Per una fortuita coincidenza, questo blog porta lo stesso nome di un libro di grammatica molto ricercato sul web. Lo scopro proprio grazie alle numerose occorrenze della voce “a chiare lettere” tra le chiavi di ricerca che conducono ignari e presto delusi naviganti su queste pagine, le quali pagine possono essere definite in ogni modo, ma niente hanno a che vedere con un testo scolastico. Ebbene, mortificata per questi equivoci ricorrenti, ho deciso di dare un taglio culturale al mio blog, all “a chiare lettere de noantri”, e di iniziare a fornire indicazioni che in qualche maniera possano soddisfare le ricerche di un’utenza certamente accorta e distinta, da tenere perciò in buon conto.

Iniziamo, dunque, con la prima lezione di grammatica (riciclando un mio vecchio post, di un mio vecchio blog, che solo due o tre di voi potranno, forse, ricordare. Ed una di quelli sono io): oggi parliamo dell’articolo determinativo:

L’articolo determinativo si distingue per genere e numero a seconda del termine cui si riferisce. Ma vediamo subito un esempio:

LA PISTOLA

IL PISTOLA

Spero di essere stata esaustiva. Grazie per l’attenzione ed arrivederci alla prossima lezione

Cari naviganti che per oscure ragioni utilizzate ancora MSIE6.0, se arrivando qui trovate le gambe di questa bella biondina qui di fianco mozzate, non sorprendetevi, e non prendetevela con me. L’unica e sola ragione di ciò risiede proprio nelle caratteristiche del browser che state usando. Non conformandosi agli standard del W3C, reagisce anarchicamente al lavoro di designer e sviluppatori, i quali possono rimediare solo con del lavoro in piĂą da dedicare alle eccezioni che questo browser presenta. Tutto questo discorso, oltre che per far finta di capirci una cifra in fatto di standard e quindi gingillarmi ai vostri occhi, per dirvi che da oggi sostengo l’idea Save The Developers, perchĂ© anche volendo accomodare il codice del template, non avrei piĂą su nessun pc il browser in questione per testarne l’efficacia, ma soprattutto perchĂ© faccio il tifo per lo smaltimento dell’obsoleto. Dunque, se d’ora in avanti vedrete su questo blog discendere dall’alto un bannerino che vi consiglia di aggiornarvi, cliccatelo, e avrete salvato un developer. Scoprirete poi che il web è piĂą bello ed ordinato di quanto fino ad oggi avevate creduto.

girasoleEd oggi l’ho sentito chiaramente.

Grazie all’ora legale in vigore da domenica, oggi alle 17.30, rientrando dal lavoro, tutto aveva un sapore diverso. PiĂą luce, piĂą vita, piĂą colori per strada e, di riflesso, piĂą vita anche dentro di me. Il sole ancora alto, il mare calmo del pomeriggio ben visibile lungo il tragitto verso casa, la gente in bicicletta, in spiaggia o a passeggio sul lungo mare, in casa le finestre spalancate al rientro. Tutto, profumava di primavera. Tutto questo mi ha messo addosso un piacevole senso di inquietudine. Eccitazione mista ad ansia, l’ansia di voler respirare un sole nuovo e il desiderio si assorbire piĂą luce. L’inverno è finito e la bella stagione in arrivo mi rende inquieta. Ho voglia di andare al mare, di svestirmi per il caldo, di camminare, correre, cantare, gridare. Ho voglia di ridere, parlare, “fare”. Quando la luce del giorno si protrae fino a tardi, il buio della sera è ancor piĂą avvolgente, atteso, gustoso. Amo la luce, perchĂ© alimenta i sogni della sera, e nutre gli animali notturni.

in fede Teiluj il 31 Marzo 2008
categorie: karma

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Questo è il primo, spero di una lunga serie, video realizzato con il mio Adobe Premiere Elements nuovo di pacca! Si tratta di un random fotografico estratto dai viaggi fatti in questi ultimi due anni circa, accompagnato da una splendida “Just the two of us”.

Può anche non fregarvene una cippa, ma il blog è mio, e pubblico quel che dico io. Così, giusto per dire.

in fede Teiluj il 30 Marzo 2008
categorie: eventi, viaggi illustrati

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macchina da caffèE’ il fulcro attorno cui crescono, si modificano, ruotano e si interscambiano le conversazioni sul lavoro. Attorno alla macchina del caffé ci si dà il buongiorno alla mattina, prima di entrare in ufficio ma rigorosamente dopo aver timbrato il cartellino, ché a quel punto puoi perdere tutto il tempo che vuoi, tanto più che i capi arriveranno solo più tardi, quindi di tempo ne hai..

Attorno alla macchina del caffè chiacchieri, sorridi, ridi e scherzi con tutti, ché di tempo per parlare male a turno di ognuno, ne avrai per tutto il resto della giornata, a seconda "di cosa parlerai con chi" oggi. In qualche modo bisogna pur far passare le otto ore.

E’ l’altare della socialità aziendale la macchina del caffè, l’oasi comunitaria al cui cospetto ci si ama tutti e tutti si va  daccordo, senza distinzioni di competenze, salari, razza e religione. Uno strumento sociale, insomma, che rende tutti più buoni, più simpatici, più amichevoli tutti per uno, uno per tutti. Se vuoi socializzare con i colleghi, cercali di primo mattino alla macchina del caffè.

E infatti io cerco sempre di arrivarci quando non c’è ancora nessuno.

in fede Teiluj il 27 Marzo 2008
categorie: societĂ  e cultura, sproloqui

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Non ho idea di cosa dica questo video, dal momento che qui in ufficio ho le casse rigorosamente spente, ma dalle immagini mi è sembrato interessante. Che ho postato?

in fede Teiluj il 26 Marzo 2008
categorie: sclero, societĂ  e cultura

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Premessa: quanto segue non nasce da riferimenti reali. Tutto ciò che leggerete, dunque, non è da considerarsi autobiografico, ed ogni riferimento a fatti o persone è PURAMENTE CASUALE. Data l’entitĂ  dei contenuti, e la notorietĂ  della mia relazione amorosa, sottolineo la natura fortemente ipotetica et immaginifica di tutto quanto sotto esposto. Un ringraziamento particolare al conte paz per avermi ispirato sull’argomento chiacchierando su twitter in questa sera di fine week-end-lungo.

Signore, signori, uomini e donne che avete giĂ  vissuto, almeno una volta, l’esperienza del tradimento; ragazze e ragazzi, dal cuore infranto che avete sprecato lacrime e fegato sotto il peso delle cosiddette “corna”, quante volte avete pronunciato, dinanzi alla triste evidenza dei fatti, frasi come: “cos’ha lei/lui che io non ho!” oppure, “credevo di essere l’unica/o per te” e via dicendo?

Da donna posso affermare con assoluta decisione che il dolore piĂą grande in un’eventualitĂ  di questo tipo deriva, non tanto dal fatto di aver perso ciò che consideravamo il nostro bene piĂą alto e prezioso, quanto piuttosto dal dover ammettere una sconfitta nella competizione con qualcun altro. Diciamolo. Si tratta di una perdita che va ben oltre l’oggetto del nostro amore, che ci ferisce in profonditĂ  perchĂ© mina la nostra autostima, il nostro orgoglio, il nostro amor proprio (a tal proposito rimando per approfondimenti alla visione di un classico, “Harry ti presento Sally”, in cui la teoria è ben esplicata nella seconda parte del film, quando lei si dispera alla notizia del prossimo matrimonio di un ex del quale non le importa un fico secco. Ma per il sol fatto di aver chiesto in sposa qualcuno che non è lei, innesca nella protagonista un personalissimo e disperatissimo dolore).

E’ per questo spirito “competitivo”, per i connotati altamente egocentrici dettati dalla “sindrome da prima donna” che una donna, appunto, soffre tantissimo; e sono sicura che neanche gli uomini ne sono del tutto immuni. Ed è per questo che, in caso di tradimento, personalmente credo che sapere di essere stata tradita non per una donna, ma per un uomo, mi consolerebbe non poco.

Pensateci: se il mio uomo mi tradisse sarebbe un dramma, certo, ma se mi tradisse, se mi lasciasse per un’altra donna sarebbe un dramma doppio, per i motivi sopra elencati. Se invece mi lasciasse per un uomo.. beh.. non avrei di che rimproverarmi, e soprattutto, sarebbe superflua ed anzi addirittura rassicurante la fatidica domanda: “cos’ha lui che io non ho”…

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