,  si fionderebbero in questa pagina convinti di trovarci foto di donne (DIN!) nude (DIN!) e prosperose (DIN!) intente a mostrar la mercanzia (tipo questa qua, per intenderci). Se scrivessi che sono la padroncina (DIN!) di una bella miciona (DIN!), arrafferei le visite di tanti  pervertiti (DIN!) ingrifati (DIN!) con tendenze sadomasochiste (DIN!) alla ricerca delle emozioni estreme (DIN!) che solo frustate (DIN!) e scudisciate (DIN!) sanno domare (DIN!). Se dicessi che la topa (DIN!) è la femmina del topo, utenti ignari del fatto che sto solo ragionando per assurdo, si calerebbero le braghe (anche se mutande fa più DIN!) prima ancora di aver cliccato sul mio link, sicuri di aver rimediato cinque minuti (perché quello è) di porcherie facili (DIN!). Se parlassi della mia vita sessuale ( oddio.. di DIN! in quel caso ne farei  parecchi), se rivelassi le mie fantasie erotiche (DIN!)  se schiaffassi il mio numero di cellulare su un banner hot (DIN!), sottoscrivendo un bel CHIAMAMI (DIN!) o roba del genere, avrei tante di quelle visite, persino sotto casa che la scorta per uscire non mi basterebbe…

Ma non prendiamoci per il culo (DIN!): Io non sono il tipo di blogger che ricorre a questi mezzucci del cazzo (DIN!) solo per poter dire al suo compagno, blogger anche lui ma con più successo, per una volta a cena: “amore, stasera ti ho fottuto! “(DIN!)