Avevo iniziato a scrivere qualcosa riguardo ai tempi, quelli che vivo, quelli che ho vissuto. Una sorta di “constatazione amichevole” tra passato e presente della mia realtà percepita.
Era anche una cosa caruccia, per carità, mica la solita solfa del “quando ero giovane io”. Piuttosto una narrazione lineare, senza colpi di scena ché tanto la storia è mia e la conosco già.
Ma ecco, più scrivevo e più sentivo – fisicamente proprio – i capelli scolorirsi e le rughe scavarmi il volto, e ho avuto una gran paura. E allora ho smesso, e ho cancellato tutto. Ché quando cominci a ragionare così, quando cominci a considerare ciò che era e ciò che è – ma non come due entità a sé stanti – proprio come un’unica cosa: ciò-che-era-e-ciò-che-è, ecco, quando inizi a farlo, praticamente, sei già vecchio.
L’ho scampata bella.
Articoli marcati con tag ‘età’
Il post che non ho scritto
mercoledì, 18 marzo 2009Beata fanciullezza
giovedì, 2 ottobre 2008Ci sono ricordi che spiccano fra tutti per intensità, importanza, o ragioni non meglio identificate e si fissano nella memoria come fotografie eterne, irremovibili. I ricordi dell’infanzia sono i più variopinti, probabilmente perché nel momento in cui li fissiamo lo facciamo con la freschezza di un bambino, e il ricordo si conserva fresco anche lui per tutto il tempo a venire. Anche se lo ricorderai da vecchio, quel ricordo manterrà la sua freschezza originale. Io per esempio ricordo una signora incrociata una volta in autobus a un’età imprecisata – stavo ancora a sedere in braccio alla mamma – solo perché aveva una treccia lunghissima e corpulenta. Oppure ancora, ricordo perfettamente l’odore del mio stra-bellissimo cestinetto d’asilo.
Migliaia di particolari, eventi piccoli piccoli o grandi grandi, stanno lì, nei loro cantucci sul fondo della memoria per poi balzellare in superficie di tanto in tanto, a volte per caso, altre volte perché sollecitati.
Così può succedere che una sera apri il trova amici di facebook, digiti il nome di un ricordo che ha vent’ anni e TADAN! come per incanto ti riappropri per un momento dei tuoi dieci anni. Sì, perché ritrovare dopo vent’ anni il tuo primo fidanzatino per il quale, a sua volta, tu sei stata la prima fidanzatina non capita tutti i giorni.
L’aspetto magico di un evento del genere consiste nel guardarti attraverso ricordi – le fotografie eterne cui accennavo prima – che qualcun altro ha scelto e fissato al posto tuo, mentre tu eri intento a fotografare un’altra immagine di quello stesso momento. Io per esempio non ricordavo affatto di aver scritto una letterina (a riprova del fatto che certe manie le ho sempre avute!) e di averla persino confezionata con le mie mani. Con tanto di figurina – uno scudetto, più precisamente – ritagliata a forma di cuore a mò di adesivo per la chiusura.
Io e il mio primo fidanzatino oggi abbiamo guardato quei bambini di vent’anni fa, ne abbiamo sparlato e li abbiamo presi in giro.
Ma mi hanno fatto anche tanta, tanta tenerezza!
Sport? Sto cercando di cominciare
venerdì, 5 settembre 2008Sottotitolo: Non voglio mica smettere di bere e di fumare
1. il massaggio dell’acqua svolge un’azione benefica sui tessuti adiposi e aiuta a combattere la cellulite
2. la muscolatura si assottiglia ed è più elastica e tutta la figura ne trae giovamento sia a livello fisico, sia a livello estetico
3. l’allenamento continuo degli addominali e dei muscoli solitamente poco sollecitati, che altrimenti tendono a inflaccidirsi
4. tonifica e rimodella tutto il corpo senza far sentire su chi la pratica troppo lo sforzo, infatti l’acqua alleggerisce il peso corporeo e attutisce la sensazione di fatica
5. rende la circolazione più attiva
6. il rischio di farsi male e di incorrere in traumi è minimo, infatti la pressione sulle articolazioni è nulla
7. anche la colonna vertebrale è tutelata in quanto non è soggetta a contraccolpi
8. si fa fatica ma senza sudare
9. rinvigorisce cuore e polmoni
10. è una terapia consigliata in caso di artrosi
Non dimentichiamo poi che non occorre saper nuotare. Questo tipo di ginnastica ha effetti benefici su gran parte del nostro corpo, sarà per questo che è adatta a tutti, da 0 a 90 anni!
Stando alle informazioni reperibili su google, sarebbero questi i principali benefici dell’acquagym.
Mia cognata, sempre fresca e bella come una rosa malgrado compia gli anni tutti gli anni e che per questo rappresenta il mio massimo punto di riferimento in fatto di cura del corpo, ha già il costumino pronto, il calendario completo e l’abbonamento pagato. L’inverno scorso ho sempre avuto una scusa per declinare, di volta in volta, i suoi inviti ad accompagnarla in piscina. Oggi, sto rivalutando l’idea di praticare seriamente una qualsiasi attività fisica, laddove l’avverbio “seriamente” sottintenda qualcosa di più impegnativo del semplice “alza le chiappe dalla sedia per raggiungere l’auto / alza le chiappe dall’auto per raggiungere la sedia” .
Anche perché, diciamolo, non sono immune agli effetti catastrofici del tempo che passa (si, passa anche per me) declinabili sommariamente nelle forme “forza di gravità ” e/o “decadimento strutturale”; a loro volta riassumibili ed assimilabili al concetto di “natura puttana“.
Quest’anno, credo che sarò più motivata a darmi una mossa non appena rimetterò mano al mio guardaroba invernale che impietosamente affosserà la mia figura esile in un perfetto stile “manico di scopa”.
Va da sè che riprendere qualche chiletto smarrito qua e là, rientra necessariamente nei miei buoni propositi di settembre.
E comunque so nuotare. E non ho ancora 90 anni.
Del perché vorrei un figlio
sabato, 26 luglio 2008C’è chi fa figli per moda. Chi perché “arrivano”, e davanti al fatto compiuto è difficile dir di no. C’è chi i figli li fa perché è così che sua madre, o suo padre, o tutt’e due, gli hanno insegnato dev’essere, per reputarsi un uomo (donna) realizzato (realizzata).
Io no. Io vorrei un figlio, o una figlia, il sesso non è un particolare importante, perché amo talmente tanto la persona con cui vivo che non so immaginare una “ciliegina sulla torta” della mia felicità amorosa, più significativa ed emblematica di un figlio insieme. Io vorrei un figlio perché mi sento così piena di ideali compresi, di valori da tramandare, di esperienza da trasmettere, di amore ed emozioni acquisiti e conquistati nel corso della mia esistenza, da considerarli un patrimonio troppo prezioso e ricco perché vada disperso “senza infamia né lode” come fossero una qualunque, delle banali, ed insignificanti conquiste che tutti possono fare nel corso della propria esistenza. Come se anche la mia, quindi, fosse un’esistenza qualunque, insignificante e banale.
Io, vorrei un figlio perché già lo amo, quel figlio, quando sbadatamente mi capita di pensare a cosa io farei, se avessi un figlio, per quel figlio.
Non voglio chiamarlo istinto materno; non so nemmeno se ce l’ho, quel fantomatico istinto. Io, così impulsiva, così passionale, così istintiva, così bambina io stessa; così attaccata alla vita, e che sia intensa, anche quando questa fa di tutto per convincerti che noi, ammassi di cellule umane, siamo solo comparse in un tempo indefinito ed infinito di eventi troppo complessi e incontrollabili, più grandi di noi, ed imprevedibili, per arrogarci il merito, o demerito che sia, di uno soltanto degli innumerevoli accadimenti che si rincorrono. Inesorabili, imprevedibili, inaspettati.
Mi sento già in ritardo sulla tabella di marcia per il ruolo di madre. Ma, mio figlio, io lo amo da sempre e mi manca ogni giorno, quando osservo il mondo che scorre davanti ai miei occhi, ed al contempo immagino quello che vorrei.
30 giugno, 30 anni
lunedì, 30 giugno 2008
Inaspettatamente non è cambiato nulla: niente rughe improvvise, nessun dolore al risveglio, i capelli non han cambiato colore e riesco persino a fare le scale esattamente come ieri. Tutto uguale quindi.
Tranne quel numeretto malefico che pesa come un macigno sulla coscienza che ho di me stessa, togliendomi la libertà di considerarmi ancora una preadolescente e costringendomi a pensarmi, senza via di scampo, adulta.
Tanto da averne soggezione e domandarmi se dovrei darmi del lei, come si fa con gli adulti, per l’appunto.
Potrò ancora ballare sui tavoli senza sensi di colpa? Potrò farmi ancora le codine anche per andare a lavorare? Potrò dire le parolacce per sentirmi grande e fare il dito medio a chi mi farà arrabbiare? Ma soprattutto, potrò ancora essere leggera, spensierata e impertinente conservando la stima dei miei coetanei (e oltre)?
Son domande retoriche, nessuno si azzardi a rispondere!
Una cosa seriamente, però, devo dirla: Grazie. Grazie a tutti quanti mi hanno dedicato un pensiero pubblico, cercata privatamente, o addiritura speso del tempo per confezionarmi degli audio-auguri! E siete tanti. Non mi aspettavo tanto affetto, e ne sono felice. Di cuore, grazie a tutti!









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