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E non ci penso affatto

lunedì, 15 settembre 2008

Prendi un giorno qualsiasi. Prendiamo, per esempio, il 14 settembre: è chiaramente un giorno qualsiasi. Bene. Consideriamo ora un arco di tempo, a partire dal 14 settembre pomeriggio. Non, dunque un tempo qualunque, ma esattamente quello che intercorre tra il pomeriggio, diciamo le 16 e 30, del 14 di settembre ed il momento esatto in cui stiamo parlando, tu ed io, cioè questo momento, ora, adesso.
Effettivamente la questione si fa complicata ed anche tendenzialmente filosofica per il sol fatto di aver tirato in ballo un concetto, un’idea, così effimera ed ineffabile, seppure tanto poetica quanto affascinante: l’ora, l’adesso. Puff. Andato. Ora! Adesso! Puff.. passato. Eticamente discutibile, ma ingegnoso, non c’è che dire.

Ma torniamo al nostro arco di tempo. Assumiamo che il nostro “ora, adesso” sia le 18.16 di oggi, 15 settembre, e non ne parliamo più.

Ci stiamo quindi riferendo ad un insieme di ore, numerabili da 0 a 25 e 3/4; un gran bell’insieme ed un gran bel numero, ne converrete. Per non parlare della versatilità intrinseca del numero 25 e 3/4. Ecco, ora è un numero: 25 e 3/4, ed ora è una serie di lettere: venticinque e tre quarti. Strabiliante. Sensazionale. Ora di nuovo un numero: 25,75! Fantastico. Ed è sempre lui, l’altrimenti enunciabile “giorno e un’ ora e tre quarti”, che nasce alle 16 e 30 di un giorno qualunque, tipo il 14 settembre, e ne diventa persino più vecchio, compiendo le 26 ore, che, quindi, son di più delle 24 che conta il giorno 14 settembre, morto miseramente alla nascita del 15 di settembre. Dio l’abbia in gloria. Siam quindi di fronte ad un giorno che è più di un giorno, perché in realtà è un giorno e un’ ora e tre quarti, cioè un giorno più vecchio, di un’ ora e tre quarti, di un altro giorno.

E insomma che stavo dicendo?
Ah, sì: da ieri pomeriggio ho smesso di fumare.