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	<title>achiarelettere &#187; sproloqui</title>
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		<title>I sani di mente, sono malati di mente</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 23:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teiluj</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non esco mai con la gente. Non ci parlo, con la gente, non la frequento. E uso la parola &#8220;gente&#8221; in senso dispregiativo, perché tutto sommato io, virgola, e la gente, non abbiamo niente da dirci. La gente fa cose da gente, lavora, finisce di lavorare, poi dorme, poi ricomincia a lavorare, poi paga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non esco mai con la gente. Non ci parlo, con la gente, non la frequento. E uso la parola &#8220;gente&#8221; in senso dispregiativo, perché tutto sommato io, virgola, e la gente, non abbiamo niente da dirci.<br />
La gente fa cose da gente, lavora, finisce di lavorare, poi dorme, poi ricomincia a lavorare, poi paga le bollette. Nasce cresce, si riproduce la gente, poi anche studia, si laurea, mette da parte i soldi per la vecchiaia, esce al sabato con gli amici, la gente. Niente di male, mica dico brutto, scemo, cretino, la gente. No.<br />
E&#8217; normale. Va bene. Fai, la gente, fai, mica ti odio. Nemmeno ti vedo. anzi ti guardo, la gente, ti guardo sempre, a me piace un sacco guardare la gente, quello che fa, come lo fa, mi piace, lo guardo sempre.<br />
Sei brava, la gente, diligente. Nasci, cresci, fai tutte le cose, brava. Complimenti. Io mica sono capace. Nemmeno brava. Diligente poi, guarda, ma come fai? davvero, brava brava che sei la gente.<br />
Ma che due palle però. Scusa, ma devo dirtelo, che due palle, la gente, non ti fai due palle così?<br />
Pensa ai matti. Oh, li guardi mai? Guardali. Madonna che discorsi. Che ragionamenti da matti. Sono matti. E però io quando li sento parlare dico &#8220;uh&#8221; e poi faccio &#8220;ah&#8221; e ci parlo proprio bene. Non sono noiosi come te, la gente, prevedibili, tutti inquadrati, pallosi, nono. Una volta ne ho sentito uno che diceva che era ricco e puzzava da qua a là.  Sono matti. Non sono categorie, né mestieri, né niente imposto da altri senza che tu, come te, la gente, ne abbia davvero coscienza. Stanno male, certo. E tu stai bene? La gente? A nascere, crescere, riprodurti, tutto in serie, tutto uguale, tutto deciso da altri. No, non parlo di quando papà t&#8217;ha detto che dovevi andare a ragioneria, smettila di ragionare da gente, la gente. Rifletti. Che cosa sei, tu? la gente? E ti piace?</p>
<p>Ma che due palle però eh. Scusa, ma devo dirtelo. Come fai? Come fai a non impazzire come i matti?</p>
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		<title>Poi c&#8217;era l&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 02:46:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando erano partiti l&#8217;orologio segnava il cinque di agosto e viaggiavano in perpendicolare sul gps. Attraversarono strade di monti e di caselli autostradali, e in sottofondo la radio trasmetteva il tic tac dei loro cuori intonatissimi al colore degli occhi, quattro e grandi, belli e liquidi, mescolati all&#8217;asfalto, bello di riflesso, sul parabrezza, pure l&#8217;asfalto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando erano partiti l&#8217;orologio segnava il cinque di agosto e viaggiavano in perpendicolare sul gps. Attraversarono strade di monti e di caselli autostradali, e in sottofondo la radio trasmetteva il tic tac dei loro cuori intonatissimi al colore degli occhi, quattro e grandi, belli e liquidi, mescolati all&#8217;asfalto, bello di riflesso, sul parabrezza, pure l&#8217;asfalto, bello pure lui. Videro un leone, un cerbiatto, un fiore a forma di giraffa gommosa rossa, un antilope ballerina e altre cose di poco pudore che non si possono riferire.</p>
<p>In fondo al giorno arrivarono di sera, zompettando sui sassi che neanche gesù sul mare della fiaba di gesù sul mare, e si sedettero a un tavolo in pieno inverno. Siamo in due, vorremmo mangiare. Ok, sedetevi là. Va bene. Possiamo avere il menu?</p>
<p>Zuppetta di funghi, antipasto caldo, inverno, funghi, tavolinetti e palmi sul mento per reclinare le teste occhi negli occhi, come a dire ora ti guardo per bene, tu fai le tue cose, non ti curare, io ti guardo e reclino la testa sul palmo.</p>
<p>Seduti lui di qua e lei di là, con l&#8217;inverno, le teste, i palmi, e gli occhi liquidi a zuppetta sempre lì, reclinati sul mento a non curarsi di niente, di nulla, nemmeno per niente, mai. no. come dici? chi sei? non vedi che reclino la testa e guardo per bene di là verso gli occhi? vuoi sapere dei funghi? Ok, va bene, e del vino rosso, e quegli occhi, grazie.</p>
<p>Mangiarono i funghi, l&#8217;inverno, le teste, i palmi e gli occhi liquidi sempre lì, reclinati e sul mento a non curarsi di niente, di nulla, mai, nemmeno di niente, con le teste reclinate sul mento, a guardare bene gli occhi, liquidi, a zuppetta, reclinati nel palmo, sul mento.</p>
<p>Reclinati sugli occhi, col palmo sul mento, liquido, seduti lei di qua e lui di là, liquidi, ché sembrava d&#8217;inverno, come quando non sembra che sia d&#8217; inverno.</p>
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		<title>post senza fretta di titolo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 02:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teiluj</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ho un groviglio nel cervello e non ce l&#8217;ho messo io. e&#8217; successo un terremoto, giorni fa, e poi un altro, e poi un altro. ora c&#8217;è un disastro di case da rifare ed è pieno di omini che scavano per recuperare i corpi, e le cose. il mio è lì da qualche parte, sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho un groviglio nel cervello e non ce l&#8217;ho messo io.<br />
e&#8217; successo un terremoto, giorni fa, e poi un altro, e poi un altro.<br />
ora c&#8217;è un disastro di case da rifare ed è pieno di omini che scavano per recuperare i corpi, e le cose.<br />
il mio è lì da qualche parte, sotto le macerie, io lo vedo dal groviglio e aspetto che portino via i detriti per capire cosa ho perso, e cosa ho, con la curiosità di vedere che faccia avrà l&#8217;omino che per primo troverà il mio corpo con parole di rassicurazione come &#8220;è finita&#8221; o &#8220;tieni duro, ce l&#8217;hai quasi fatta&#8221; o &#8220;ce n&#8217;è una qui!&#8221;<br />
se sarà un cane no, non dirà che &#8220;bau&#8221;. io odio i cani, anche per quello. per quello e per la bava. e la puzza.<br />
da qui sotto non si vede niente, ma sento voci provenire da fuori, e qualcuna di quelle chiama anche il mio nome, se avessi la voce anch&#8217;io urlerei per farmi sentire e facilitare le ricerche agli omini. Non sono morta però non riesco a urlare, ho una trave, o qualcosa, che ne so, che mi preme sulla gola e non esce la voce, preme e non fa neanche male. ma blocca la voce, come una trave, come un pavimento caduto da sopra, come un groviglio, caduto da sopra,  nel cervello.</p>
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		<title>Tre figli</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 23:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teiluj</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I figli che non ho avuto hanno tutti un nome. Non ne ho avuti tre, di figli. Tutti femmine. Che è già strano che siano tutti femmine i figli che non ho avuto io. Strano, oppure appunto. Dipende dalle sere, e dalla stanchezza. E da me. Hanno nomi precisi, visini precisi, e nasi e occhi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I figli che non ho avuto hanno tutti un nome.<br />
Non ne ho avuti tre, di figli. Tutti femmine. Che è già strano che siano tutti femmine i figli che non ho avuto io. Strano, oppure appunto. Dipende dalle sere, e dalla stanchezza. E da me.<br />
Hanno nomi precisi, visini precisi, e nasi e occhi, precisi.<br />
La più grande ha i capelli ricci, e castani, come me. Mi somiglia in tutto, e io sono fiera di lei perché è una creaturina pura e pulita, e dolce. Ogni sera mi dà un bacio prima di andare a dormire e mi ricorda che mi vuole bene.<br />
La seconda è uguale a me, mora e con gli occhi blu, e io sono fiera di lei perché ha un sorriso leggero che è una ventata di aria fresca, e non si abbatte di fronte a niente, sbruffona e forte.<br />
La più piccola mi somiglia tale e quale, ha gli occhi belli e i capelli lisci corvini ed è il mio orgoglio perché fa belle le cose che guarda, ogni volta che le guarda, solo a guardarle.<br />
Ho dato un nome a tutti i figli che non ho avuto. sono tre, e sono tutti femmine. Che è già strano siano femmine, oppure appunto.</p>
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		<title>Così talmente</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 00:32:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era una donnina piccola. Con gli occhi, la bocca, le mani, le gambe, tutto. Però era piccola, così piccola che quando camminava non le si riuscivano a contare i passi, così vicini l&#8217;uno all&#8217;altro da emettere un unico suono, continuo, preciso, leggero, stretto. Aveva i capelli, le unghie, le ciglia, tutto. Però era talmente tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era una donnina piccola. Con gli occhi, la bocca, le mani, le gambe, tutto. Però era piccola, così piccola che quando camminava non le si riuscivano a contare i passi, così vicini l&#8217;uno all&#8217;altro da emettere un unico suono, continuo, preciso, leggero, stretto.</p>
<p>Aveva i capelli, le unghie, le ciglia, tutto. Però era talmente tanto piccola che nessuno li aveva mai visti, quindi non si sa di che colore fossero, benché si dica in giro fossero neri. Ma la gente chiacchiera perché ha la bocca, grande, talmente grande che non si sa se la storia del colore nero sia vera. Altri infatti dicono rosso, ma è una minoranza.</p>
<p>Dicono poi si chiamasse Acilia, Acilia Fortemura, figlia di Andina e Tognazio Fortemura, nata piccola a causa di una mancanza non sua, cresciuta piccola dentro una striscia di velcro, sua, per eredità. Questo però pare sia vero.</p>
<p>Acilia aveva una vita normale, piccola, con un lavoro piccolo, una casa piccola, un gatto piccolo, tutto. Normale. Come gli altri. Uguale. Talmente uguale che nessuno ci faceva caso a quanto fosse normale, una briciola di pane dal panettiere, una lacrima di latte dal lattaio, e buongiorno alla mattina e buonasera alla sera.</p>
<p>Panettiere, lattaio, lavoro, gatto, casa, velcro.</p>
<p>Questa era.</p>
<p>Poi morì.</p>
<p>E fu una morte così enorme che la veglia durò tre anni e due mesi, la sua fossa scavata in un chilometro e sei di terreno, la sua bara, chiusa a strappo, tra una versione e l&#8217;altra dei fatti.</p>
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		<title>Segnaletica</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 00:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teiluj</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lontano, un qualsiasi posto utile a seminare il tempo. Un posto da non raggiungere mai. Un posto lontano, lontano da qui, dove &#8220;qui&#8221; sia solo un punto da attraversare in fretta, senza fermarmi mai. Voglio reggermi allo sterzo sudando, per correre veloce, come chi scappa di paura, come chi ha paura e scappa, e prova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lontano, un qualsiasi posto utile a seminare il tempo. Un posto da non raggiungere mai. Un posto lontano, lontano da qui, dove &#8220;qui&#8221; sia solo un punto da attraversare in fretta, senza fermarmi mai. Voglio reggermi allo sterzo sudando, per correre veloce, come chi scappa di paura, come chi ha paura e scappa, e prova sollievo nella corsa, sudando via l&#8217;angoscia. Lontano e in fretta, sorpassando senza freccia, senza scalare marcia, mai, senza farmi prendere mai, senza raggiungermi,  mai. Lontano, lontano.<br />
Lontano da me.</p>
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		<title>la bruttezza genera bruttezza</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:52:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io odio la gente. Odio le persone. Le persone sono come la neve, che è bella finché è fuori dalla finestra. Perché la neve, fuori dalla finestra, è soffice, calda, sorprendente. Guai però a metterci le mani in mezzo, ché se la tocchi, la neve, se esci per starci in mezzo, è fredda, sporca, fastidiosa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io odio la gente. Odio le persone.<br />
Le persone sono come la neve, che è bella finché è fuori dalla finestra. Perché la neve, fuori dalla finestra, è soffice, calda, sorprendente. Guai però a metterci le mani in mezzo, ché se la tocchi, la neve, se esci per starci in mezzo, è fredda, sporca, fastidiosa, deludente. Se esci, e ti metti in mezzo alla neve, quella ti fa cambiare idea sulle cose che pensavi.<br />
Come la gente. Per questo, i rapporti superficiali sono i migliori.<br />
Che cazzata di post</p>
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		<title>ìn-daco</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 10:04:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando sta per piovere un po&#8217; lo sai che pioverà. Non arriva a sorpresa, la pioggia, quasi mai. Lo sai da cose piccole, come il frescolino nel naso, o da cose più evidenti come la vicina di casa che raccoglie le lenzuola stese; oppure lo sai dalle nuvole grosse in fondo al cielo, a patto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando sta per piovere un po&#8217; lo sai che pioverà. Non arriva a sorpresa, la pioggia, quasi mai. Lo sai da cose piccole, come il frescolino nel naso, o da cose più evidenti come la vicina di casa che raccoglie le lenzuola stese; oppure lo sai dalle nuvole grosse in fondo al cielo, a patto, però, di essere attenti osservatori del cielo. Condizione necessaria per sapere che sta per piovere, è essere attenti osservatori del cielo o avere una vicina con delle lenzuola.</p>
<p>La mia vicina è partita la scorsa settimana e ha lasciato un biglietto per mettermi in guardia da possibili scrosci improvvisi per mancanza di lenzuola, così io mi esercito ripetutamente nell&#8217;osservazione del fondo del cielo, e quando tornerà, le mostrerò cosa ho imparato.<br />
Le spiegherò che la pioggia ha un colore esatto e un odore preciso, entrambi facilmente distinguibili da altri odori e colori &#8211; come ad esempio il colore del ragù, o l&#8217;odore del ragù &#8211; tali per cui anche se sei ditratto da altre cose &#8211; compreso il ragù &#8211; non puoi sbagliarti: è la pioggia che sta arrivando.<br />
Poi le farò vedere come si calcola la distanza della pioggia in arrivo, e la stupirò, perché questo le sue lenzuola non lo hanno mai saputo fare. Devo solo capire bene se sia possibile, calcolare la distanza della pioggia in arrivo. Ma credo di sì.</p>
<p>La mia vicina sarà molto sorpresa di me, soprattutto quando le parlerò a lungo delle varietà cromatiche delle cose che stanno per piovere nel momento in cui stanno per farlo e già me la immagino fare la faccia tonda quando sentirà la parola &#8220;indaco&#8221;, che io userò per lei in una frase ad effetto, escludendo, quindi &#8220;occhi&#8221; o &#8220;cielo&#8221;, e marcando fortemente l&#8217;accento sulla prima sillaba: ìn-daco.<br />
In quel preciso momento batuffoli grossi come nuvole avranno già coperto tutto quanto, lei correrà a salvare le sue ormai inutili lenzuola e inizierà a piovere.<br />
E allora anch&#8217;io con lei.</p>
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		<title>Olunotonda</title>
		<link>http://www.achiarelettere.com/2010/02/03/olunotonda/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 21:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teiluj</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E che altro poteva fare se non mungere la luna? Oh luna, oh tonda! Oh tonda, oh luna! Se ne stava fissa lì, sulla strada più lontana stesa dritta sotto il cielo e si faceva bella cogli zompi al cuore suo Olunotonda e quello, intanto, la guardava di laggiù. Minuscolo e amoroso le parlava di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E che altro poteva fare se non mungere la luna?<br />
Oh luna, oh tonda! Oh tonda, oh luna!<br />
Se ne stava fissa lì,<br />
sulla strada più lontana<br />
stesa dritta sotto il cielo<br />
e si faceva bella<br />
cogli zompi al cuore suo<br />
Olunotonda<br />
e quello, intanto, la guardava di laggiù.<br />
Minuscolo e amoroso le parlava di laggiù.<br />
Come un micio infradiciato dalla  pioggia,<br />
inaspettata<br />
incandescente<br />
lattiginosa.<br />
Oh luna, oh tonda, le diceva<br />
con le labbra emulsionate, con il cuore a capannetta.<br />
E la luna lo sapeva che era notte anche da lì<br />
perché quando il cuor di lui<br />
un po&#8217; più forte la stringeva<br />
un formicolìo stellato<br />
le accendeva il cielo blu</p>
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		<title>Rien ne va plus</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 19:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teiluj</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eravamo io, il pesce pelotudo e lo spettro del natale presente. Io facevo la calza, lo spettro del natale presente guardava un film su babbo natale, il pesce pelotudo, niente, faceva il pesce pelotudo. A un certo punto lo spettro del natale presente alzò il dito e disse: &#8220;ehi pupa, molla lì quella mezza calzetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eravamo io, il pesce pelotudo e lo spettro del natale presente.<br />
Io facevo la calza, lo spettro del natale presente guardava un film su babbo natale, il pesce pelotudo, niente, faceva il pesce pelotudo.</p>
<p>A un certo punto lo spettro del natale presente alzò il dito e disse: &#8220;ehi pupa, molla lì quella mezza calzetta e andiamo a fare un giro&#8221; &#8220;Sei pazzo&#8221; risposi allora continuando a sferruzzare indòmita, io &#8220;non vedi che fuori è Natale?&#8221; &#8211; &#8220;Ah&#8221; &#8211; disse lui &#8211; &#8220;Eh&#8221; &#8211; dissi io &#8211; &#8220;vabbe&#8217;&#8221; &#8211; aggiunse poi &#8211; &#8220;vabbe&#8217;&#8221; &#8211; conclusi io. E il pesce pelotudo, niente, faceva il pesce pelotudo.</p>
<p>A un certo punto lo spettro del natale presente alzò il dito e disse: &#8220;ehi, bambola, molla lì quel groviglio di lana e andiamo a guardare la neve dalla finestra&#8221; &#8220;Sei pazzo&#8221; gli dissi ancora &#8220;non vedi che la neve è Natale?&#8221; &#8220;ma che cazzo&#8221; disse lui &#8220;quel che dico anch&#8217;io&#8221; dissi io. E il pesce pelotudo, eccetera eccetera.</p>
<p>A un certo punto lo spettro del natale presente fece per parlare ancora, aveva appena preso fiato, stava per tirar su quel suo dito rachitico quando io balzai come un gatto sulla sedia e con lo slancio di un felino gli saltai addosso, infilzandolo con un ferro da maglia in mezzo agli occhi. &#8220;Come non detto&#8221; disse lui. &#8220;amici come prima&#8221; dissi io. E il pesce pelotudo.</p>
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