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giochi elastici.

lunedì, 21 aprile 2008

Il salto con la corda, il campanaro, il nascondino, l’acchiapparello, strega-comanda-colore; quanto mi divertivo! Il gioco che facevo più spesso però era sicuramente quello della “palla al muro”: si può giocare in gruppo, ma funziona bene anche da soli, e da brava misogina in erba, già ai tempi dell’infanzia prediligevo la solitudine anche nel gioco. Probabilmente i nomi di questi giochi sono legati al dialetto locale, e variano quindi di regione in regione, se non vi torna, ecco qui una breve spiegazione di “palla a muro”:

Possono partecipare un numero indefinito di ragazzi. A turno chi tira la palla al muro deve cantare e mimare una filastrocca. Chi sbaglia la presa della palla viene sostituito da un altro “compagno”. La filastrocca che ho trovato su internet è:

Muovere ( semplice: ci si muove tirando),
senza muovere (si resta immobili. Il minimo movimento, e si passa il turno),
senza ridere (difficilissimo, se in compagnia, restar seri)
con un piede (un gioco da ragazzi),
con una mano (con un minimo di allenamento, e la palla delle giuste dimensioni, si impara in fretta)
batti mano (il trucco è stare il più lontano possibile dal muro su cui si fa rimbalzare la palla),
zigo-zago (la prova più difficile: ruotare le braccia nel breve tempo che impiega la palla a tornare indietro),
violino (mi pare fosse una giravolta. Richiede abilità da grande giocatore di palla a muro)
tocco terra (la palla devi riprenderla con le mani, non con la faccia),
la ritocco (idem come sopra),
un bacino (banale: credo sia una mossa strategica per riprendersi dal “tocco terra”)
tocco cuore (niente di più semplice),
angioletto (allarghi le braccia, con fare puro)
del Signore (un inchino. Si, poi si guarisce crescendo).

Ora, io non ricordo bene se fosse davvero così. Mi pare manchi qualcosa. Qualunque contributo mnemonico, dunque, sarà gradito.