Articoli marcati con tag ‘caffè’

Il buongiorno si vede dal mattino

mercoledì, 11 febbraio 2009

Sono le 8: 30, alzati! Ma porc..! E’ già tardi anche stamattina, dove ho messo le pantofole?  insapona, sciacqua, asciuga, spazzola, infila, allaccia, spruzza e lui è già pronto alla porta – impreca – guarda che capelli!  Un caffè mi salverà.
Buongiorno, buongiorno e buongiorno. Caffè? Uno, due,  tutti. D’accordo, posso farcela: caffettino a te, caffettino a te, ah ah! Adesso tocca a me! Cialdina trallallà, bicchierino trallallà, zuccherino trallallà, palettina trallallà -  “Svuotare cassettino cialde” – Ma Porc..! Smonta, disincastra, sgocciola, svuota, rimonta. Funziona! Cialdina trallallà, bicchierino trallallà, zuccherino trallallà, palettina trallallà – Buongiorno, caffè anche per me? – ARGH!!!!

La dura legge del bar

martedì, 17 giugno 2008

Benché quella della ristorazione da bar sia un’attività che conosco ormai piuttosto bene, tutte le volte che mi ci riavvicino dopo un periodo più o meno lungo di lavoro altro, riesce a stupirmi come fosse la prima volta.
Si perché la clientela tipo del bar ha i connotati di un esemplare raro al mondo, diverso da tutti gli altri esseri umani al mondo. Quando un essere umano qualunque va al bar, si trasforma, subisce una metamorfosi, e diventa “il cliente da bar”, declinato ogni volta in una forma nuova, a seconda delle circostanze, della stagione, e, dicono anche taluni, a seconda della congiunzione astrale nel segno in quel preciso momento.
Prendi, ad esempio, il cliente tiratardi: arriva sistematicamente quando hai già sparecchiato, ripulito, e chiuso la cassa pregustando mentalmente il tuo cuscino che ti aspetta, lì, sul tuo lettuccio adorato. Il tiratardi entra nel locale quasi a tentoni, perché hai già spento tutte le luci e tu stesso ci vedi a malapena, ed esordisce con la fatidica frase: “state chiudendo?“. No, abbiam tirato giù la saracinesca perché ce la tiriamo così tanto che i clienti li facciamo strisciare, per concedergli di consumare da noi. Pirla.
Per non parlare poi del cliente viziato; quello che il caffè lo prende lungo, ma non troppo, macchiato caldo, ma con poco latte, e senza schiuma per carità, la pasta la vuole con la crema, ma senza zucchero a velo sopra, e per favore su un piattino, tagliata in due, ché la camicia è appena lavata. Il viziato è lo stesso che mentre consuma la sua colazione al tavolo ti chiama continuamente per una cosa diversa: “mi presteresti una penna?”, “per caso hai anche un foglio di carta?”, “scusa avresti una sigaretta, sai, sono appena uscito e non le ho ancora comprate”, “che sbadato, avresti anche da accendere?”. Certo, e poi? Vuoi anche due fettine di culo? E’ tagliato fine, eh.
(continua, oh, se continua…)

Na tazzulella ‘e cafè?

venerdì, 11 aprile 2008

caffe italianoChe per un italiano bere un buon caffè all’estero sia una rarità, non è un mistero. Sottolineo per un italiano perché se tutto il resto del mondo trova normale bere tazzoni annacquati dal vago colorito bruno, e noi siamo gli unici al mondo ad attuare la “prova dello zucchero” (il quale deve inabissarsi dolcemente e lentamente, nevvero) per testarne la qualità prima ancora di assaggiarlo, evidentemente sono i nostri gusti a costituire “eccezione”. Per fortuna, aggiungo io.

Quanti di noi viaggiando all’estero hanno mai degustato (ché noi lo degustiamo, mica lo beviamo il caffè) un caffè degno di essere così chiamato? Certo, a cercar bene, con un po’ di fortuna, magari si riesce persino a scovare un localino italiano (= gestito da italiani, nota bene) che ricorda ancora come si faccia il caffè italiano, oppure un autoctono super chic che, una tazzina si una tazzina no, è capace di soprenderci. A cifre spaventevoli naturalmente.

A Praga per esempio esiste un barettino, proprio lungo la strada del mercato, che fa un ottimo caffè, alla modica cifra di 7 euro a tazzina; dopo giorni di astinenza da caffè, un italiano in vacanza (e a Praga ce ne sono veramente tanti) 7 euro per un caffè li paga, oh se li paga. Siamo o non siamo un popolo di viziosi? Lo siamo, lo siamo. E all’estero lo sanno bene. Eccoteli i 7 euri, dammi quel benedetto caffè e possano tornarti in lassativi, dannato ladro.

Ebbene oggi mi capita tra i feed questa notizia e non posso fare a meno di pensare che la colpa deve essere anche un po’ nostra. Insomma ragazzi, smettetela di sorridere mentre dite “questo caffè è una merda” nei bar e nei ristoranti all’estero, che poi quelli ci prendono sul serio.

la macchina del caffè

giovedì, 27 marzo 2008

macchina da caffèE’ il fulcro attorno cui crescono, si modificano, ruotano e si interscambiano le conversazioni sul lavoro. Attorno alla macchina del caffé ci si dà il buongiorno alla mattina, prima di entrare in ufficio ma rigorosamente dopo aver timbrato il cartellino, ché a quel punto puoi perdere tutto il tempo che vuoi, tanto più che i capi arriveranno solo più tardi, quindi di tempo ne hai..

Attorno alla macchina del caffè chiacchieri, sorridi, ridi e scherzi con tutti, ché di tempo per parlare male a turno di ognuno, ne avrai per tutto il resto della giornata, a seconda “di cosa parlerai con chi” oggi. In qualche modo bisogna pur far passare le otto ore.

E’ l’altare della socialità aziendale la macchina del caffè, l’oasi comunitaria al cui cospetto ci si ama tutti e tutti si va  d’accordo, senza distinzioni di competenze, salari, razza e religione. Uno strumento sociale, insomma, che rende tutti più buoni, più simpatici, più amichevoli tutti per uno, uno per tutti. Se vuoi socializzare con i colleghi, cercali di primo mattino alla macchina del caffè.

E infatti io cerco sempre di arrivarci quando non c’è ancora nessuno.