Io ero la prima della classe. Ma non la secchiona della classe, no…
Ero la luce degli occhi della mia maestra delle elementari, che gironzolava per la scuola con i miei temi per le mani col fine ultimo di leggerli a voce alta nelle quarte e quinte classi e alle altre insegnanti, e poi si chiedeva come mai io, così piccola, fossi già tanto permalosa e vanitosa. Ero l’esempio da imitare per la professoressa di italiano alle medie, che al primo colloquio tra genitori e docenti disse a mia madre di non essersi mai accorta del fatto che qualche libro non l’avevo ancora. Ero la prima della classe al ginnasio e poi al liceo. Non avevo i voti più alti, no, specie in matematica. Ma il perchè una tagente nel punto in cui coincide con una circonferenza vale 0, lo sapevo, certo che lo sapevo, e anche Caruso sapeva che lo sapevo: deridendo spudoratamente il resto della classe mi lasciava col braccio alzato, perché non aveva bisogno di saperlo da me, diceva platealmente. Ero la sua prediletta. Ero la musa indiscussa della professoressa di italiano, che tesseva pubblicamente le lodi alla mia intelligenza – sfacciata - mentre io mi riparavo dietro uno schermo di rossore per non morire annientata dalle occhiate indignate dei miei compagni di classe che non gradivano quanto me cotanto tributo. Ero la più attesa agli esami di maturità: fui l’unica ad essere raccomandata solo ed esclusivamente dai suoi stessi insegnanti – tutti – e fui l’unica ad essere presentata alla commisione con un “Arriva lei, adesso andiamo su un altro pianeta”.
Dunque non prendetevela con me se sono affetta da sindrome da PRIMADONNA. Ma soprattutto, non provateci neanche a rifilarmi una posizione di second’ordine.
Articoli marcati con tag ‘intelligenza’
Prime donne crescono
giovedì, 23 ottobre 2008nozionismo e comprensione
lunedì, 21 luglio 2008Ho sempre diffidato di chi, ai tempi del liceo, mi guardava dall’alto in basso sostenendo che studiare cose come il latino, il greco, la filosofia, la letteratura fosse una “stupida perdita di tempo”.
(se appartieni a questa categoria, torna al prossimo post, o leggiti quelli precedenti)
Dice ” a che ti serve la filosofia!?”
Al di là del mio gusto personale per le materie umanistiche, con molta pazienza ed umiltà, le mie argomentazioni in difesa delle mie scelte scolastiche ora come allora si reggono su un principio che, personalmente, reputo vitale: la comprensione oltre il mero nozionismo.
Mi spiego: nessuno va in giro a costruire quadrati sull’ipotenusa (cit.), ma comprendere il processo logico attraverso cui questo sia possibile arricchisce, non solo il mio patrimonio nozionistico (fondamentale per esempio se partecipi a “chi vuol esser milionario”), ma anche e direi soprattutto, la mia cultura, intendendo per cultura la capacità di usare il cervello. l’intelligenza, è paragonabile al petrolio: preziosissimo e richiestissimo, perché valga davvero, però, deve subire un processo di raffinazione. La raffinazione è paragonabile alla comprensione di ciò che impariamo (a scuola, certo, ma non solo).
Non mi dilungo oltre e vengo al punto:
Sto leggendo “Il mondo di Sofia – Romanzo sulla storia della filosofia, di Joestin Gaarder” e a dispetto del titolo decisamente cacofonico, trovo sia sublime: racchiude in sé tutte le mie convinzioni già adolescenziali in merito all’importanza della storia della filosofia, quando approcciata nel modo corretto; ossia come quell’insieme di processi attraverso cui l’uomo è cresciuto, si è modificato, ha imparato. “non ci importa cosa il filosofo volesse dimostrare, quanto come sia giunto a sostenerlo”. E la cultura, più in generale ci serve a questo: ad apprendere ma anche ad “interrogarci” piuttosto che assimilare passivamente tutti i dogmi e le risposte che società, religioni, tradizioni cui apparteniamo in qualche maniera ci impongono.







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