Articoli marcati con tag ‘dubbi’

Auguri di che?

domenica, 23 marzo 2008

Mi dicono dalla regia che oggi sarebbe Pasqua. Ecco cos’erano quegli inspiegabili auguri ricevuti da amici, parenti, lettori, colleghi. Quindi, fatemi capire, voi altri siete tutti andati in chiesa oggi? No, perché per quel che ne so io, oggi avrebbe potuto essere benissimo anche carnevale, o primo maggio; date le condizioni climatiche forse più probabilmente una qualsiasi festività invernale, l’immacolata concezione per esempio, oppure ognissanti, toh. Tutte festività che sento e vivo con lo stesso trasporto in pratica. Da brava atea praticante qual sono, non vedo una chiesa, né alcuna altra struttura di una qualsiasi religione da tempo immemore. Credo che l’ultima volta fosse un funerale, ché a quelli, ed ai matrimoni di solito è più difficile scappare.

Vi spiego in breve cos’è per me oggi: ore 13.00, sveglia e colazione. Ore 13.20, TV e divano. Ore 14.50 spuntino a base di pane, prosciutto crudo e gorgonzola, quello al mascarpone, TV e divano. Ore 15.15 pc  internet, e cioccolata a pezzi ad libitum. Tutto fantastico insomma, ma niente di trascendentale o mistico. Se proprio ci tenete  vi dico anche buona pasqua, ma anche no..

Boicottare la Cina. Si può?

mercoledì, 19 marzo 2008

A proposito del massacro che si sta consumando in Tibet ad opera del governo cinese in questi giorni, guardavo oggi questo articolo ed in particolare due righe dell’ultimo paragrafo in cui si legge:

l’Unione europea sembra propensa a boicottare la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino in segno di protesta contro la repressione in Tibet.[...]non partecipare alla cerimonia inaugurale avrebbe "un impatto meno negativo" di un eventuale boicottaggio totale dei Giochi.

Ecco, penso già da qualche giorno al fatto che, con il cuore, nel mio piccolo, sarei per un boicottaggio esteso alla Cina in generale, e non solo ai prossimi giochi olimpici che ospiteranno (boicottaggio, per altro, che pian piano va ridimensionandosi nei programmi).
Ma è chiaro ed evidente a tutti che, anche se non lo si dice proprio ad alta voce, questo incrinerebbe i rapporti economici con i cinesi, da cui noi occidentali dipendiamo fortemente su molti fronti, ed inciderebbe significativamente sul nostro assetto economico e sociale.
Tanto più che anche solo immaginare di indispettire al punto da rischiare eventuali scontri bellici,  un paese che, solo per dirne una, conta da solo un sesto della popolazione planetaria, non è una prospettiva rassicurante.
Ci penso io che non sono nessuno, figurarsi quanto di più ci pensino i vari grandi della terra.

Ma allora io mi domando: il fatto che il governo cinese tenga il resto del mondo sotto scacco anche mentre compie palesi massacri, il fatto che l’UE si interroghi su quale possa essere "l’impatto meno negativo", non significa forse che di dritto o di rovescio anche noi che cinesi non siamo subiamo la loro dittatura?

Marzulliana

mercoledì, 20 febbraio 2008

La musica enfatizza le parole,

o sono le parole che danno

maggior vigore alla musica?

 

 

L’Era del web2.0

martedì, 19 febbraio 2008

L’era della comunicazione via internet ci ha modificati, è sotto gli occhi di tutti: gli approcci sessuali, gli scambi confidenziali, perfino il rapporto con noi stessi, in certi casi, cambia.

Le chat, i forum, i vari messenger, i blog, i social network tutti, e le dinamiche ad essi collegate, si sono infrante come onde distruttive sul nostro secolare patrimonio comunicativo, ci hanno proiettato verso nuove simbologie, nuovi codici, nuove etichette, regole, linguaggi abitudini …

Ci parliamo da una parte all’altra del mondo come fossimo seduti alla stessa tavola o distesi nello stesso letto, ci guardiamo negli occhi da posti distanti chilometri; vogliamo ridere? Vogliamo comunicare tristezza? Stizza? Rabbia? Amore? Dubbi? Incertezze? Perplessità? C’è un’emoticon per ogni evenienza, e non ci sentiamo più neanche tanto stupidi a scrivere un “ahahaha”, un LOL, un “Rotfl”, un “asd” e chi più ne ha più ne metta.

Una vera rivoluzione che agisce nell’ambito dei rapporti umani, insomma, con gli altri, ma anche con se stessi in fatto di espressione da un punto di vista qualitativo, nel doppio significato di qualità =” modo di”, e qualità = ”spessore di”, perché diciamolo, senza metterci la faccia è tutto più facile fin dai tempi in cui si mollava il moroso per telefono piuttosto che di persona.

Ora, di tutti questi strabilianti strumenti offerti da mamma “tecnologia web2.0”, e credo di averne sperimentata una buona quota, ce n’è solo uno che non mi si confà ancora del tutto: il Twitter. E vi spiego anche perché: passi il fatto che tra gli iscritti ci siano persone che, con una frequenza che oserei definire ad intermittenza, tipo lucine di natale per intenderci, ti tengono informato su tutto, ma davvero tutto quello che stanno facendo; esempio: pincopalla si sta vestendo; pincopalla si sta mettendo le scarpe; pincopalla si sta allacciando le scarpe; pincopalla ha fatto male il fiocco quindi slaccia le scarpe; pincopalla si riallaccia le scarpe; pincopalla osserva il nuovo fiocco; pincopalla è contento dell’allacciatura delle stringhe; pincopalla slega e riallaccia anche l’altra scarpa per farla uguale.. e così via, fino a che pincopalla non annoda l’ultimo laccio della sua giornata, che tu speri sia un cappio. Dicevo, passi questo uso ossessivo compulsivo, che del resto non è un fatto nuovo ed è riscontrabile, mediamente, anche nell’uso di altri strumenti; ma c’è una cosa, su tutte, che proprio non riesco a metabolizzare: l’uso imposto, pare dalla “twitter-netiquette”, della terza persona. La terza persona per parlare di me. Ecco, io ad usare la terza persona quando parlo di me non ci riesco. Funziona bene nelle chat, la simulazione della terza persona, (il comando /me action, per intenderci), perché spezza un discorso, si frappone enfaticamente, è funzionale a rendere meglio una battuta in un determinato contesto e soprattutto è occasionale; ma parlare in terza persona, indiscriminatamente, a prescindere, sempre e comunque, no, non mi riesce!!

IO, che proprio grazie a questa nuova forma di comunicazione sono finalmente libera di dar libero sfogo al mio EGO smisurato; IO, che anche si trattasse di un mio idolo intellettuale, ucciderei se lo sentissi riferirsi a sé come fosse un altro; IO che quando esprimo il più cretino dei concetti un po’ per correttezza, ed anche, diciamolo, un po’ per compiacenza, non mi esonero mai dall’uso del “secondo ME”; IO che parlerei tutt’al più usando il NOI, per riferirmi a ME STESSA; IO; A ME; MI. E’ una questione di coerenza, cribbio.

ohhhh… adesso che si è sfogata, teiluj vi saluta e vi augura la buonanotte (…)

Dubbio Amletico

venerdì, 9 novembre 2007

Mi sono sempre chiesta:
… ma la E, con l’accento, copula?

Il Bel Paese

martedì, 23 ottobre 2007

Italia.

Paese di santi, poeti, navigatori.

Politologi, letterati, critici, allenatori, geologi, psicologi, sociologi, industriali, economisti, imprenditori, tecnici, artisti, giornalisti, commerciali, pubblicitari, analisti, programmatori, insegnanti, catechisti, educatori, fotografi, avvocati, registi, scienziati, romanzieri, architetti, dottori (continua..).

 Oh, non si trova un calzolaio nemmeno a pagarlo oro, cazzo …. 

Citazione del giorno:

"Se mio nonno avesse avuto tre palle, sarebbe stato un flipper. "

(Poeta curdo del XVI sec. a.c.)

Crisi d’identità

lunedì, 15 ottobre 2007

Ehi, pss pss, dico a te. Si, te. Proprio te, che guardi con quella faccia lì, ti sto parlando, diamine, smettila di fissarmi e dimmi, piuttosto: mi conosci?

 

No, perché io in questo momento non capisco bene che ci faccia qui. Che ci faccio qui?

Hai visto per caso da dove arrivavo? Mi sai dire cosa ci ero venuta a fare qui?

 

Telefono, indirizzo, cognome, nome. Li sai?

 

Ehi! No dai, dove vai! Aspetta!

 

Ho una penna in mano, e nell’altra un taccuino. Sono una giornalista per caso? Una studentessa che si è smarrita? Una spia una cartomante un paroliere una poetessa una turista? Cosa sono?

 

E’ una casa questa? Vedo delle finestre aperte, ninnoli sui mobili. Che strano mobilio.

Oh! Dove scappi! E perché eri qui? Se sei venuto qui allora avevi un motivo per venire qui. O eri di passaggio? Che motivo avevi? Ne avevi?

 

E poi, chi sei tu?

 

E io, chi sono?