Mi sono sempre chiesta:
… ma la E, con l’accento, copula?
in fede Teiluj il 9 Novembre 2007
categorie: greatest hits, massimi sistemi, sclero, sproloqui
Scrivi un commento
Esistono blog tristi, e blog felici. O meglio: esistono blog in cui il tenore predominante è malinconico, nostalgico, fortemente introspettivo e meditativo, criptico, noir. Altri in cui il cazzeggio è la chiave di volta, l’ironia il portone, la satira e lo sberleffo le finestre sul cortile e grasse, grasse risate di sottofondo il cortile verdeggiante.
Il mio è un blog felice. Lo tratto bene, lo nutro con amore, gli cambio l’acqua regolarmente, e lui cresce serenamente. Ho avuto anche io un blog triste. Era insicuro, timido, e si nascondeva dietro metafore e allegorie per non esporsi. Però parlava bene. Probabilmente era persino più educato e rispettoso del mio blog attuale, anche se meno di compagnia con quel suo costante muso lungo .
E allora mi torna in mente una mia professoressa di lettere della prima media.
Lei adorava Leopardi, era una sua “fan” sfegatata. Le sue ore di lezione erano persino imbarazzanti a volte, quando arrivammo a Leopardi, perché era capace di piangere. Si , piangeva tanto le piaceva.
Fu lei a pronunciare una frase tanto significativa quanto inquietante che mi torna in mente tutte le volte che mi trovo di fronte a testi belli, ma profondamente tristi.
Disse esattamente così: Leopardi scriveva quel che sentiva, e quel che sentiva era una profonda inadeguatezza. La sua condizione di storpio lo tormentò per tutta la vita. E noi dobbiamo esserne felici, perché se così non fosse stato, oggi non avremmo avuto tanta e tale poesia..
Ora, sorvolando sulle mie personali considerazioni riguardo a Leopardi, il suo intento era quello di rendergli omaggio.
Ma tutto sommato io credo che fosse proprio stronza.
in fede Teiluj il 5 Novembre 2007
categorie: sclero, sproloqui
Scrivi un commento
Lo so.
Lo so che state tutti aspettando il post della mia intervista.
Ma oggi piove.
Il rumore della pioggia è insistente e costante, sembra non volersi fermare più. Fa freddo, e dal cielo grigio grigio, là fuori, arriva poca luce. Grigia anche lei. Le ruote delle auto sulla strada poco distante sottolineano gli scrosci e si mescolano al vento. E la mia meteoropatia galoppa.
Così l’umore si fa denso, i sensi si introvèrtono, e i pensieri fioccano pesanti su immagini ovattate e sogni intrisi di miele e vagiti. L’universo si restringe, tutto compresso in un unico boato sordo. E tu, e noi. E un insistente ritornello sul cuore. La poesia che sento, e quella che adesso vorrei ascoltare.
Ok, parentesi patetica conclusa. Per riprendervi, guardate pure questo video:
in fede Teiluj il 22 Ottobre 2007
categorie: sclero, serius materials, sproloqui
Scrivi un commento
Ehi, pss pss, dico a te. Si, te. Proprio te, che guardi con quella faccia lì, ti sto parlando, diamine, smettila di fissarmi e dimmi, piuttosto: mi conosci?
No, perché io in questo momento non capisco bene che ci faccia qui. Che ci faccio qui?
Hai visto per caso da dove arrivavo? Mi sai dire cosa ci ero venuta a fare qui?
Telefono, indirizzo, cognome, nome. Li sai?
Ehi! No dai, dove vai! Aspetta!
Ho una penna in mano, e nell’altra un taccuino. Sono una giornalista per caso? Una studentessa che si è smarrita? Una spia una cartomante un paroliere una poetessa una turista? Cosa sono?
E’ una casa questa? Vedo delle finestre aperte, ninnoli sui mobili. Che strano mobilio.
Oh! Dove scappi! E perché eri qui? Se sei venuto qui allora avevi un motivo per venire qui. O eri di passaggio? Che motivo avevi? Ne avevi?
E poi, chi sei tu?
E io, chi sono?
in fede Teiluj il 15 Ottobre 2007
categorie: sclero, sproloqui
Scrivi un commento
Forse non tutti sanno che, la grammatica italiana ha accettato (?) solo di recente l’articolo “il” o “un” davanti alla parola “pneumatico”. Già. L’accezione corretta vorrebbe che si dicesse “uno pneumatico, lo pneumatico, gli pneumatici”. Ma ormai nessuno lo usa più . Ormai esiste una cospicua maggioranza che dice “il pneumatico, un pneumatico, i pneumatici”.
Embè? Direte voi. E’ un esempio, dico io.
Personalmente rimango ancora legata all’articolo che spezza la sequenza di consonanti, alla norma grammaticale di quando andavo a scuola io. Ma solo le lingue morte non cambiano, e bisogna accettare che l’uso abbia la meglio sulle regole. E’ questo che fa di una lingua, parlata e scritta, una lingua viva.
Embè? Direte voi. E’ un esempio, calma, dico io.
Mia nonna è morta. Mia nonna non ha avuto il tempo di imparare le nuove tecnologie. Mia nonna forse “pneumatico non l’ha mai detto in vita sua, ma se voleva parlare con i suoi figli usava il telefono, e le sembrava un miracolo che stando a Reggio Calabria potesse sentire la voce di suo figlio a Bologna. Mia nonna forse avrebbe voluto dirlo a tutti quali erano le cose che le sembravano miracoli, ma era già tanto, per lei, aver imparato a comporre i numeri dei figli sul telefono.
Embè? Direte voi. E’ una metafora, suvvia.
Mia nonna, Internet, non ha avuto il tempo di scoprire cosa fosse. Perdeva soldi e tempo a telefonare in giro per l’Italia per scambiare due chiacchiere, per raccontare cosa le faceva male, e non sapeva che avrebbe potuto, a costo zero, fare un elenco dei suoi acciacchi e pubblicarlo su un blog. Si sarebbe alleggerita di ciò che voleva dire, forse avrebbe cercato di instaurare un rapporto amoroso con un dottore di Ravenna, forse avrebbe solo sfogato i suoi lamenti senza per questo sentirsi dare della noiosa. Perché, fra tutti, in rete esiste di certo qualcuno che l’avrebbe trovata interessante. La rete, oggi, è il mondo stesso. Il mondo di oggi.
Mia nonna però è morta prima di impararlo.
Embè? Direte voi. Embé una cippa dico io. Rompicoglioni..
Sottotitoli alla pagina 777
Aggiornamento del 22/10/07
A Chiare Lettere lancia la campagna "Io dico LO!", per avversare l’uso improprio dell’articolo "il" davanti alla parola "pneumatico". Chiunque volesse sostenere l’iniziativa può prelevare il bannerino:

in fede Teiluj il 9 Ottobre 2007
categorie: sclero, sproloqui
Scrivi un commento
Teiluj scrive (14.10):
senti
Novecento@Work scrive (14.10):
sento
Teiluj scrive (14.10):
siccome io mi sento benissimo
Teiluj scrive (14.11):
..sono rilassata
Teiluj scrive (14.11):
..non ho ansie
Teiluj scrive (14.11):
..non ho pressioni
Teiluj scrive (14.11):
ti va se a fare la spesa ci andiamo insieme, più tardi, quando torni?
Novecento@Work scrive (14.11):
ahahahah
Teiluj scrive (14.11):
…
Novecento@Work scrive (14.11):
tanto per poterti poi sentire male?
Teiluj scrive (14.12):
no no.. se ci andiamo insieme non mi pesa
Teiluj scrive (14.12):
per il sol fatto che siamo insieme, io e te, amore mio dolcissimo
Novecento@Work scrive (14.12):
non è che sia il mio sogno tornare a casa per andare a far la spesa
Novecento@Work scrive (14.12):
ma se è indispensabile, ok
Teiluj scrive (14.12):
che si vada.. si, lo è, o almeno così urlano i topi in frigo
Teiluj scrive (14.13):
ma… se per te è un peso, un sacrificio troppo grande, ecco..
Teiluj scrive (14.13):
io .. potrei farmi forza, per quanto sia dura, e andarci.. tutta sola
Novecento@Work scrive (14.13):
ti conviene sbrigarti allora
Novecento@Work scrive (14.13):
a quest’ora c’è meno gente
Teiluj scrive (14.14):
…
Oggi pomeriggio si guardava su sky le qualificazioni per il GP di domani. Non so esattamente perché, ma tra le altre, han trasmesso le immagini di Schumacher in lacrime, quando raggiunse il record di vittorie ottenuto da Senna. Era Emozionato e piangeva. Dall’emozione piangeva. Stava a testa bassa, per nascondere il volto sotto la visiera da campione e piangeva di gioia. Non me ne frega un gran che, francamente, delle lacrime di Schumacher. Quel che, piuttosto, mi è venuto in mente è : perché gli esseri umani hanno vergogna delle emozioni?
L’uomo più pagato del mondo in quel momento era felice, per qualcosa che gli attribuiva prestigio, eppure aveva vergogna dell’emozione che provava. Non era stato iscritto nel libro degli indagati per un assassinio, non era stato tacciato di una colpa ignobile, no. Era Felice. Emozionato per la gioia. E piangeva. Piangeva di gioia e chiedeva scusa per questo, nascondendosi il viso.
Perché? Tutti abbiamo vergogna di mostrarci significativamente emozionati. Emozionati al punto da piangere. Perché la vergogna?
Non dico che non sia lo stesso per me, altroché. Preferirei morire piuttosto che mostrarmi incontrollabilmente emozionata, ma perché?
Ci si sente indifesi, vulnerabili quando l’emozione è più forte dell’autocontrollo. Perché?
Quando succede agli altri, condivido il senso di vulnerabilità, ma allo stesso tempo mi chiedo perché accada. Col distacco sufficiente mi domando: che c’è di così vergognoso nel provare una gioia così forte da non poter trattenere le lacrime? Non è forse aspirazione di tutti essere in preda alla felicità? E soprattutto, non è un evento tanto raro da agognarlo?
Boh.
Buono però questo whisky.
in fede Teiluj il 9 Settembre 2007
categorie: serius materials, sproloqui
Scrivi un commento
Non vorrete andar via senza lasciare neppure un commento, vero?

Uff... a quante cose mi tocca pensare...
Mmmh, quante cose interessanti ho da leggere oggi...
Che fai, spii?
Ma non sono proprio carine queste cosette?

Torno dopo la pubblicità...







shakespeare amore poesia angeli
E questi chi sono???


