Articoli marcati con tag ‘lavoro’

Prove tecniche di primavera

lunedì, 9 marzo 2009

cose_di_primavera_2Lunedì mattina. Cielo sereno, temperatura stimata, 18°C. Risveglio insolitamente poco traumatico, blasfema serenità interiore malgrado l’inizio settimana.

Proprio uno spreco, restare a lavorare.

Sogni

lunedì, 16 febbraio 2009

Nel giro di tre giorni (notti) ho sognato, nell’ordine: che mi si rubasse la borsa -  ansia imperante per la perdita di soldi, documenti, chiavi di casa, ed effetti personalissimi; – che mi si rubassero i  due cellulari (due) – ansia iperbolica per la perdita del credito residuo, della possibilità di essere rintracciata, della possibilità di rintracciare a mia volta; – che mi si rubasse l’uomo – ansia isterica per la perdita della serenità, delle belle speranze e dei punti di riferimento.

Ecco credo che  così, a occhio e croce, ultimamente sia un tantino tesa.

Il buongiorno si vede dal mattino

mercoledì, 11 febbraio 2009

Sono le 8: 30, alzati! Ma porc..! E’ già tardi anche stamattina, dove ho messo le pantofole?  insapona, sciacqua, asciuga, spazzola, infila, allaccia, spruzza e lui è già pronto alla porta – impreca – guarda che capelli!  Un caffè mi salverà.
Buongiorno, buongiorno e buongiorno. Caffè? Uno, due,  tutti. D’accordo, posso farcela: caffettino a te, caffettino a te, ah ah! Adesso tocca a me! Cialdina trallallà, bicchierino trallallà, zuccherino trallallà, palettina trallallà -  “Svuotare cassettino cialde” – Ma Porc..! Smonta, disincastra, sgocciola, svuota, rimonta. Funziona! Cialdina trallallà, bicchierino trallallà, zuccherino trallallà, palettina trallallà – Buongiorno, caffè anche per me? – ARGH!!!!

Decompressione

martedì, 25 novembre 2008

Iniziare un nuovo lavoro sa essere “totalizzante”.
Prendi, gira, sposta, rovescia, togli, metti. ALT!… ragiona..
E di nuovo: sposta, lima, modifica, rimetti..
Le ore passano talmente veloci che quando è finita la giornata non sai più se “stamattina” era “oggi” o “ieri”.

Fortuna che arriva, comunque, la sera.
E allora… calma.. relax..
Con te la musica sparata in cuffia e un bicchiere di quel che ti pare.
Basta saper aspettare.
Sì.. aspettare

così, senza ragione.

mercoledì, 19 novembre 2008

Hai presente quelle sere in cui vorresti sbronzarti?
Così, per distendere i nervi. Ché non serve mica avere un qualche problema esistenziale per aver voglia di abbandonarsi ad un totale, assoluto, smisurato relax.
Come quando eri ragazzo, hai presente? Che uscivi la sera sulle tue gambe e rincasavi sulle ginocchia, senza ricordare come, al risveglio.
Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia!
E’ che, ahimé, ho la tendenza a soccombere allo stress. Senza rendermene conto, invero, ma pare sia così.

Pensa: il locale giusto, luci soffuse e tavolini bassi; musica alta quanto basta, quattro chiacchiere in totale intimità, e il bicchiere sempre pieno, fino a che ne hai voglia, senza mai guardare l’orologio, ché tanto domani non c’è scuola.

Rivoglio indietro i miei quindici anni. Ma mi basterebbe la scandalosa irresponsabilità, dei miei quindici anni.
Solo per stasera, giuro.
Sto invecchiando.

L’estate sta finendo

mercoledì, 27 agosto 2008

E francamente non posso dire di esserne dispiaciuta.
E’ la mia stagione preferita, l’estate, per il sole, per il mare, per il caldo, per la luce e i colori e i profumi.
Si, a patto di goderne.
Ed io non è che ne abbia goduto granché, a causa del lavoro.
Da giugno, oggi è stato il mio primo giorno di riposo; quel che son riuscita a lasciare indietro in due mesi è impressionante: le lavatrici accumulate si percepiscono dalla scelta, sempre più ristretta, dei vestiti da mettere; il frigorifero si è tramutato in un’entità lontana dal mio mondo, di cui ignoro totalmente il contenuto (n.d.r quando il gorgonzola, da verde, diventa arancione, non è più una categoria commestibile); le piante, già in pericolo di vita in condizioni normali, minacciano rivolte e scioperi, in cambio di un bicchier d’acqua. E non scendo nei particolari, perché parlare del mio spazzolino da denti mi par poco elegante.

Di cose da fare, dunque, nel primo giorno di libertà dal lavoro, me ne son ritrovate tante, ma tante, ma tante che un post soltanto non basterebbe ad elencarle tutte. Ma, si sa, la vita è fatta di priorità, e allora oggi, il mio primo giorno di riposo da due mesi a questa parte, l’ho passato a dormire, a mangiare sushi e sashimi in tempi e ad orari umani, ed a cazzeggiare allegramente su internet.

Domani si ricomincia. Ma sono, in parte, rifocillata e ricaricata.
Non vedo l’ora che arrivi definitivamente l’inverno.

‘a mala crianza

giovedì, 14 agosto 2008

Chi lavora a stretto contatto col “pubblico” lo sa: occorre una pazienza di ferro per avere a che fare con umanità di varia natura, ogni giorno, per più ore al giorno, conservando l’equilibrio mentale.
C’è quello che esce di casa con un pensiero radicato in mente: andiamo a rompere i coglioni al primo dei fessi che lavorano in un bar. Il perché non lo sa bene nemmeno lui, ma si presenta al tuo cospetto con aria di sufficienza, ti guarda come fossi stato, non assunto regolarmente, ma acquistato (da altri, per altro, ma comunque per essere immolato al suo servizio) alla tratta degli schiavi e con fare da pezzente arricchito (perché i veri signori, diciamolo, si riconoscono dal buongiorno all’uscio) ti si pianta al fianco come una molesta spina di cactus fino a che non è sicuro di aver sottoposto la tua pazienza al massimo della sopportazione.

C’è quello che si sente dio in terra: non esiste, per questa sottospecie di essere animale, la parola “buongiorno”, che sarebbe già oltremodo rispettosa rispetto ad un colloquiale “ciao”, sconosciuto finanche quest’ultimo. No, l’umanoide in questione entra e dice direttamente “voglio”, oppure “fammi”, e a seguire l’oggetto dei suoi comandamenti.

Io non lo so quanto abbia a che fare con l’età: a vent’anni ero meglio disposta a trattare con individui arroganti, maleducati, che in virtù della loro funzione di “cliente” sopportavo pazientemente e senza troppa fatica, soprassedendo a quelli che considero sacri ed inviolabili principi di civiltà. Considerando che, ahimè, la civiltà e la buona creanza non sono doni a buon mercato, e che io, più fortunata rispetto a loro, potevo essere felice di fornirne un esempio.

Io non lo so quanto possa dipendere dal fatto che in fondo in fondo lavorare a contatto diretto con la gente non mi è mai granché piaciuto, sebbene solo ora emerga insistentemente; a me, che tollero poco persino le persone che amo o che in qualche modo fanno parte della mia vita, quando il loro modo di porsi cozza con il mio modo (sacro) di intendere il rispetto per l’altro, soprattutto quando quest’altro, è un altro che sta lavorando.

Sta di fatto che faccio sempre più fatica a trattare con una clientela fatta di gente che spesso, troppo spesso è piuttosto gentaglia.

La mia pazienza, un tempo misurabile su altezze notevoli, si è significativamente assottigliata, e non passa giorno senza ch’io senta l’impulso irrefrenabile di scagliarmi con tutta la cattiveria che posso (e, giuro, ne posso tanta se adeguatamente stimolata) contro il maleducato di turno che mi capiti a tiro.

Perché posso comprendere, tollerare, chiudere un occhio, di fronte ad un numero molto elevato di cose, ma quello che proprio non so mandare giù, è la maleducazione, o scostumatezza che dir si voglia.

Fortunatamente è il 14 di agosto, e fra non molto il lavoro stagionale sarà terminato.
Se riuscirò a non sclerare prima di allora, voglio un paio di settimane di riposo assoluto: fatte di solitudine, silenzio, e solitudine. E silenzio. E solitudine.

Si. Sono stressata.