Articoli marcati con tag ‘karma’

Nell’atto semplice del respirare

domenica, 1 novembre 2009

E mentre aspetto la sera per tornare a casa, l’odore delle caldarroste e un solletico insistente, buono ad abbassar le ciglia.
Uno, due, tre pensieri in viaggio dalla pancia al cuore e  mani intirizzite a
gonfiarmi le tasche, ad arrossarmi le guance.
Qualche fantasma, poche streghe, nessun santo in circolazione per via dell’ora tarda e uno strascico lungo, lunghissimo, di parole d’organza a coprirmi le spalle, a umettarmi la cervice; e gli occhi. E il petto, gonfio d’autunno moribondo, del buio, batte di un cuore distratto, come assente, fuori sincrono rispetto ai piedi, fuori circolo rispetto alle vene, fuori da me  rispetto a me. Eppure tanto mio da bruciarmi le narici nell’atto semplice del respirare. Inspirare, espirare.

Novembre
mi cammina di fianco
e gocciola carne e sangue.

La mano libera

sabato, 30 agosto 2008

Henri Cartier Bresson - Behind The Gare Saint Lazare

Ti alzai sulle mie mani
e spiccai il volo.

(Ghiannis Ritsos)
Mi piace abbandonarmi alle passioni quando sono particolarmente sotto pressione: le foto che vorrei saper fare; le parole che vorrei saper scrivere. Perché dietro questa faccia di bronzo che è la mia, pulsa pur sempre un cuore (piantala! Non c’è niente da ridere!).
Quando sono stanca, stressata, psicologicamente provata e, non di meno, in fase premestruale, niente mi rilassa, e mi coccola di più di un bianco e nero fotografico come si deve, una poesia di quelle che piacciono a me, e quel sottofondo musicale che dico io.
- Che cos’è? -
- Un post nuovo, introspettivo -
- Vedere! Vedere! -
- Amore mi stai tirando i capelli! -
- Come, così? -
- Ahia! -

elucubrazioni notturne

domenica, 10 agosto 2008

Scrivere di notte rivela i miei pensieri più intimi.
perché è di notte, ormai scalza, finalmente rilassata, che mi concedo veramente a me stessa.
Ripasso mentalmente la mia giornata, annoto i fatti rilevanti ma soprattutto mi trastullo di quelli importanti: Il caffé del risveglio, di un aroma intenso, avvolgente, una bustina di zucchero ed il suo buongiorno; il lavoro frenetico, fino a tardi, folla, gente di ogni sorta, e risate a profusione.
Di notte, il silenzio è luminoso ed il buio una beata ninna nanna.
Amo la notte.
Amo la vita. Amo i suoi occhi.
I suoi occhi e la vita.
La vita, e i suoi occhi.

Così chiari e nitidi, anche di notte.

1° Agosto

venerdì, 1 agosto 2008

Romeo e Giulietta, quante volte l’avrò riletto: sette, otto, non lo so più.
La prima volta credo avessi si e no 15 anni: piena tempesta ormonale. Le prime cotte, le prime delusioni, e tutto ciò che comportano le prime scoperte su quel terreno angusto, malefico e sublime al tempo stesso che è l’amore. E quel libro, è diventato la mia bibbia sentimentale già dalla prima volta perché mi ha incantato; e mi ha rovinato per tutti gli uomini a venire nella mia vita rendendomi una pesantissima scassapalle romantica che vorrebbe decantar strofe a colazione al bar ed ammirar tramonti dopo la spesa all’iper. Per dire.
Del resto cos’ho io, meno di Giulietta.

Ma torniamo al libro.
Mi è rimasto talmente spalmato dentro che oltre a conoscere a memoria i brani che amo di più, tutti gli anni, il primo di agosto, mi salta in mente il compleanno di Giulietta Capuleti e la voglia di farle gli auguri. Naturalmente con le parole del suo Romeo:

s’io profano della mia mano indegna codesta santa reliquia, il peccato è soltato gentile, e le mie labbra, due pellegrini compresi di pudìco rossore, son qui pronte a render più molle, per un tenero bacio, il ruvido loro tocco.

Shakespeare rimane, per me, il padre delle poesie d’amore più belle.

Del perché vorrei un figlio

sabato, 26 luglio 2008

C’è chi fa figli per moda. Chi perché “arrivano”, e davanti al fatto compiuto è difficile dir di no. C’è chi i figli li fa perché è così che sua madre, o suo padre, o tutt’e due, gli hanno insegnato dev’essere, per reputarsi un uomo (donna) realizzato (realizzata).

Io no. Io vorrei un figlio, o una figlia, il sesso non è un particolare importante, perché amo talmente tanto la persona con cui vivo che non so immaginare una “ciliegina sulla torta” della mia felicità amorosa, più significativa ed emblematica di un figlio insieme. Io vorrei un figlio perché mi sento così piena di ideali compresi, di valori da tramandare, di esperienza da trasmettere, di amore ed emozioni acquisiti e conquistati nel corso della mia esistenza, da considerarli un patrimonio troppo prezioso e ricco perché vada disperso “senza infamia né lode” come fossero una qualunque, delle banali, ed insignificanti conquiste che tutti possono fare nel corso della propria esistenza. Come se anche la mia, quindi, fosse un’esistenza qualunque, insignificante e banale.
Io, vorrei un figlio perché già lo amo, quel figlio, quando sbadatamente mi capita di pensare a cosa io farei, se avessi un figlio, per quel figlio.

Non voglio chiamarlo istinto materno; non so nemmeno se ce l’ho, quel fantomatico istinto. Io, così impulsiva, così passionale, così istintiva, così bambina io stessa; così attaccata alla vita, e che sia intensa, anche quando questa fa di tutto per convincerti che noi, ammassi di cellule umane, siamo solo comparse in un tempo indefinito ed infinito di eventi troppo complessi e incontrollabili, più grandi di noi, ed imprevedibili, per arrogarci il merito, o demerito che sia, di uno soltanto degli innumerevoli accadimenti che si rincorrono. Inesorabili, imprevedibili, inaspettati.

Mi sento già in ritardo sulla tabella di marcia per il ruolo di madre. Ma, mio figlio, io lo amo da sempre e mi manca ogni giorno, quando osservo il mondo che scorre davanti ai miei occhi, ed al contempo immagino quello che vorrei.

Mamma, perdonami, perché ho plurkato

martedì, 3 giugno 2008

ecco cosa succede se ci si iscrive a questo servizio di microblogging:
nel giro di poche ore (ad esser fortunati, altrimenti son più che sufficienti pochi minuti), e senza averne la benché minima consapevolezza, ti ritrovi incollato all’interfaccia del Plurk a leggere tutti i messaggini che si aggiornano in tempo reale sullo schermo, e a scriverne altrettanti preso da una foga disumana per non perdere nemmeno una battuta.
Praticamente una manica di imbecilli che l’asilo durante la ricreazione ci fa un baffo. Ed è inutilmente e drammaticamente bellissimo!
Il titolo, è frutto di questa malata sindrome

E’ primavera

lunedì, 31 marzo 2008

girasoleEd oggi l’ho sentito chiaramente.

Grazie all’ora legale in vigore da domenica, oggi alle 17.30, rientrando dal lavoro, tutto aveva un sapore diverso. Più luce, più vita, più colori per strada e, di riflesso, più vita anche dentro di me. Il sole ancora alto, il mare calmo del pomeriggio ben visibile lungo il tragitto verso casa, la gente in bicicletta, in spiaggia o a passeggio sul lungo mare, in casa le finestre spalancate al rientro. Tutto, profumava di primavera. Tutto questo mi ha messo addosso un piacevole senso di inquietudine. Eccitazione mista ad ansia, l’ansia di voler respirare un sole nuovo e il desiderio si assorbire più luce. L’inverno è finito e la bella stagione in arrivo mi rende inquieta. Ho voglia di andare al mare, di svestirmi per il caldo, di camminare, correre, cantare, gridare. Ho voglia di ridere, parlare, “fare”. Quando la luce del giorno si protrae fino a tardi, il buio della sera è ancor più avvolgente, atteso, gustoso. Amo la luce, perché alimenta i sogni della sera, e nutre gli animali notturni.