C’è un’oggettiva differenza, salvo casi di equivalenze possibili, tra il valore reale, o meglio economico, delle cose ed il valore affettivo, o se vogliamo simbolico, delle cose. Possedere un oggetto costoso, riceverlo in regalo, non equivale automaticamente ad esserne gelosi, interessati, legati. Diverso è invece per quegli oggetti che, a prescindere dalla loro traduzione in danaro, possiedono noi tanto quanto noi possediamo loro.

Naturalmente, benché stia usando una forma espressiva quasi da teorema, il concetto non è una regola, cioè non vale per tutti allo stesso modo, per cui per la gioia di tutti, proseguirò argomentando in prima persona. Presto detto:

IO ho con gli oggetti di valore (economico) un rapporto di scellerata indifferenza. Parlo di accessori, oggetti non vitali, non prettamente “di prima necessità”, quali possono essere ad esempio orologi, penne, gioielli, ninnoli, chincaglierie e chi più ne ha più ne metta. Se ve lo state chiedendo, no, non sono francescana, so dare il giusto peso al valore dei soldi e non lo schifo. Niente affatto. Però non vado oltre questo coscienzioso principio nel mio modo di pormi con oggetti di valore (economico), non mi faccio cioè ossessionare dal possesso di qualcosa per il sol fatto che questo qualcosa significhi tanto (economicamente). Altro discorso invece per quel che riguarda il valore (simbolico) delle cose. Una penna, un orologio, un anello, un diamante, valgono tanto quanto significano PER ME. Per intenderci: se ricevo in regalo un anello di diamanti, non mi rallegro di più di quanto potrei nel ricevere un anello di bigiotteria che però so rappresentare, simboleggiare qualcosa per chi me lo ha regalato. Se trovo per strada un anello di diamanti, non mi commuovo di più di quanto potrei nel riceverlo in dono da chi amo, né allo stesso modo. Lo stesso vale per le eventuali perdite di quell’anello: posso borbottare un “pazienza” se l’avevo trovato per strada, o urlare “perché a me!” se me lo aveva regalato qualcuno che amo.

Il punto è che sono, emotivamente parlando, una feticista. Perché gli oggetti non sono “solo” oggetti, non sempre. Gli oggetti possono veicolare emozioni, conservare segreti, custodire promesse, proteggere ricordi e consacrare affetti. Gli oggetti possono mancarci, pardon: mancarmi quanto persone care. Possono significare tutto, e possono spezzarlo, quel tutto, rendendo indietro un anello, per esempio. E’ la ragione per cui sono gelosissima dell’anello che porto al dito, che ha un suo valore economico, certo, ma che significa qualcosa di più dei soldi che può valere. Ed è quel di più a far la differenza, a renderlo insostituibile. Senza quel di più, un oggetto costoso è un oggetto indifferente, sostituibile, da cui posso separarmi senza batter ciglio. Finché c’è la salute!

Per questo non comprendo chi non si affeziona agli oggetti di valore (simbolico), tanto quanto non capisco chi invece si attacca agli oggetti di valore economico, ed è qualcosa di cui personalmente vado persino fiera. Toglietemi tutto, ma non i miei feticci. Datemi uno dei miei feticci, e vi solleverò il mondo. Finché c’è un feticcio c’è speranza, e così via!

Una grazie alla mia mamma e al mio papà senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile.

in fede Teiluj il 3 Aprile 2008
categorie: karma, società e cultura

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Per una fortuita coincidenza, questo blog porta lo stesso nome di un libro di grammatica molto ricercato sul web. Lo scopro proprio grazie alle numerose occorrenze della voce “a chiare lettere” tra le chiavi di ricerca che conducono ignari e presto delusi naviganti su queste pagine, le quali pagine possono essere definite in ogni modo, ma niente hanno a che vedere con un testo scolastico. Ebbene, mortificata per questi equivoci ricorrenti, ho deciso di dare un taglio culturale al mio blog, all “a chiare lettere de noantri”, e di iniziare a fornire indicazioni che in qualche maniera possano soddisfare le ricerche di un’utenza certamente accorta e distinta, da tenere perciò in buon conto.

Iniziamo, dunque, con la prima lezione di grammatica (riciclando un mio vecchio post, di un mio vecchio blog, che solo due o tre di voi potranno, forse, ricordare. Ed una di quelli sono io): oggi parliamo dell’articolo determinativo:

L’articolo determinativo si distingue per genere e numero a seconda del termine cui si riferisce. Ma vediamo subito un esempio:

LA PISTOLA

IL PISTOLA

Spero di essere stata esaustiva. Grazie per l’attenzione ed arrivederci alla prossima lezione

macchina da caffèE’ il fulcro attorno cui crescono, si modificano, ruotano e si interscambiano le conversazioni sul lavoro. Attorno alla macchina del caffé ci si dà il buongiorno alla mattina, prima di entrare in ufficio ma rigorosamente dopo aver timbrato il cartellino, ché a quel punto puoi perdere tutto il tempo che vuoi, tanto più che i capi arriveranno solo più tardi, quindi di tempo ne hai..

Attorno alla macchina del caffè chiacchieri, sorridi, ridi e scherzi con tutti, ché di tempo per parlare male a turno di ognuno, ne avrai per tutto il resto della giornata, a seconda "di cosa parlerai con chi" oggi. In qualche modo bisogna pur far passare le otto ore.

E’ l’altare della socialità aziendale la macchina del caffè, l’oasi comunitaria al cui cospetto ci si ama tutti e tutti si va  daccordo, senza distinzioni di competenze, salari, razza e religione. Uno strumento sociale, insomma, che rende tutti più buoni, più simpatici, più amichevoli tutti per uno, uno per tutti. Se vuoi socializzare con i colleghi, cercali di primo mattino alla macchina del caffè.

E infatti io cerco sempre di arrivarci quando non c’è ancora nessuno.

in fede Teiluj il 27 Marzo 2008
categorie: società e cultura, sproloqui

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Non ho idea di cosa dica questo video, dal momento che qui in ufficio ho le casse rigorosamente spente, ma dalle immagini mi è sembrato interessante. Che ho postato?

in fede Teiluj il 26 Marzo 2008
categorie: sclero, società e cultura

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Premessa: quanto segue non nasce da riferimenti reali. Tutto ciò che leggerete, dunque, non è da considerarsi autobiografico, ed ogni riferimento a fatti o persone è PURAMENTE CASUALE. Data l’entità dei contenuti, e la notorietà della mia relazione amorosa, sottolineo la natura fortemente ipotetica et immaginifica di tutto quanto sotto esposto. Un ringraziamento particolare al conte paz per avermi ispirato sull’argomento chiacchierando su twitter in questa sera di fine week-end-lungo.

Signore, signori, uomini e donne che avete già vissuto, almeno una volta, l’esperienza del tradimento; ragazze e ragazzi, dal cuore infranto che avete sprecato lacrime e fegato sotto il peso delle cosiddette “corna”, quante volte avete pronunciato, dinanzi alla triste evidenza dei fatti, frasi come: “cos’ha lei/lui che io non ho!” oppure, “credevo di essere l’unica/o per te” e via dicendo?

Da donna posso affermare con assoluta decisione che il dolore più grande in un’eventualità di questo tipo deriva, non tanto dal fatto di aver perso ciò che consideravamo il nostro bene più alto e prezioso, quanto piuttosto dal dover ammettere una sconfitta nella competizione con qualcun altro. Diciamolo. Si tratta di una perdita che va ben oltre l’oggetto del nostro amore, che ci ferisce in profondità perché mina la nostra autostima, il nostro orgoglio, il nostro amor proprio (a tal proposito rimando per approfondimenti alla visione di un classico, “Harry ti presento Sally”, in cui la teoria è ben esplicata nella seconda parte del film, quando lei si dispera alla notizia del prossimo matrimonio di un ex del quale non le importa un fico secco. Ma per il sol fatto di aver chiesto in sposa qualcuno che non è lei, innesca nella protagonista un personalissimo e disperatissimo dolore).

E’ per questo spirito “competitivo”, per i connotati altamente egocentrici dettati dalla “sindrome da prima donna” che una donna, appunto, soffre tantissimo; e sono sicura che neanche gli uomini ne sono del tutto immuni. Ed è per questo che, in caso di tradimento, personalmente credo che sapere di essere stata tradita non per una donna, ma per un uomo, mi consolerebbe non poco.

Pensateci: se il mio uomo mi tradisse sarebbe un dramma, certo, ma se mi tradisse, se mi lasciasse per un’altra donna sarebbe un dramma doppio, per i motivi sopra elencati. Se invece mi lasciasse per un uomo.. beh.. non avrei di che rimproverarmi, e soprattutto, sarebbe superflua ed anzi addirittura rassicurante la fatidica domanda: “cos’ha lui che io non ho”…

Mi dicono dalla regia che oggi sarebbe Pasqua. Ecco cos’erano quegli inspiegabili auguri ricevuti da amici, parenti, lettori, colleghi. Quindi, fatemi capire, voi altri siete tutti andati in chiesa oggi? No, perché per quel che ne so io, oggi avrebbe potuto essere benissimo anche carnevale, o primo maggio; date le condizioni climatiche forse più probabilmente una qualsiasi festività invernale, l’immacolata concezione per esempio, oppure ognissanti, toh. Tutte festività che sento e vivo con lo stesso trasporto in pratica. Da brava atea praticante qual sono, non vedo una chiesa, né alcuna altra struttura di una qualsiasi religione da tempo immemore. Credo che l’ultima volta fosse un funerale, ché a quelli, ed ai matrimoni di solito è più difficile scappare.

Vi spiego in breve cos’è per me oggi: ore 13.00, sveglia e colazione. Ore 13.20, TV e divano. Ore 14.50 spuntino a base di pane, prosciutto crudo e gorgonzola, quello al mascarpone, TV e divano. Ore 15.15 pc  internet, e cioccolata a pezzi ad libitum. Tutto fantastico insomma, ma niente di trascendentale o mistico. Se proprio ci tenete  vi dico anche buona pasqua, ma anche no..

in fede Teiluj il 23 Marzo 2008
categorie: eventi, società e cultura

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A proposito del massacro che si sta consumando in Tibet ad opera del governo cinese in questi giorni, guardavo oggi questo articolo ed in particolare due righe dell’ultimo paragrafo in cui si legge:

l’Unione europea sembra propensa a boicottare la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino in segno di protesta contro la repressione in Tibet.[...]non partecipare alla cerimonia inaugurale avrebbe "un impatto meno negativo" di un eventuale boicottaggio totale dei Giochi.

Ecco, penso già da qualche giorno al fatto che, con il cuore, nel mio piccolo, sarei per un boicottaggio esteso alla Cina in generale, e non solo ai prossimi giochi olimpici che ospiteranno (boicottaggio, per altro, che pian piano va ridimensionandosi nei programmi).
Ma è chiaro ed evidente a tutti che, anche se non lo si dice proprio ad alta voce, questo incrinerebbe i rapporti economici con i cinesi, da cui noi occidentali dipendiamo fortemente su molti fronti, ed inciderebbe significativamente sul nostro assetto economico e sociale.
Tanto più che anche solo immaginare di indispettire al punto da rischiare eventuali scontri bellici,  un paese che, solo per dirne una, conta da solo un sesto della popolazione planetaria, non è una prospettiva rassicurante.
Ci penso io che non sono nessuno, figurarsi quanto di più ci pensino i vari grandi della terra.

Ma allora io mi domando: il fatto che il governo cinese tenga il resto del mondo sotto scacco anche mentre compie palesi massacri, il fatto che l’UE si interroghi su quale possa essere "l’impatto meno negativo", non significa forse che di dritto o di rovescio anche noi che cinesi non siamo subiamo la loro dittatura?

in fede Teiluj il 19 Marzo 2008
categorie: serius materials, società e cultura

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