A Chiare Lettere

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Un momento di raccoglimento

4Gennaio

TU, tenero e bistrattato quarant’enne-che-vive-ancora-con-mamma, che rimugini ancora su cosa possa essere andato storto, stavolta, con l’ultima delle innumerevoli donne che ti hanno abbandonato;

 

TU, ingenuo adolescente in piena rivolta ormonale, che non hai ancora compreso quali siano le vie oscure che conducono alla conquista di ciò che ti sveglia ogni mattina, ti tiene ore chiuso in bagno al pomeriggio e ti incolla al computer la notte, con una sola mano;

 

TU, che da oltre dieci anni ti ostini ad inviare rose alla bionda del terzo piano (di ogni palazzo della tua città) nella speranza che la tua esclusiva passione trovi un giorno corrispondenza;

 

TU, uomo integro, che hai una moglie da trent’anni, che da 25 non te la da più, ma il paese è troppo piccolo, e tua madre vive pochi isolati più in là, e prima o poi il mal di testa le passerà, quindi no, perdinci, niente scappatella; 

 

TU, che hai affisso l’ennesimo annuncio personale nella bacheca dell’università perché sei giovane dentro, e il mondo moderno non ti spaventa;

 

TU, che anche se hai una moglie bellissima, devota, simpatica e intelligente che ti ama nonostante l’alitosi, “cacciare è nella natura dell’uomo”;

 

e infine TU, che “no, io sono sigle per scelta, perché non voglio estranee in casa”

 

Tutti voi, e quanti altri si riconoscano almeno un pochino in uno qualsiasi di questi profili, festeggiate, gioite, siate felici per questo 2008: finalmente, è l’anno della patata.

 

Ed è anche bisestile.

AMICHE

12Dicembre

Prima telefonata:

-          Ciao stella, passato il raffreddore?

-          Tesoro, ciao, si grazie, sto benone

-          Perfetto, allora stasera, visto che i nostri uomini non ci sono è la volta buona che  vieni con me in piscina!?

-          (dopo una breve pausa) ecco, guarda, mi piacerebbe tanto, ma.. ricordi quei crampi che avevo il mese scorso? Insomma vanno e vengono in continuazione, quando meno me l’aspetto proprio e poi.. ti ho detto che mi sono persa il costume intero? Chissà dov’è finito.. sono settimane che lo cerco ma niente..

-          Oh, mi dispiace, che peccato

-          Già, proprio un peccato.. mi sarebbe tanto piaciuto eh… magari la prossima volta

-          Ok stella, riguardati eh, mi raccomando.

 

Seconda telefonata:

-          Pronto, bimba!

-          Gioia! hai impegni stasera?

-          (pausa di riflessione) no, perché?

-          Perché quella cena tra uomini di cui ti avevo parlato è stasera, e avevo pensato che magari potevamo approfittarne per mangiare qualcosa insieme 

-          Ma certo, però facciamo che vieni tu a casa da me, così non mi devo togliere il pigiama che guarda non sono in vena nemmeno di vestirmi oggi

-          Che è successo?

-          Guarda, non ce la faccio più, sono proprio stufa di quel cretino

-          Ma dai calmati, spiegami che ha fatto stavolta?

-          E’ un imbecille, che poteva fare se non l’imbecille. Ah ma io gliel’ho detto che non mi rivede se continua così, io non sono più disposta a farmi trattare così da un cretino come lui (segue lungo e convulso sfogo)

-          (dopo circa un quarto d’ora) dai, vedrai che tutto si sistema, non è poi così grave

-          Forse hai ragione. Stasera ti racconto il resto, che così per telefono non è la stessa cosa. Sono proprio felice che vieni si. Mi farà bene la tua compagnia

 

Terza telefonata:

-          Stellina!

-          Eh si, sono di nuovo io eheh..

-          Dimmi stella che c’è?

-          Una cosa incredibile, quando si dice il caso: ho trovato il costume, vieni a prendermi tu?

Alla fiera dell’Est, per due soldi, un topolino mio padre comprò

8Dicembre

I Savoia avevano chiesto un risarcimento per danni morali all’Italia, per il periodo in cui sono stati costretti all’esilio, ed hanno poi ritrattato dicendo che scherzavano, e volevano solo vedere la faccia che avrebbero fatto Prodi e Napolitano.

Ora la comunità ebraica di Treviso chiede un risarcimento per danni morali ai Savoia, per le leggi razziali che dovettero subire nel 1938. Una cifra simbolica, per vedere che faccia fanno Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto.

Pare che, nel sentir questo, il parroco di Volpago del Montello abbia detto: ah si? E io chi sono, il figlio della serva? E voglia quindi chiedere un risarcimento danni morali alla comunità ebraica, per la concorrenza sleale di evangelizzazione subita in un anno non meglio precisato, così, per vedere come ci rimangono gli ebrei. In quel frangente passava di lì la signora Ernestina, fioraia della parrocchia, che sentendo ciò pensò, tra se e sé (per non ripetere l’errore del parroco di parlare ad alta voce e farsi rubare l’idea): adesso chiedo i danni morali alla parrocchia di Volpago del Montello, per quella partita di rose ordinate e mai ritirate due anni fa, così, hai visto mai che simbolicamente recupero almeno le spese.

Giovannino detto il guercio, vide la fioraia Ernestina che guardava il parroco, che minacciava la comunità ebraica, che inveiva contro i Savoia, che scherzavano con gli italiani e si divertì molto.

Tanto che sorridendo tornò a casa, bussò alla porta della vecchia Erminietta, sua vicina di casa e le disse: ti ricordi quella tazza di zucchero che ti prestai nell’82, e che mai mi rendesti, costringendomi ad una settimana di caffè amaro alla mattina? Ora ti denuncio per danni morali. La vecchina, che vive sola da quando è morto il marito, telefona alla figlia, Luisella, trasferitasi da 7 anni in Lombardia dopo il matrimonio, e sbotta dicendo che le deve un risarcimento per danni morali, per averla resa nonna a soli 83 anni, nel fior fiore della sua giovinezza. Luisella, quel giorno a casa per malattia, telefona al marito, Gaspare il macellaio, il quale gogoogonbjgbnqhbg e detto ciò hahhfv,v……detto ciò, ……..fhjtru cvnghtjyumente bbcb, risarcimento danni morali ah ah ah…….gjjgkkullvnnhda sua volta mfmfmmmGhrttub-d………

Lettera aperta a Babbo Natale, anno secondo

28Novembre

Caro Babbo Natale, nonostante le cattive dicerie che circolano ultimamente circa la tua esistenza, anche quest’anno, imperterrita, come tutti gli anni, ti invio la mia lista di desideri. Si, lo so, sono un po’ in anticipo, ma finalmente ho capito caro babbo, qual è il segreto per ottenere la tua attenzione, e posso testimoniare di aver scoperto la via per entrare nelle tue grazie:

Dimentica quindi i nostri antichi dissapori, anzi, beviamoci su, soli tu ed io, eh?

Guarda, facciamo così: tu inventi una scusa con le renne per uscire da solo, io prenoto una slitta low cost per Parigi, una volta lì ci troviamo un bel ristorantino per una cena a lume di candela e dopo aver mangiato ostriche e canard, ci rotoliamo come lattine di coca cola sul retro della slitta. Per l’occasione metterò quei mutandoni di lana che ti piacciono tanto, rossi dal girovita alle ginocchia, anzi, farò di più: per il tempo che ci separa dal nostro appuntamento alleverò una renna, vivrò in simbiosi con lei, e imparerò tutto della femminilità più selvaggia, anche brucare lasciandomi gocciolare la bava sul collo. Come piace a te caro Bab.. posso chiamarti Bab, vero? Ma si dai, lasciamo da parte i convenevoli, non sprechiamo altro tempo e veniamo a noi. Mi vuoi a pelo lungo o a pelo corto? Imbrigliata o sciolta?

Bab, oh Bab, penso già a come sarà bello scaravoltarsi per tutta la notte insieme sulle braci dei caminetti accesi; tu sotto e io sopra magari.. che con il fuoco hai più dimestichezza. Un uomo come te, Bab, lo aspetto da sempre. Dalla mia prima letterina di Natale, 20 anni fa, per essere più precisi.

Ma lasciamoci il passato alle spalle, e godiamoci, ora quest’attimo che al fin ci unirà. Sarò il tuo comignolo fuligginoso, la tua renna imbizzarrita, ti farò le treccine alla barba, trotterò con te fino all’alba, galopperò, quando mi frusterai e urlerò con te “Oh Oh Oh!”

Dopo che te l’avrò data, me la porterai quella stramaledetta casa di barbie del cazzo che ti chiedo da trent’anni?

Je parl fransè com il nent fuss

22Novembre

Chers amì miè, il vuà salutè, porquà doman je ve vì. Ui, ui, porquà

je passeruà le fin settimanà en la cittè de l’amur et j’ai duvet apprendèr in frett la lange pur non farm reconosciuàr,  pur parlè avec la gent sanz problèm, que l’unique chose que je savè dir en fransè er:

 uì je suì Catherine Deneuve. Mè, le difficultè, er truver unà frasè en la qual illè stess ben.

Mentrè vu attenduat que je retorn, passat en trè bel fin settimanà en companì de la mandì, que teiluì revien lunedì.

Ed or, un cadò pur vuà, et orevuàr! En cher salutò piur da ess.

 

 

Oh Romeo Romeo!

16Novembre

“(un nome) Non è una mano, né un piede, né un braccio,
né una faccia, né nessun’altra parte
che possa dirsi appartenere a un uomo.

Ma poi, che cos’è un nome?…

Forse che quella che chiamiamo rosa
cesserebbe d’avere il suo profumo
se la chiamassimo con altro nome?”

 

Mia cara Giulietta,  comprendo le tue  ragioni, e ti capisco..

Ma metti che quel birbaccione di Romeo (passami l’affettuoso appellativo) , quella sera sotto il tuo balcone ti avesse chiamato “Rosalina”, e tu sai a chi mi riferisco, sicura sicura che saresti ancora della stessa opinione?

“Ah Romeo!” – sospiri tu continuamente.. “Romeo, Romeo!”

Romeo-Romeo invece, tesoro caro, non ti chiama per nome. No.

Per tutto il tempo usa allegorie, che tra l’altro non sono nemmeno sue, se le fa scrivere da uno che dicono sia parecchio bravo per queste cose. Romantico eh, per carità, ma mai che pronunciasse il tuo nome anagrafico..

“ angelo di luce, mia signora, cara santa, bella fanciulla”, mai per nome tesoro. Mai.

Ecco, fossi in te, qualche domandina  me la farei angelo mio…

E, dopo, mi domanderei di nuovo se davvero un nome è così poca cosa, mia cara Rosalina.. OPS Giulietta..

Desiderio di maternità

15Novembre

I bambini..  Che bella cosa i bambini.

Il sorriso di un bambino ti regala chili e chili di gioia. I giochi dei bambini, ti fanno sentire che esiste la purezza persino in questo mondo corrotto.

Quando un bambino ti guarda, tu sorridi, perché in quel sorriso risiede tutta la gioia di una vita, e se tende le mani cercando  un abbraccio, non lo rifiuti mai e ti senti importante, come nemmeno quella volta che hai ricevuto una promozione al lavoro.

Ci rendono bambini, i bambini, quando giochiamo con loro, quando parliamo con loro e ci spiegano la vita secondo il loro punto di vista. E vorremmo non averlo perso mai neanche noi, il loro punto di vista sul mondo.

I bambini… Che bella cosa i bambini.

Sorridono, ridono, ti stringono, ti amano senza se e senza ma. Si.

Io stessa vorrei tanto dei figli, un giorno.

Un giorno, si, voglio anche io un bambino che mi ami senza se e senza ma.

 

 

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