Articoli marcati con tag ‘citazioni’
venerdì, 26 dicembre 2008
Non è stato un Natale esemplare. Non per me, imbevuta come sono di quell’idea di Natale che impera da sempre nella mia famiglia. L’idea del Sacro, sì, ma di una sacralità che va ben oltre il significato religioso. L’idea del Religioso sì, ma di una religiosità fatta di cose terrene, umane, fatta di carne e sangue.
No, non è stato un Natale esemplare.
Mi ero messa a letto, per leggere un po’, e poi senza riuscire a dormire eccomi di nuovo in piedi; allora riaccendo il laptop, e un messaggio di papà mi ricorda che è passata la mezzanotte, ed è il mio onomastico.
Insieme agli auguri, una frase, che restituisce il senso del mio stato d’animo, ed allo stesso tempo mi coccola, come una carezza sul viso. No, di più: come la carezza di papà sul mio viso.
Le persone viaggiano per stupirsi
delle montagne, dei fiumi, delle stelle..
e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi
(S. Agostino)
Tag:amore, citazioni, emozioni, figli, malinconia, Natale, nostalgia, papà, s. agostino, san'agostino, santo stefano, stefania, vita
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giovedì, 4 dicembre 2008
Se lei ti morde un orecchio, ma quella “lei” è un rottweiler…
Se lei ti dice: “Lasciati andare”, ma tu sei appeso al cornicione…
Se quando fai la barba la prima lama tira fuori il pelo, ma la seconda lo rimette a posto
Se una mattina arrivi in anticipo al lavoro e pensi: “Che culo non ho trovato traffico”, ma poi ti accorgi che è domenica…
Se lei ha il reggiseno a balconcino, ma ha anche le mutande a saracinesca…
Se la fortuna è cieca, ma tu sulla fronte hai scritto: “Sono sfigato” in braille…
Se pesti una merda e dici: “Porta fortuna!”, ma cazzo… in salotto!
Se sei sano come un pesce, ma ti fanno male le branchie…
Se ti sei montato la testa, ma non hai seguito le istruzioni…
Se la vita è una ruota, ma sulla tua gira un criceto…
Se la prima volta che hai fatto l’amore è stata un’esperienza unica, ma purtroppo è rimasta un’esperienza unica…
Se giochi a nascondino, ma nessuno ti viene a cercare…
Se lei ha il viso d’angelo, ma, cazzo! Angelo è tuo fratello…
Se hai un sogno nel cassetto, ma ti hanno fottuto la scrivania…
Se tu rincorri il mito del fallo, ma lei rincorre il fallo del mito…
Se una sera decidi di fargliela pesare… e scopri che sono due chili!
Se hai vinto una vacanza a Capri, ma ci abiti da trent’anni…
Se dal tuo viso sprigiona una luce, ma è solo perché hai le dita nella presa…
Se il mattino ha l’ oro in bocca, ma tu hai un termometro nel culo…
Se parli sette lingue, ma tutte in italiano…
Se lei ti tiene sulla corda, ma da’ anche un calcio allo sgabello…
Se quando il gioco si fa’ duro, lei e’ gia’ andata via…
Se non ti entra la retro, ma nel retro ti entra…
Se a Capodanno hai trombato, ma poi hai capito che i proverbi sono solo una gran presa per il culo…
Se, messo di fronte ad un sacchetto di tisana, ci metti solo due minuti per fumarla tutta..
Se hai preso il coraggio a due mani, ma poi guardi bene… e non è il coraggio… e forse non servivano nemmeno due mani…
Se il paese va’ a puttane e sono tutti a casa tua…
Se succede tutto questo e tu riesci a mantenere la calma mentre tutti attorno a te hanno perso la testa…Forse non hai capito bene che cazzo sta succedendo
(Flavio Oreglio)
Perdonatemi, sto vivendo anch’io un momento catartico.
Tag:citazioni, comici, flavio oreglio, momento catartico, poesia catartica, se, zelig
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lunedì, 13 ottobre 2008
Penso che gli sms non abbiano svilito il linguaggio: ormai c’è un tale tasso di ignoranza che se uno si sforza di scrivere è comunque un bene. Ogni forma di scrittura anche se abbreviata, contaminata, deviata, imbastardita è sempre meglio che non scrivere nulla.
Dacia Maraini
Computerese, webbese, smessese: l’italiano di oggi. Espressioni come K6, SXO, XKE’, CMQ, XO’, pullulano sui nostri cellulari; termini come POSTO, BLOGGO, SPAMMO, FOLLOWO, REDIRECTO infestano il nostro linguaggio quotidiano. Ma non è tanto di questo che mi cruccio, ché tutte le lingue vive, in quanto tali, si modificano nel tempo (seppur con gran tormento dei puristi). Nutro piuttosto nostalgia per un certo italiano scritto, quello dei libri, degli scrittori. Quello che si differenziava dal parlato per ricchezza lessicale e grammaticale. Così succede che anche storie molto belle come, ad esempio, quella de “La solitudine dei numeri primi” (ma è una tendenza generale) siano scritte in un linguaggio semplice, scarno, periodi brevi e pochi virtuosismi: tipico del parlato appunto.
Mi si obietterà che è solo un bene.
Eppure non riesco a convincermene. Chi non legge solo per assimilare storie ma anche per godere della scrittura stessa, comprenderà la mia malinconia per le subordinate eleganti, gli aggettivi ricercati, le allegorie sinuose.
Il dizionario italiano è pregno di poesia …
Tag:citazioni, computerese, dacia maraini, grammatica, italiano, la solitudine dei numeri primi, lessico, letteratura, libri, lingua, lingua italiana, smssese, t9, webbese, xkè, xò
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lunedì, 22 settembre 2008
Se c’è una persona dei tempi del liceo che, fra tutte, ricordo con sincera nostalgia è il mio professore di fisica e matematica. Non ha mai usato un libro di esercizi – se non per i compiti a casa – lui gli esercizi li improvvisava alla lavagna. Prendeva il suo bel pezzettino di gesso, se lo rigirava fra le dita per un paio di minuti e poi sussurava categorico “scrivete”. Io che non sono mai stata un genio in matematica restavo imbambolata per una manciata di secondi prima di iniziare a copiare: dovevo gustarmela, tutta l’adorazione che nutrivo per quell’uomo che improvvisava le espressioni, così, come io potrei improvvisare una pernacchia. Un dio ai miei occhi. Elegante e composto, un vero signore, era capace però di fulminarti con uscite spiazzanti se dall’alto dei tuoi 15 anni di liceale cercavi, o anche solo pensavi di farlo fesso. Infatti non ci provava nessuno da quando mortificò con una battuta – che capimmo, per la verità, solo a distanza di una settimana – il galletto di turno.
Era l’insegnante con cui potevi parlare di tutto, che ogni tanto si lasciava anche scappare dei poco accademici “cazzo” o “stronzo”. Era il suo modo per conquistare la nostra fiducia. Senza con questo perdere mai la sua autorità su di noi. Insegnare matematica al liceo classico dev’essere triste, per uno che ti calcola a mente 35467 diviso 342 nello stesso tempo che a te serve per metterlo in colonna. Io lo stimavo ancor di più pensando a questo e quasi quasi mi dispiaceva che gli fossimo toccati noi – liceo classico – l’emblema di chi fugge la matematica.
Ma il suo essere speciale si spingeva al di là delle sue capacità prettamente logiche; ci ascoltava e ci parlava come un padre – di più – come un padre che fa gli occhi tristi se hai un problema. Non ricordo nessun altro insegnante che l’abbia fatto. Gli occhi tristi per un mio problema, intendo.
Ho imparato molte più cose da lui, che non dall’insegnante di filosofia, per dire, perché lui contestualizzava tutto, estrapolava concetti e li ricuciva ad arte addosso ai suoi discorsi. E ciascun discorso, si rivelava ogni volta un’utile lezione di vita. Come quella volta che in risposta a una domanda sciocca e provocatoria, piegò Kant al suo volere dicendo: non mi incazzo quasi mai per quello che gli altri dicono di me: ogni giudizio è proporzionale alle capacità di chi lo esprime.* Io mi son detta: – cazzo, è vero! – e ancora oggi, ogni volta che mi ritrovo a pensare a quella perla di saggezza, vorrei rivederlo per dirgli “grazie!”
..ma non l’ho trovato neanche su FaceBook!
*la citazione di kant è – ogni giudizio è proporzionale alle capacità di chi lo esprime
Tag:caruso, citazioni, cultura, donne, filosofia, geni, insegnanti, kant, liceo, liceo classico, luminari, matematica, professori, ricordi, scuola, stefano caruso, uomini
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mercoledì, 23 luglio 2008
Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano.
(W. Shakespeare, Molto rumore per nulla; XV sec d.C.)
Son tutti froci, col culo degli altri.
(tal dei tali, XXI sec d.C.)
Tag:aforismi, cinismo, citazioni, detti, massime, poesia, poesia inglese, riflessioni, satira, shakespeare, stupiddaggini, william shakespeare
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venerdì, 4 luglio 2008
Ore 2:37, rientro a casa. Posso asserire con fermezza che per quanto comode, ben ancorate alla caviglia, e dotate di zeppa, le scarpe da fighetta non son fatte per un lavoro che richieda continuo movimento. I miei piedi doloranti ma finalmente scalzi mi danno impietosamente dell’idiota già da un paio d’ore, mentre le mie puma morbide, avvolgenti, comode, e belle più che mai, sghignazzano alle mie spalle ben conscie del fatto che mi sono mancate tanto mentre mi aspettavano a casa. Tantissimo. Esperimento fallito e tesi confermata, dunque: chi lavora in piedi, con le scarpe alte, e sostiene di star comoda, è una bugiarda. Oltre che imbecille, naturalmente.
In compenso ora sono più saggia. E scalza; la birra fresca, rincasata insieme a me, mi sorride ( e le caprette mi fanno ciao ), dalla finestra aperta tira un venticello sottile, fresco anche lui; il tutto condito dal friggere delle casse del pc che sembra, tal quale, rumore di cicale (giuro). Una perfetta notte d’estate, insomma: silenziosa, fiacca, pigra e dondolante, come piace a me.
citazione del giorno:
La notte ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi.
Jorge Luis Borges
Tag:birra, cicale, citazioni, donne, estate, intimità, jorge luis borges, lavoro, notte, notturna, pensieri, piedi, puma, scarpe, scarpe alte, silenzio, zeppa, zeppe
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mercoledì, 30 aprile 2008
E’ mia abitudine, di tanto in tanto, soffermarmi ad osservare la mia vita come dall’esterno; considerare uno spazio di tempo più o meno significativo e analizzarne l’andamento.
Riflettevo sul fatto che ho ormai quasi trent’anni. Si, è ufficiale, sta diventando il mio chiodo fisso, e scritto a lettere – trent’anni – pesa anche di più. Riflettevo sul fatto che effettivamente nel corso degli anni sono cambiata; non semplicemente cresciuta, ma proprio cambiata. Riflettevo sul fatto che sono sempre più avvezza a gestire il mio universo con un atteggiamento pragmatico, composto, razionale. Riflettevo sul fatto che ho limato nel tempo quella porzione di me più introspettivamente “patetica”, nel senso greco del termine, arrivando, oggi, quasi a vergognarmene, ad esempio rileggendo il mio blog più datato. E non solo per l’uso spropositato di k e la totale incuria nel gestire virgole e spazi. Riflettevo sul fatto che probabilmente ho trascurato di proposito, spinta da errate associazioni, quel mio modo di essere. Inconsciamente, ma di proposito. Riflettevo sul fatto che con ogni probabilità invece, era proprio quella, la parte migliore di me.
citazione del giorno:
“Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore.. sono queste le cose che ti tengono in vita.”
John Keating (L’attimo fuggente)
Tag:amore, anima, bellezza, bilanci, citazioni, confidenze, età, john keating, l'attimo fuggente, meditazioni, poesia, poesie, riflessioni, romanticismo
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