Lo so.

Lo so che state tutti aspettando il post della mia intervista.

Ma oggi piove.

Il rumore della pioggia è insistente e costante, sembra non volersi fermare più. Fa freddo, e dal cielo grigio grigio, là fuori, arriva poca luce. Grigia anche lei. Le ruote delle auto sulla strada poco distante sottolineano gli scrosci e si mescolano al vento. E la mia meteoropatia galoppa.

Così l’umore si fa denso, i sensi si introvèrtono, e i pensieri fioccano pesanti su immagini ovattate e sogni intrisi di miele e vagiti. L’universo si restringe, tutto compresso in un unico boato sordo. E tu, e noi.  E un insistente ritornello sul cuore. La poesia che sento, e quella che adesso vorrei ascoltare.

 

Ok, parentesi patetica conclusa. Per riprendervi, guardate pure questo video:

in fede Teiluj il 22 Ottobre 2007
categorie: sclero, serius materials, sproloqui

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Oggi pomeriggio si guardava  su sky le qualificazioni per il GP di domani. Non so esattamente perché, ma tra le altre,  han trasmesso le immagini di Schumacher  in lacrime, quando raggiunse il record di vittorie ottenuto da Senna. Era Emozionato e piangeva. Dall’emozione piangeva. Stava a testa bassa, per  nascondere il volto sotto la visiera da campione e piangeva di gioia. Non me ne frega un gran che, francamente, delle lacrime di Schumacher. Quel che, piuttosto, mi è venuto in mente è : perché gli esseri umani hanno vergogna delle emozioni?

L’uomo più pagato del mondo in quel momento era felice, per qualcosa che gli attribuiva prestigio, eppure aveva vergogna dell’emozione che provava.  Non era stato iscritto nel libro degli indagati per un assassinio, non era stato tacciato di una colpa ignobile, no. Era Felice. Emozionato per la gioia. E piangeva. Piangeva di gioia e chiedeva scusa per questo, nascondendosi il viso.

Perché? Tutti abbiamo vergogna di mostrarci significativamente emozionati. Emozionati al punto da piangere. Perché la vergogna?

Non dico che non sia lo stesso per  me, altroché. Preferirei morire piuttosto che mostrarmi incontrollabilmente emozionata,  ma perché?

Ci si sente indifesi, vulnerabili quando l’emozione è più forte dell’autocontrollo. Perché?

Quando succede agli altri, condivido il senso di vulnerabilità, ma allo stesso tempo mi chiedo perché accada. Col distacco sufficiente mi domando: che c’è di così vergognoso nel provare una gioia così forte da non poter trattenere le lacrime? Non è forse aspirazione di tutti essere in preda alla felicità? E soprattutto, non è un evento tanto raro da agognarlo?

Boh.

 

Buono però questo whisky.

in fede Teiluj il 9 Settembre 2007
categorie: serius materials, sproloqui

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«Ancora con i provvedimenti emergenziali? Ma allora le donne sono davvero parte della politica! Guardi, sono accettabili in Afghanistan, in Marocco. Non in Italia.[…] A me sembra che noi donne dovremmo ritenere e cercare di valere ben oltre la semplice appartenenza a un genere». [fonte]

 

Chi l’ha detto? Una donna. Una donna che ricopre da anni una carica politica di un certo rilievo. Una donna che è entrata in politica, non dalla finestra, ma per merito. Una donna con le palle. Ma donna.

 

La Bonino è un esempio. Di donne in politica, in Italia, ce ne sono poche. Ma ci sono. Come hanno fatto? Sono state BRAVE! Nessuno le ha messe lì pensando: povere rincoglionite, le donne, diamogli un’aiutino, o non ce la faranno mai. No. Al pari dei colleghi uomini hanno lavorato, e al pari dei colleghi si sono distinte. Per MERITO. E per merito sono ancora li, perché in Italia ci sono si un mucchio di problemi, ma il ghetto delle donne non esiste davvero, e anzi, ci sono donne che riescono a fare delle minchiate pur essendo in politica senza il bisogno delle quote rosa. Figuriamoci se arrivasse gente per “concessione”.

Esistono donne capaci e donne inette, così come esistono uomini capaci e uomini inetti. Se devo scegliere di affidare responsabilità politiche a uomini inetti, piuttosto che a donne capaci,  scelgo le donne capaci. Se devo scegliere tra donne inette, e uomini capaci, scelgo uomini capaci. Se devo scegliere tra donne capaci, e uomini capaci, scelgo secondo l’ideologia più consona alla mia. Ma se devo scegliere tra uomini capaci, e donne a quote, beh, scelgo uomini capaci. La “regola del vantaggio” perché rappresento una minoranza mi priva di dignità, e anche laddove del merito l’avessi davvero, lede la mia credibilità e l’offende. Se sei raccomandato, e le quote rosa all’atto pratico non sono che raccomandazioni,  non sei credibile né rispettabile. E rappresenti per di più una manifesta discriminazione. Discriminazione al contrario, ma discriminazione: perché per prendere te, per via di quote imposte, ho tagliato fuori qualcuno che per MERITO valeva di più, senza nemmeno valutarlo. E questo vale per le donne, per i neri, per gli handicappati, per i gay, e per tutte quelle “minoranze” (e quanto odio l’idea di appartenere ad un genere che si definisce “minoranza”) che a pari diritti non riescono ad emergere in determinati ambiti. Una società dovrebbe ambire ad un sistema MERITOCRATICO, e non cooptativo. Quella del “le donne capiscono meglio le donne” è una favola sciocca, strumentale e falsa. Conosco donne che ucciderei personalmente per quanto distanti siano dal mio modo di concepire l’essere donna. E sono tante. E tante mi ucciderebbero per lo stesso motivo. Smettiamola con questa rivendicazione di appartenenza al “genere”, e impegnamoci piuttosto a fortificare la nostra dignità di INDIVIDUI capaci e meritevoli. 

Le donne sono diverse dagli uomini ma hanno gli stessi diritti. E gli stessi diritti devono rivendicare se si sentono al pari degli uomini. Chiedere dei vantaggi è vergognoso oltre che umiliante. E’ come se ad una corsa cui partecipassero un nano ed uno spilungone si stabilisse che il nano deve partire mezz’ora prima. Se voglio il vantaggio, ammetto di essere quel nano, e se anche vincessi, sarei un vincitore nano.

E io sottoscrivo in pieno l’articolo che ho citato.

in fede Teiluj il 9 Marzo 2007
categorie: serius materials

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L’8 marzo 1908, in una fabbrica tessile di New York, morirono bruciate in un incendio 129 donne. In quei giorni le 129 operaie si stavano mobilitando contro le brutali e inumane condizioni di lavoro imposte. Per impedire lo sciopero il padrone le aveva rinchiuse nello stabilimento. Allo scoppio dell’incendio si trovarono quindi intrappolate e per nessuna fu possibile una via di scampo. E noi, donne emancipate dell’occidente evoluto che facciamo??? Festeggiamo l’anniversario di una strage. Senza contare che burka e abusi sono ancora l’attualità per le donne afgane; che in Sudan le donne sono ancora oggi sottoposte all’infibulazione; che è fra le stesse mura domestiche che si consuma ogni giorno il maggior numero di violenze sulle donne.

Quindi, stasera, voi che vi credete emancipate, andate pure fuori a fare le pecore per locali squallidi, e starnazzate per strada dopo esservi ubbriacate in gregge. Poi, quando sarete tornate a casa,  rimetterete il vostro grembiulino, ripulirete il lerciume accumulato in vostra assenza, e recuperete lo stronzo che avete scelto di servire (che avrà approfittato di questo gioioso evento per scoparsi l’amante senza problemi di orario) per poi andare a dormire. Domani riavrete la vostra stupida vita priva di domande e coscienza.

Si, in effetti gli auguri vi servono proprio.

 

in fede Teiluj il 8 Marzo 2007
categorie: serius materials

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Siccome oggi ricorre il "giorno della memoria", e siccome a dir cazzate son buoni tutti, ma quando si deve esser seri ci vogliono le palle, e siccome comunque non voglio fare la figa scrivendo i soliti post del cazzo che circoleranno oggi per tutto il web, e siccome saranno per lo più testi inconsapevoli e dettati dalla moda del "giorno della memoria", appunto, io lascio qua un link. Lascio il link di un testo che ho studiato tempo fa per un esame e che mi arricchì parecchio a livello personale. E’ lungo, pesante e impegnativo. Se avete voglia leggetelo. Se non ne avete voglia, cazzi vostri. Anche se personalmente vi consiglierei di tenervelo comunque sul pc, da leggere anche dopodomani, o tra un anno. Revisionismo e Negazionismo Storico, di Claudio Vercelli.

Io tornerò a fare l’imbecille domani, non temete.

Oggi no.

 

 

in fede Teiluj il 27 Gennaio 2007
categorie: serius materials

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Un nuovo anno. 
Un anno nuovo, tutto intero, da vivere dall’inizio alla  fine; avrei voluto fare un bilancio del mio 2006, ma dal momento che la mia memoria traballa, per quel periodo, da gennaio ad aprile/maggio, ho rinunciato. Meglio per tanti, non solo per me!

Ho ben chiaro e fisso nella mente invece il mio 2006 da maggio a dicembre, tutto. Come se i mesi precedenti si siano autorimossi, chissà; non escludo possa esser successo sotto la spinta di quelli successivi, finalmente Pieni, finalmente Veri, finalmente Vissuti fino in fondo e con Tutte le molecole che mi compongono, anima e corpo. Oh si, anima e corpo, finalmente all’unisono e in naturali sincronismo e corrispondenza, come mai prima, come mai si arriva più a sperare quando si tocca il fondo di fronte al mondo e soprattutto a  se stessi (no mamma, non mi sono mai drogata. Ok qualche canna in fase adolescenziale, ma quelle non fanno testo. Parlo di altro adesso).

Visto che gli auguri li ho fatti a tutti, ai colleghi blogger, ai parenti, alle persone care sul serio, ai conoscenti, e persino a quelli cui non si può fare a meno, adesso, un augurio, me lo faccio da sola:

Che quest’anno sia bello anche solo la metà degli ultimi sette mesi. Che quest’anno sia intenso, vivo, reale, concreto e magico insieme, come i miei ultimi sette mesi. Come non era più da tempo, come probabilmente non era mai stato. Mai così tanto. Esiste una purezza anche per i bastardi nati, e io lo nacqui. Bastarda, si. Ma fondamentalmente pura (cazzo ridete, è vero!). Puramente bastarda o bastardamente pura. Come vi pare.

…Che orgasmo indescrivibile quando si è in pace con se stessi.

Buon anno Stefania, oggi sei una donna fortunata. Oggi sei una donna. Oggi sei. Qua la mano! E complimenti per la tua felicità, te la meriti tutta, si, tutta! Fosse anche solo per il fatto che hai avuto non solo la forza, ma anche  il gran culo di riuscire a riprenderti la tua dignità. La tua speranza, i tuoi sogni, la tua vita. La tua vita. I tuoi sogni. Brava! Grazie!

Che il 2007 abbia inizio.

in fede Teiluj il 5 Gennaio 2007
categorie: serius materials

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