TU, che mi leggi con passione e amore; TU che hai a cuore la mia felicità, e il mio benessere;
Tutti voi, cari, amatissimi, preziosissimi amici, che mai dimentico nelle mie preghiere della sera, in nome di questo legame profondo, di questa ammirazione smisurata, dell’Amore che ci lega, vi comunico che:
È partito lo Z-Blog awards 2008 e sono certa che voi tutti miei adorati, accorrerete per sostenermi…
Non dovete fare altro che recarvi qui e segnalare nei commenti il link di A chiare Lettere per le categorie Miglior Z-Blog femminile e/o Miglior Z-blog TemplateDesigner.
In cambio, naturalmente, io vi amerò con la stessa intensità per tutta la vita (per i più esigenti posso combinare appuntamenti galanti con qualche amica/o, previa dimostrazione di voto effettuato o, in alternativa, un buono per una giornata da trascorrere in un beauty center ).
Vi ho già detto che vi Amo?
ATTENZIONE ATTENZIONE:
PER CHI ANCORA NON AVESSE ESPRESSO LA SUA PREFERENZA, AFFRETTATEVI: C’è TEMPO FINO ALLE 23:59 DI OGGI, LUNEDI 28 GENNAIO, PER SEGNALARE LE CANDIDATURE!!!
in fede Teiluj il 26 Gennaio 2008
categorie: comunicazioni di servizio, eventi, premi e cotillon, serius materials
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Facciamo finta che tu mi inviti a cena. Diciamo che poi il tuo coinquilino ti dice: non ci pensare proprio, io quella non la voglio, perché è atea. Ipotizziamo inoltre che tu insista, perché oltre che atea sono anche una bella gnocca. Mettiamo che il tuo coinquilino dica: non me ne frega niente, potrebbe essere pure ricca e generosa, ma io non ce la voglio; e che per farsi meglio sentire si metta a urlare dal balcone brutte parole contro di me. Io, avrei o no il diritto di disdire la cena, alla quale sarei venuta nonostante i cattolici per casa? Ma soprattutto, che colpa ne avrei, io, se non siete buoni, voi, a mettervi daccordo??
post gemellato col The Novecento’s Post
in fede Teiluj il 15 Gennaio 2008
categorie: censimenti, gemellaggi, serius materials, società e cultura
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Mi succede di rado, molto di rado, di essere incantata da un libro fino a provarne amore viscerale: il mio limite nei confronti della lettura è quello di non saper capire ed accettare stili di scrittura diversi da quello che piace a me, per cui, il più delle volte, non mi spingo oltre le prime dieci pagine di un libro che non sia immediatamente nelle mie corde. Leggere è un piacere, ed io non compio lo sforzo di “allargare i miei orizzonti” laddove questo piacere non si manifestasse in fretta.
Tutto questo per dirvi che mi sono innamorata. Mi sono innamorata di un libro. Non essendo un evento consueto, sento la necessità di urlarlo al mondo, come quando ci si innamora di una persona e lo si vorrebbe dire a tutti tanto sono forti i tumulti emotivi che avvengono dentro di noi.
L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery: questo il libro che mi ha rubato l’anima; e non posso aspettare di finire di leggerlo (un paio di notti e ci sono) per decantarlo; non resisto più.
Questo libro fa la differenza tra ciò che significa scrivere e ciò che significa saper scrivere. Piega la “parola” all’Arte di usarla, o meglio la innalza; senza la necessità di vomitare alberi declinati in tutte e quattro le stagioni ma sempre uguali e uccelletti canterini sui rami, sempre gli stessi anche loro nella letteratura contemporanea, per suscitare (o elemosinare?) una qualche emozione.
E’ la rivincita dei raffinati periodi lunghi su quelli brevi (ormai evangelizzati dalla maggioranza dei linguisti (?) e grazie ai quali i libri sono sempre di più raccolte di “singhiozzi” che non “tripudi del linguaggio”).
Pagherei per saper scrivere con altrettanta eleganza, raffinatezza, padronanza della lingua (a tal proposito un dovuto encomio va ai traduttori dal francese: Emanuelle Caillat e Cinzia Poli)…
Qui di seguito un estratto che è comunque poca cosa rispetto al tutto, ma che ho scelto per lo spirito e l’intenzione con cui nasce questo post:
"Apro la busta e leggo questo breve messaggio, scritto sul retro di un biglietto da visita così patinato che l’inchiostro, trionfando invece su costernate carte assorbenti, si è sbavato leggermente sotto ogni lettera.
Madame Michel,
potrebbe, ricevere i pacchi della tintoria
questo pomeriggio?
Passerò a prenderli questa sera alla guardiola.
La ringrazio anticipatamente,
Firma scarabocchiata
Non mi aspettavo una simile ipocrisia nell’incipit. Mi lascio cadere sulla sedia per lo shock. Mi chiedo, tra l’altro, se non sono un po’ pazza. Quando capita a voi, vi fa lo stesso effetto?
Guardate:
il gatto dorme.
La lettura di questa frase insignificante non ha risvegliato in voi nessun sentimento di dolore, di sofferenza? E’ legittimo.
Ora:
il gatto, dorme.
Ripeto affinché non sussistano ambiguità:
il gatto virgola dorme.
Il gatto, dorme.
Potrebbe, ricevere.
Da una parte abbiamo un uso prodigioso della virgola che, prendendosi delle libertà con la lingua, che di solito non l’ammette prima di una congiunzione coordinativa, ne esalta la forma:
Mi hanno rimproverato non poco, e per la guerra, e per la pace..
E dall’altra abbiamo le sbrodolature su carta velina di Sabine Pallières che trafigge la frase con una virgola divenuta pugnale.
Potrebbe, ricevere i pacchi della tintoria?"
Un consiglio appassionato: LEGGETELO!
P.S. Buon anno a tutti!
in fede Teiluj il 1 Gennaio 2008
categorie: arte e letteratura, consigli appassionati, eventi, serius materials
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C’è che a me il Natale piace.
Si, mi garba proprio un sacco il Natale.
Adoro le lucine per strada, adoro avere in casa l’alberello addobbato e intermittente, che se ti alzi la notte per andare a bere ti indica la strada fino al frigorifero; mi piace vedere le luci degli alberi degli altri, dentro le case; mi piace il fatto che a Natale riallacci, anche se solo per qualche giorno, i contatti con persone che non fanno parte della tua quotidianità ma a cui comunque vuoi bene. Mi piace scambiare i regali con gli amici; mi piacciono le pubblicità in tv, piene di marmocchietti “troppo buoni”; adoro le gif animate sui blog e le cene di trenta, quaranta persone. Mi piacciono i babbi natale per strada che si fanno pagare per una foto con i bambini, mi piacciono i suonatori di fisarmonica che ti bussano alla porta. Adoro accumulare sotto l’albero pacchi regalo per le persone che fanno parte della mia vita di tutto l’anno.
Il Natale, mi piace. E non me ne frega niente che sia una festa consumistica, figuriamoci: io non credo in nessun dio. Non me ne importa niente che sia solo una tradizione, ben venga l’usanza di esser buoni, non SOLO una volta all’anno, ma ALMENO una volta all’anno … perché siccome è Natale non ci fai una figuraccia a dimostrare un po’ di cuore, hai l’alibi della tradizione quindi nessuno crederà che tu sia sul serio buono, che non va più di moda.
C’è che il Natale è forse l’unica opportunità nell’arco di tutto l’anno per dire “ti voglio bene” con disinvoltura e normalità, perché è Natale.
Quest’anno non vedrò mamma e papà. Né i miei fratelli.
Ma sento un senso di “solletico, qui, in mezzo al petto” ponendoli in cima ai miei “ti voglio bene”.
in fede Teiluj il 20 Dicembre 2007
categorie: serius materials, società e cultura
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Accanto al pc ho due portapenne. Uno contiene: penne bic rosse, blu e nere, una pilot a doppia punta (fine ed extra fine), una pilot V5, una penna USB, tre accendini, di cui due scarichi, due limette per le unghie, un termometro digitale, una matita spuntata. Nell’altro invece ci sono diverse penne che non scrivono più, un uniposca giallo, un plettro, un fischietto accordatore, una bustina di zucchero, un accendino (funzionante) il biglietto da visita di un centro estetico, un elastico per capelli, quel che resta di un vecchio ciondolo, un pacchetto di rizla aperto vecchio di diversi anni, ed infine un pezzo di carta ripiegato, scritto e conservato anni fa.
E’ carta scura, spessa, come quella che si usa per spedire i pacchi; tagliato alla bene-meglio, evidentemente in fretta, come lasciano intuire anche le scritte, fatte prima a matita e poi ripassate a penna. Lo tiro fuori dal portapenne, lo apro, e mi torna alla mente il periodo in cui l’ho scritto: era il 2001, l’anno in cui lasciai mamma e papà per andare a vivere da sola. L’anno in cui mi trasferii da Reggio Calabria ad Arezzo, iniziando a lavorare come operaia in una fabbrica di pelletteria. Ero talmente entusiasta della mia vita indipendente che per quanto stanca tornassi a casa la sera, ero felice di quella stanchezza.
Ma torniamo al pezzo di carta.
Lavoravo in fabbrica, dicevo, e malgrado l’entusiasmo e la determinazione di quel tempo, il lavoro in sé e per sé, quello di operaia intendo, mi sfiancava, mi consumava nel profondo. Psicologicamente più che fisicamente. Si perché la ripetitività della catena di montaggio non faceva per me, sembrava che il tempo non passasse mai: è lì che ho imparato cosa significa aver la sensazione che sia trascorsa mezz’ora, un’ora, e sbigottito doverti ricredere guardando l’orologio, che invece, perfido, segna solo cinque minuti in più rispetto all’ultima volta che l’hai guardato. Così ho iniziato a cercare metodi alternativi per tenere la mente impegnata durante le otto ore di gesti sempre uguali e ripetuti, per non sclerare, e ad appuntare i miei pensieri nati sul lavoro.
Questo pezzo di carta lo conservo, come ricordo di quell’esperienza, e dei pensieri-tipo che accompagnavano le mie giornate in fabbrica. Oggi voglio condividerlo con voi:
Stimolo: il nano stitico
Broccolo: il nano che ci prova con tutte le nane
Eccolo: il nano puntuale
Embolo: il nano ex sub
Capitombolo: il nano maldestro
Penzolo: il nano impotente
Barattolo: il più nano dei nani
Brancolo: il nano cieco
Trespolo: il nano saccente
Rantolo: il nano morente
Luppolo: il nano alcolista
Sono solo alcuni dei miei nani apocrifi..
Un anno dopo abbandonai il lavoro, dopo che mi venne una crisi d’ansia davanti alla macchina incollatrice e dovettero portarmi fuori in braccio.
Con grande rammarico, anni dopo, scoprii che in rete esistono miliardi di nani apocrifi.
in fede Teiluj il 4 Dicembre 2007
categorie: massimi sistemi, serius materials
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Arriviamo che Giulio e Rosalba stanno ancora cucinando; siamo loro ospiti stavolta, insieme ad Anna e Mario, che ancora non arrivano.
Rosalba sembra stanca, Giulio sembra particolarmente premuroso, più del solito diciamo.
Loro sono sposati da poco più di un anno, 40 anni suonati e un divorzio alle spalle lui, 34 anni e tanta voglia di “nido” lei, specie dopo il suo aborto, pochi mesi fa, alla sua prima gravidanza.
Usciamo insieme da tempo, tutti e sei, come le classiche coppie “adulte”che si ritrovano il fine settimana, anche a distanza di tempo, e non perdono il piacere di stare insieme, a cena fuori o in casa, poco importa.
Anna e Mario si sono sposati a giugno di quest’anno, e da tre mesi aspettano un bambino. E’ una donna di 35 anni, Anna, con alle spalle un divorzio traumatico e con a fianco un marito quarantenne che sembra vivere alla sua ombra, tanto la ama.
L’ultima volta che ho visto Anna non aveva ancora una pancia evidente; eravamo a cena fuori, quella volta, e lei ci diede la notizia al brindisi del primo bicchiere , a tavola. La festa fu contenuta solo perché gli occhi di Rosalba erano ancora umidi, per la sua recente gravidanza interrotta.
Io di anni ne ho ancora ventinove, ancora per poco, ma quanto basta a rendermi la più giovane del gruppo. Ventinove anni.. In tutta franchezza è un’età che mi pesa. Sono giovane, diamine, certo che lo sono. Ma fra poco più di sei mesi comincerò ad anteporre un “trent” alla mia età e non mi va mica tanto giù…
Quando Anna e Mario finalmente ci raggiungono, io saluto lei e le intimo di togliere in fretta il cappotto: voglio vedere la pancia! Lei sorride, io la guardo attentamente, lei ride piena di orgoglio, si toglie il soprabito e la pancettina è lì, poco più che pronunciata, ma si vede !
Rosalba è proprio accanto a lei mente io tocco la pancia di Anna, e sorridendo asserisce: eh ma anche qui c’è della pancia!
In che senso?
In quel senso! Ride lei.
E’ incinta anche Rosalba. Tutte e due aspettano un bambino!
Io le guardo con occhi diversi mentre a tavola parlano di test ginecologici e premaman da evitare..
Le guardo, le ascolto, e penso:
Addio cene fuori o a casa. E’ tutto finito.
in fede Teiluj il 1 Dicembre 2007
categorie: serius materials
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No, io ora ve lo devo chiedere:
Perché scrivete sul blog?
A cosa pensate quando ne aprite uno?
Che blog è il vostro blog?
Quanto c’è di premeditato, studiato, costruito e cosa?
Perchè vi piace girovagare qui?(nella blogosfera)
Cosa vi piace del mondo dei blog, e cosa no?
Quali risultati, aspettative, speranze, sperate o pensate si realizzino nel blog?
Cosa accomuna tutti i blog, qual è il fattore comune a tutti?
Qual è la domanda giusta da fare per capire il "Blog"?
Aggiornamento perpetuo: le domande suggerite da voi:
Rispetto a prima di aprirlo la tua vita in qualche modo è cambiata (in meglio o in peggio) oppure tutto è rimasto inalterato? (abreast)
in fede Teiluj il 21 Novembre 2007
categorie: censimenti, gli splinderelli, serius materials, società e cultura
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Non vorrete andar via senza lasciare neppure un commento, vero?

Uff... a quante cose mi tocca pensare...
Mmmh, quante cose interessanti ho da leggere oggi...
Che fai, spii?
Ma non sono proprio carine queste cosette?

Torno dopo la pubblicità...








lettera frasi
E questi chi sono???


