A Chiare Lettere

Prima dell’utilizzo leggere attentamente il foglietto illustrativo

Gne gne gne!

14Aprile

Ebbene, probabilmente molti di voi, come me, si chiedono, o si sono chiesti, cosa cacchio fosse questa storia delle faine che ogni due e tre capita di leggere su blog altrui, molti altri lo sanno già proprio perché hanno ricevuto l’invito a partecipare al blog. Io no. Cioè, nessuno mi ha invitato in quel blog! E senza essere invitati, non si può neanche vedere com’è fatto quel blog! Ma dico, vi rendete conto? Dico a voi faine! Vi rendete conto che per una cosa del genere milioni e milioni di persone sono morte? Si, morte. Curiosità fulminante, dieci minuti e PUFH! Non ci sei più! E non si fa mica così eh!

Voi  non mi invitate? Mi lasciate fuori? Mi emarginate? Mi fate soffrire così?

E allora io me lo apro da sola un blog collettivo per mustelidi, ecco! E lo lascio pubblico, perché al contrario di voi cattivi senza cuore io sono buona, anzi no, IRREPRENSIBILE, anzi no, per essere più precisa ancora, IO SONO UN IRREPRENSIBILE FURETTO, ecco! E i miei amici sono anche meglio dei vostri! E mio papà c’ha il telefonino più bello di quello dei vostri papà, ecco! Ah ah ah! Gne gne gne gne!

 

 

AGGIORNAMENTO DEL 18/04/07

 

Signore e signori, furetti e faine, sono lieta di annunciarvi che finalmente ho ottenuto anche io, spontaneamente, solertemente, con trasporto e senza pressione alcuna, ne converrete, un invito di partecipazione alla Tana delle Luride Faine! Essendomi nel frattempo tramutata in furetto, ed avendo dato vita in prima persona alla Stamberga di cui sopra, conserverò come prima identità quella di furetto, accettando comunque con gioia l’invito al libero accesso alla tana.

Pertanto(!), con coscienza cingo della fascia di "tessera onoraria" il mio banner da faina, sperando di riuscire a non smarrire del tutto la mia identità in mezzo a questo trambusto animale!

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L’amore di mamma e papà

11Aprile

Il primo gesto d’amore di un genitore nei confronti di un figlio in arrivo, è secondo me la scelta del nome da dare al nascituro. E’ importantissimo, perché l’identità di ogni creatura inizia proprio da lì; le radici su cui si costruirà la personalità propria di ogni individuo stanno proprio nel nome che mamma e papà hanno scelto per lui quando non poteva farlo da solo. Un atto d’amore e di responsabilità, quindi, che per tutta la vita resta attaccato addosso e sarà per sempre il primo tratto distintivo di quella persona, prima ancora del titolo di studio, prima ancora della professione, prima del colore degli occhi o dei capelli, quando si presenterà a qualcuno lui sarà quel nome, ovunque e per tutti, sempre. Splendido vero? Allora io voglio dire grazie ai miei genitori. Grazie, mamma e papà, perché avete avuto gusto e buon senso nello scegliere un nome per me. Grazie per l’amore e l’impegno che mi avete dimostrato dal giorno della mia venuta al mondo. Grazie per non essere stati bastardi e stronzi come i genitori di questi sciagurati qua sotto:  

Luce SCALA

MERLO Modesto

Italia Libera REDENTA

SOLE Blu

Santa PAZIENZA

Gelsomino MALATO

POMPA Angelica

TROMBO Felice

Benedetta TOPA

UCCELLO Santo

USALA Benedetta Daniela

BOCCHINO Fortunato

FIGONA Bella

Felice DELLA SEGA

PASSERA Bianca 

STRANO Concetto

CHIAPPETTA Divina

Eros PELOSO

PIZZA Margherita

SACCO’ Tino

ADESSO Ribalta

Luca GAZZO

CHIAPPA Rosa

SPARGISALE Marino

LAUNO Bianca

Massimo VOLTAGGIO

ZOCCO Lara

NANO Felice

PISCIA Tranquilla

ERI Fortunato

TROIA Desiderata

MELIS Vito

 

P.S. i nomi riportati esistono realmente, e sono stati raccolti dagli elenchi telefonici disponibili in rete da quelli di Nomix.it

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Gli Splinderelli

28Marzo

Ovvero: antologia delle tecniche di abbordaggio della blogosfera.

 [con riferimento specifico ai PVT ricevuti, da cui i brani sono estratti]

Capitolo Uno: Il Languido…

I puntini di sospensione e le brevità sono la principale caratteristica di questo esemplare; apparentemente schivo e inoffensivo il Languido è il tipico blogger che non si espone se non è sicuro di avere di fronte una preda facile. Dal passo felpato, il Languido si insinua nei PVT con aria innocente, per non spaventare la preda, lasciando ai puntini di sospensione il compito di lasciare intendere. Vediamo un esempio:

Da: lansdale  

Oggetto: ciao…

Data: 26 Gennaio, 2007 - 11:53

Messaggio: ciao…

 

 

Capitolo Due: L’Inserzionista

Questo esemplare non ha un habitat specifico: gli studi degli ultimi anni hanno rinvenuto forme di vita del tutto simili anche in altri ambienti virtuali, tutti quelli in cui esista una minima percentuale di interattività. L’Inserzionista entra in calore alla prima luna dell’anno e rimane in questo stadio fino alla prima luna dell’anno successivo. Il suo approccio è standard, non ricorre ad inutili stratagemmi ma cerca subito di instaurare con la preda un clima di naturale ed immediato interscambio per affrettare quanto più possibile la seconda e più rara fase d’approccio, quella denominata “Ora ci conosciamo, quando si tromba?”. Ecco un esempio:

Da: albertor   

Oggetto: Ciao

Data: 21 Gennaio, 2007 - 00:32

Messaggio: Ciao come stai? Io sono Alberto da Torino ho 28 anni sono architetto lavoro presso uno studio di architettura da mio cugino, tu invece cosa fai? Avrei piacere di approfondire la nostra conoscenza. Ti lascio l’indirizzo di chat che è a.reinaud@msn.it ti lascio inoltre l’indirizzo e-mail che è a.reinaud@libero.it. Tu lasciami i tuoi così ci possiamo contattare. Un bacio Alby a presto!!!!!!!!!!

 

 

Capitolo Tre: il Marpione

Il Marpione appartiene ad una specie più subdola. Dotato di pazienza, studia il territorio su cui ha deciso di attaccare al fine di rintracciare eventuali punti deboli della preda. I fondamenti  d’approccio sono normalmente tre: a)  accattivare la preda con un qualche complimento; b) avvalorare il complimento fingendo una qualche condivisione di interessi; c) accattivare la preda con battute di spirito. Ecco un esempio:

Da: pdick  

Oggetto: in tutta franchezza

Data: 21 Marzo, 2007 - 13:01

Messaggio: Ho dato un’occhiata al suo blog, ma la cosa che più m’ha colpito è il colore dell’iride: è … sembra finto, tanto è bello. In ogni caso anch’io ho amato il Maestro e la di lui amante Margherita, e il diavolo e i suoi buffi compari.

Saluti. p.s. le catene di sant’antonio le ha inventate san ciro, e le ha chiamate così perchè voleva screditare il padovano, del quale provava propfonda invidia.

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A proposito di quote rosa

9Marzo

«Ancora con i provvedimenti emergenziali? Ma allora le donne sono davvero parte della politica! Guardi, sono accettabili in Afghanistan, in Marocco. Non in Italia.[…] A me sembra che noi donne dovremmo ritenere e cercare di valere ben oltre la semplice appartenenza a un genere». [fonte]

 

Chi l’ha detto? Una donna. Una donna che ricopre da anni una carica politica di un certo rilievo. Una donna che è entrata in politica, non dalla finestra, ma per merito. Una donna con le palle. Ma donna.

 

La Bonino è un esempio. Di donne in politica, in Italia, ce ne sono poche. Ma ci sono. Come hanno fatto? Sono state BRAVE! Nessuno le ha messe lì pensando: povere rincoglionite, le donne, diamogli un’aiutino, o non ce la faranno mai. No. Al pari dei colleghi uomini hanno lavorato, e al pari dei colleghi si sono distinte. Per MERITO. E per merito sono ancora li, perché in Italia ci sono si un mucchio di problemi, ma il ghetto delle donne non esiste davvero, e anzi, ci sono donne che riescono a fare delle minchiate pur essendo in politica senza il bisogno delle quote rosa. Figuriamoci se arrivasse gente per “concessione”.

Esistono donne capaci e donne inette, così come esistono uomini capaci e uomini inetti. Se devo scegliere di affidare responsabilità politiche a uomini inetti, piuttosto che a donne capaci,  scelgo le donne capaci. Se devo scegliere tra donne inette, e uomini capaci, scelgo uomini capaci. Se devo scegliere tra donne capaci, e uomini capaci, scelgo secondo l’ideologia più consona alla mia. Ma se devo scegliere tra uomini capaci, e donne a quote, beh, scelgo uomini capaci. La “regola del vantaggio” perché rappresento una minoranza mi priva di dignità, e anche laddove del merito l’avessi davvero, lede la mia credibilità e l’offende. Se sei raccomandato, e le quote rosa all’atto pratico non sono che raccomandazioni,  non sei credibile né rispettabile. E rappresenti per di più una manifesta discriminazione. Discriminazione al contrario, ma discriminazione: perché per prendere te, per via di quote imposte, ho tagliato fuori qualcuno che per MERITO valeva di più, senza nemmeno valutarlo. E questo vale per le donne, per i neri, per gli handicappati, per i gay, e per tutte quelle “minoranze” (e quanto odio l’idea di appartenere ad un genere che si definisce “minoranza”) che a pari diritti non riescono ad emergere in determinati ambiti. Una società dovrebbe ambire ad un sistema MERITOCRATICO, e non cooptativo. Quella del “le donne capiscono meglio le donne” è una favola sciocca, strumentale e falsa. Conosco donne che ucciderei personalmente per quanto distanti siano dal mio modo di concepire l’essere donna. E sono tante. E tante mi ucciderebbero per lo stesso motivo. Smettiamola con questa rivendicazione di appartenenza al “genere”, e impegnamoci piuttosto a fortificare la nostra dignità di INDIVIDUI capaci e meritevoli. 

Le donne sono diverse dagli uomini ma hanno gli stessi diritti. E gli stessi diritti devono rivendicare se si sentono al pari degli uomini. Chiedere dei vantaggi è vergognoso oltre che umiliante. E’ come se ad una corsa cui partecipassero un nano ed uno spilungone si stabilisse che il nano deve partire mezz’ora prima. Se voglio il vantaggio, ammetto di essere quel nano, e se anche vincessi, sarei un vincitore nano.

E io sottoscrivo in pieno l’articolo che ho citato.

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Festa delle donne?

8Marzo

L’8 marzo 1908, in una fabbrica tessile di New York, morirono bruciate in un incendio 129 donne. In quei giorni le 129 operaie si stavano mobilitando contro le brutali e inumane condizioni di lavoro imposte. Per impedire lo sciopero il padrone le aveva rinchiuse nello stabilimento. Allo scoppio dell’incendio si trovarono quindi intrappolate e per nessuna fu possibile una via di scampo. E noi, donne emancipate dell’occidente evoluto che facciamo??? Festeggiamo l’anniversario di una strage. Senza contare che burka e abusi sono ancora l’attualità per le donne afgane; che in Sudan le donne sono ancora oggi sottoposte all’infibulazione; che è fra le stesse mura domestiche che si consuma ogni giorno il maggior numero di violenze sulle donne.

Quindi, stasera, voi che vi credete emancipate, andate pure fuori a fare le pecore per locali squallidi, e starnazzate per strada dopo esservi ubbriacate in gregge. Poi, quando sarete tornate a casa,  rimetterete il vostro grembiulino, ripulirete il lerciume accumulato in vostra assenza, e recuperete lo stronzo che avete scelto di servire (che avrà approfittato di questo gioioso evento per scoparsi l’amante senza problemi di orario) per poi andare a dormire. Domani riavrete la vostra stupida vita priva di domande e coscienza.

Si, in effetti gli auguri vi servono proprio.

 

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Un giorno scopriremo chi ha inventato le catene di Sant’Antonio..

5Marzo

Se dicessi che il maggior numero di libri che ho letto nel corso della mia esistenza si impernia sulla letteratura poetica, nessuno mi crederebbe, o peggio invece si..

Una gran verità è che sono una schifosa snob in fatto di libri, della peggior specie. Prediligo i classici della letteratura alla narrativa post-moderna (intendendo con post-moderna tutto ciò che ancora non è finito nella storia della letteratura, e sperando, in alcuni casi, che mai ci riesca), ed è altresì vero che per lo stesso motivo non ho un bagaglio sconfinato di letture portate a termine.

Come mea culpa credo sia sufficiente. Detto questo, come catena malefica passatami da Novecento vuole, passerò in rassegna tre libri che consiglierei a tutti, e poi, con tutto l’acido che la sindrome premestruale è capace di infondermi, vi parlerò anche di tre libri che invece ho iniziato, e mai finito, perché scagliati via lontano con disgusto. Da brava schifosa snob, appunto.

TRE RECENSIONI PRO:

“Il Maestro e Margherita” – Michail Bulgakov

[…] Dimostrava una quarantina d’anni. La bocca storta. Ben rasato. Bruno. L’occhio destro nero, quello sinistro, stranamente verde. Sopracciglia nere, ma una più alta dell’altra. In poche parole, un forestiero.

Il diavolo in persona, e la sua brigata di bizzarri figuri si aggirano nella Mosca stalinista degli anni ’30, portando scompiglio nelle vite di chi li incrocia. E’ un romanzo magico, che intreccia storie e suggestioni per mezzo di artifici allegorici ed eventi fantastici. Surreale, metafisico, satirico, tragicomico; non è una lettura rilassante, ma tiene col fiato sospeso e fa palpitare il cuore. Travolgente e affascinante, ogni personaggio ha una forte caratterizzazione ricca di sfumature. Mai ostentato, né scontato.

“I dolori del giovane Werther” – J. Wolfgang Goethe

[…]pigrizia e malintesi producono in questo mondo forse più imbrogli di quanto non facciano gli inganni e la cattiveria. Per lo meno questi ultimi sono certamente più rari.

Da emblematico caposaldo dello Sturm und Drang qual è, questo libro è splendidamente stucchevole e lacrimevole. Il linguaggio usato, il tenore generale delle lettere di Werther di cui è composto, i personaggi che egli stesso ci racconta, i paesaggi, tutto potrebbe esser riscritto in versi senza spostarsi di significato. Sconsigliato quindi a chi non ha una particolare simpatia per il genere. Io l’ho letto tre volte, per il gusto di piangere ancora dopo la prima.

“Il linguaggio dimenticato” – Erich Fromm

[…]nei nostri sogni non soltanto siamo meno ragionevoli e meno discreti, ma siamo anche più intelligenti, più saggi e più capaci di giudicare che non quando siamo svegli.

Ovvero il linguaggio dei sogni, e dei simboli più in generale, analizzato da chi fra i primi finalmente ha segnato un’evoluzione rispetto alla psicanalisi di Freud, pur essendone un diretto discendente. Illuminante e rassicurante per certi aspetti, un saggio che scorre come fosse un testo narrativo; lo lessi quando la mia attrazione per la psicologia era forte della mia curiosità adolescenziale, e mi ha arricchito tanto in termini di sicurezza, rispetto a cose che potevo solo immaginare probabili.

Con la cognizione di oggi, posso definirlo un libro interessante anche da un punto di vista più filosofico.

TRE RECENSIONI CONTRO:

“Va dove ti porta il cuore” – Susanna Tamaro

Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Questa mattina, in giardino, mi sono fermata a lungo davanti alla tua rosa. Nonostante sia autunno inoltrato, spicca con il suo color porpora, solitaria e arrogante, sul resto della vegetazione ormai spenta.”

Il trionfo della banalità e della pesantezza. L’emblema del sentimentalismo ostentato, e cercato a fatica, e ad ogni costo. Il testo trasuda di innaturale partecipazione compassionevole, il linguaggio è ruvidamente tenuto insieme da macchinose quanto poco convincenti esposizioni pseudo-romantiche che sembrano dire per ogni virgola:” e adesso che cazzo mi invento”. Cestinato dopo circa trenta pagine per nausee violente.

“L’Alchimista” - Paulo Coelho

Il ragazzo si chiamava Santiago. Stava cominciando a imbrunire quando giunse con il suo gregge davanti a una vecchia chiesa abbandonata

Mistico e profetico oltre i limiti dell’umana tolleranza. C’è questo pastorello di dubbio equilibrio psichico che gironzola attraverso il nulla e intrattiene rapporti ambigui con le sue pecore. Si inseguono e si ripetono allo sfinimento precetti divinatori stile “io sono la via la verità la vita”, misti ad allucinazioni karmiche. Ho riso tantissimo. Dimenticato da qualche parte dopo qualche capitolo.

“La rabbia e l’orgoglio” – Oriana Fallaci

[…]sono molto, molto arrabbiata. Arrabbiata d’una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso.

Questo il tenore che si respira fin dalla prefazione. Incute terrore. Prima di qualsiasi possibile commento, fa paura.. Restituito all’imprestatario immediatamente dopo il punto. Della prefazione, appunto.

Giro la catena a campanellino, hubrys e coprofilo. Nella mia infinità bontà amplio le condizioni di questa catena maledetta, in modo tale che i tre prescelti possano decidere liberamente di recensire tre libri IN , oppure tre libri OUT, oppure tre In e tre OUT.

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Mai più senza

28Febbraio

Ci sono cose nella vita difficili, ostiche, noiose; una di queste è sicuramente infilare un preservativo. Del resto se le varie case produttrici sprecano della carta per le istruzioni d’uso del suddetto, è segno che non sia così facile. Provate a seguirle, quelle istruzioni,  sono minuziose e precise al punto da spiegare, che la confezione va aperta, senza usare le unghie, ma neanche le forbici, e neanche il macete. Che il profilattico va usato prima, attenzione, e non dopo l’eiaculazione. Lo so, sembra strano, ma pare che metterlo dopo non sortisca prevenzione alcuna. Che lo si deve usare una volta sola, mi raccomando, non fate i tirchi cercando di riciclare quelli usati. Che bisogna evitare che lo sperma entri in contatto con il partner, non pensiate di dare la colpa al profilattico poi se  dal cassetto del comodino non ha funzionato. Che bisogna stare attenti alle bolle d’aria negli spazi vuoti, senz’offesa per la vostra virilità, s’intende.  Insomma: strappa, gira, strizza, srotola, se ne sono andati buoni buoni cinque minuti, e con loro anche il momento propizio.

 

Ecco, se almeno una volta nella vita vi siete trovati in una situazione del genere, la soluzione ideata dal sudafricano (e mi risparmierò troppo facili malizie sulla garanzia che questo assicura) Roelf Mulder è quello che fa per voi. Si chiama “Pronto”, e già questo la dice lunga (ogni doppio senso è frutto di coincidenze); si tratta di un applicatore di preservativi che vi toglie dall’impaccio in 3 secondi netti. Il progettista ha impiegato “6 anni 6” della sua vita nello studio di questo dispositivo del cazzo (sfido chiunque a negare che lo sia!), e ha pure vinto il primo premio all’Expo del design di Città del Capo, come il più bello tra i 14 oggetti presentati. E in effetti il rosso fuoco è sempre stato un colore favoloso. Va su tutto. Se potessi, lo indosserei anche io. La chicca della gara pare sia stata proprio la dimostrazione del prodotto; voci di corridoio riferiscono di urla osannanti e lacrime di commozione tra i presenti.

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