ATTENZIONE: post ad alto contenuto scurrile e diseducativo.
Io sono una personcina posata e tranquilla. Giuro, sono naturalmente dotata di una egregia dose di pazienza, ed è veramente difficile vedermi perdere la testa e dare i numeri per la rabbia, bisogna impegnarsi, e tanto, per farmi incazzare al punto da non rispondere più di me.
Però ci sono quelle due o tre cose per le quali, anche a me, sale il sangue agli occhi e tutto l’aplomb di cui sono capace va a farsi strabenedire.
Una delle cose che proprio non tollero, per esempio, è che mi si rubi il tempo: non datemi mai un appuntamento pensando di arrivare in ritardo, perché al vostro arrivo non troverete più un esile femminuccia sorridente ad attendervi, ma un furetto incazzato che desidera solo saltarvi al collo e strapparvi la pelle a morsi.
Ché se mi dici ” a tale ora”, io son sul posto al più tardi quei dieci minuti prima dell’ora fissata, minuti quelli, ed i successivi a seconda dell’attesa, che metto gentilmente a disposizione dell’impegno preso, detraendoli dai cazzi miei.
Preziosissimi cazzi miei, sempre, specie se vi rinuncio per i cazzi di qualcun altro. Meglio un bidone, almeno ho il tempo di sbollire e recuperare le sembianze umane fino a quando non vi rivedrò.
Un’altra di queste due o tre cosette si verifica sistematicamente quando guido.
Al volante ho formulato i peggiori dei miei pensieri, ho immaginato le scene più cruente e brutali che mente umana possa concepire; al volante, ogni volta, sono una potenziale ergastolana.
Ma la colpa non è mia, nossignore. Non è colpa mia se le strade sono piene zeppe di deficienti, prepotenti e rimbambiti. Mettiamo il caso che stia percorrendo una strada con un limite di 70km/h, e che su quella strada non vi sia nessuno se non io e altre due auto prima di me. Si, giusto, quello è un limite massimo, non minimo, e poi correre in auto è pericoloso, anzi pericolosissimo, bisognerebbe sempre evitare di correre in auto.
Ma porco di un cane randagio con le zecche, come cacchio si fa a camminare a 30 all’ora su una strada, libera, dritta, legalmente percorribile a settanta chilometri l’ora?!
E va bene, magari sei insicuro, magari c’hai un guasto che ti costringe a tenere quella velocità per 20 chilometri 20, o magari c’hai le emorroidi che ti impediscono di calibrare la pressione del tuo culo maledetto sul sedile della tua merdosissima macchina e quindi anche sul pedale dell’acceleratore; ok, voglio concederti il beneficio del dubbio e tollerare che esista al mondo una qualche ragione plausibile per costringere altre 100, 200 auto a camminare a 30, e dico 30 km orari laddove per legge ne potresti fare 70 (ed evito di dire quale sia la velocità reale possibile perché sarebbe troppo diseducativo), voglio persino cancellare dalla mia mente il pensiero che sono appena uscita dal lavoro, attutendo così le ire furibonde che il fatto di star perdendo il mio tempo mentre potrei essere già a casa da quindici minuti abbondanti mi scatena, ma una cosa, una stronzissima cosa me la devi dire: per quale maledetto motivo, tu e la tua maledetta auto dovete fare i vostri stramaledetti 30km/h su una strada con limite 70, a cavallo della linea di mezzeria? Allora lo fai apposta!
E se non lo fai apposta significa che te ne stai infischiando degli specchietti retrovisori, perché se ci guardassi solo un istante, ti accorgeresti che un branco di mufloni incazzati inneggia alla tua morte per ogni minuto che stai rubando alla loro vita impedendo il sorpasso, perché, porco giuda, sei liberissimo anche di scendere e spingerla tu, la tua cazzo di macchina, ma per quanto la cosa possa stupirti, sol perché tu hai deciso di fare una scampagnata in mezzo a questo splendido paesaggio di asfalto e sterpaglie per i prossimi due giorni, non significa che sia così anche per gli altri 190 sfigati che hanno avuto l’atroce disgrazia di incontrarti.
Coglione.
in fede Teiluj il 8 Aprile 2008
categorie: greatest hits, sclero
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Non ho idea di cosa dica questo video, dal momento che qui in ufficio ho le casse rigorosamente spente, ma dalle immagini mi è sembrato interessante. Che ho postato?
in fede Teiluj il 26 Marzo 2008
categorie: sclero, società e cultura
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Premessa: quanto segue non nasce da riferimenti reali. Tutto ciò che leggerete, dunque, non è da considerarsi autobiografico, ed ogni riferimento a fatti o persone è PURAMENTE CASUALE. Data l’entità dei contenuti, e la notorietà della mia relazione amorosa, sottolineo la natura fortemente ipotetica et immaginifica di tutto quanto sotto esposto. Un ringraziamento particolare al conte paz per avermi ispirato sull’argomento chiacchierando su twitter in questa sera di fine week-end-lungo.
Signore, signori, uomini e donne che avete già vissuto, almeno una volta, l’esperienza del tradimento; ragazze e ragazzi, dal cuore infranto che avete sprecato lacrime e fegato sotto il peso delle cosiddette “corna”, quante volte avete pronunciato, dinanzi alla triste evidenza dei fatti, frasi come: “cos’ha lei/lui che io non ho!” oppure, “credevo di essere l’unica/o per te” e via dicendo?
Da donna posso affermare con assoluta decisione che il dolore più grande in un’eventualità di questo tipo deriva, non tanto dal fatto di aver perso ciò che consideravamo il nostro bene più alto e prezioso, quanto piuttosto dal dover ammettere una sconfitta nella competizione con qualcun altro. Diciamolo. Si tratta di una perdita che va ben oltre l’oggetto del nostro amore, che ci ferisce in profondità perché mina la nostra autostima, il nostro orgoglio, il nostro amor proprio (a tal proposito rimando per approfondimenti alla visione di un classico, “Harry ti presento Sally”, in cui la teoria è ben esplicata nella seconda parte del film, quando lei si dispera alla notizia del prossimo matrimonio di un ex del quale non le importa un fico secco. Ma per il sol fatto di aver chiesto in sposa qualcuno che non è lei, innesca nella protagonista un personalissimo e disperatissimo dolore).
E’ per questo spirito “competitivo”, per i connotati altamente egocentrici dettati dalla “sindrome da prima donna” che una donna, appunto, soffre tantissimo; e sono sicura che neanche gli uomini ne sono del tutto immuni. Ed è per questo che, in caso di tradimento, personalmente credo che sapere di essere stata tradita non per una donna, ma per un uomo, mi consolerebbe non poco.
Pensateci: se il mio uomo mi tradisse sarebbe un dramma, certo, ma se mi tradisse, se mi lasciasse per un’altra donna sarebbe un dramma doppio, per i motivi sopra elencati. Se invece mi lasciasse per un uomo.. beh.. non avrei di che rimproverarmi, e soprattutto, sarebbe superflua ed anzi addirittura rassicurante la fatidica domanda: “cos’ha lui che io non ho”…
in fede Teiluj il 24 Marzo 2008
categorie: donne, greatest hits, sclero, società e cultura, sproloqui
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Ricevo e pubblico:
ammettilo … tu sei una sorka !!! si sei una SORKA INCREDIBILE !!! perche’ fai quella faccia? O_O …. non sai che significa :O ???sorka significa letteralmente "bonazza talmente secsy da far girare da testa … la topa per antonomasia" … di IMMENSE FIGHE … di ragazze che PENSANO di essere TALMENTE GNOCCHE che nessuno puo’ dire di NO alle loro moine seducenti … che tutti farebbero a gara per portarsele a letto … che sono talmente fighe che pare ce l’abbiano solo loro… naturalmente SORKA e’ chiunque si senta tale … chiunque e’ consapevole di poter far crepar un uomo solo con lo sguardo !!!dai non dirmi che non ti senti un pochino sorka ?
anzi UN SACCO SORKA ;D ????
se hai l’ascendente TOPA non puoi non partecipare al FOTOCONTEST piu’ assurdo di SPLINDER ;D [Ometto il link del blog e le istruzioni che seguono nel messaggio originale].
Adesso si che la mia giornata ha tutto un altro senso..
in fede Teiluj il 21 Marzo 2008
categorie: gli splinderelli, sclero, sproloqui
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Quando gli impegni si sovrappongono, gli imprevisti intervengono a complicare le cose, il tempo a disposizione si restringe, e la testa improvvisamente deve ricominciare a lavorare assiduamente come non era più solita fare, tutta una serie di eventi apparentemente ordinari, o quanto meno di semplice gestione, si modifica per modi, tempi, priorità e, soprattutto, risultati ottenuti..
Così succede che se nello stesso giorno: dovrai lavorare (perché ora lavori, ciccia) fino alle 17.30; due cari amici compiono gli anni (quante probabilità ci sono di avere DUE-cari-amici che fanno il compleanno lo stesso giorno?); ti sei presa l’impegno di ordinare, ritirare e consegnare il dolce per uno dei due compleanni (organizzato a sorpresa dalla moglie di uno dei cari amici); ti sei presa l’impegno di provvedere all’acquisto del regalo per il suddetto caro amico; ti sei presa l’impegno di prenotare la cena che anticiperà la festa a sorpresa, da consumare insieme ad altri due amici con cui andrai alla festa; quando tutto questo sembra inaspettatamente sfuggire al tuo controllo, le telefonate di aggiornamento si riempioni di "se", e di "ma", ti rendi conto che, forse, dico forse, hai azzardato troppi "SI" e sottovalutato l’entità di quegli stessi piccoli eventi di cui ti sei fatta carico ragionando ancora da fancazzista con giornate pressocché interamente libere.
Questo, naturalmente, senza contare poi tutte quelle piccole cose (si, lo dico pubblicamente a chi attende bannerini, codici, interviste, revisioni di template e quant’altro) che continuo a rimandare di giorno in giorno perché la sera, dopo aver assolto tutti i miei impegni off-line quotidiani, quando finalmente mi metto seduta al mio pc, non ho molta voglia di preoccuparmi di altro.
Sono ancora in fase di assestamento, ho i miei tempi, abbiate pietà!
in fede Teiluj il 13 Marzo 2008
categorie: comunicazioni di servizio, sclero, sproloqui
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La musica enfatizza le parole,
o sono le parole che danno
maggior vigore alla musica?
in fede Teiluj il 20 Febbraio 2008
categorie: massimi sistemi, sclero, sproloqui
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L’era della comunicazione via internet ci ha modificati, è sotto gli occhi di tutti: gli approcci sessuali, gli scambi confidenziali, perfino il rapporto con noi stessi, in certi casi, cambia.
Le chat, i forum, i vari messenger, i blog, i social network tutti, e le dinamiche ad essi collegate, si sono infrante come onde distruttive sul nostro secolare patrimonio comunicativo, ci hanno proiettato verso nuove simbologie, nuovi codici, nuove etichette, regole, linguaggi abitudini …
Ci parliamo da una parte all’altra del mondo come fossimo seduti alla stessa tavola o distesi nello stesso letto, ci guardiamo negli occhi da posti distanti chilometri; vogliamo ridere? Vogliamo comunicare tristezza? Stizza? Rabbia? Amore? Dubbi? Incertezze? Perplessità? C’è un’emoticon per ogni evenienza, e non ci sentiamo più neanche tanto stupidi a scrivere un “ahahaha”, un LOL, un “Rotfl”, un “asd” e chi più ne ha più ne metta.
Una vera rivoluzione che agisce nell’ambito dei rapporti umani, insomma, con gli altri, ma anche con se stessi in fatto di espressione da un punto di vista qualitativo, nel doppio significato di qualità =” modo di”, e qualità = ”spessore di”, perché diciamolo, senza metterci la faccia è tutto più facile fin dai tempi in cui si mollava il moroso per telefono piuttosto che di persona.
Ora, di tutti questi strabilianti strumenti offerti da mamma “tecnologia web2.0”, e credo di averne sperimentata una buona quota, ce n’è solo uno che non mi si confà ancora del tutto: il Twitter. E vi spiego anche perché: passi il fatto che tra gli iscritti ci siano persone che, con una frequenza che oserei definire ad intermittenza, tipo lucine di natale per intenderci, ti tengono informato su tutto, ma davvero tutto quello che stanno facendo; esempio: pincopalla si sta vestendo; pincopalla si sta mettendo le scarpe; pincopalla si sta allacciando le scarpe; pincopalla ha fatto male il fiocco quindi slaccia le scarpe; pincopalla si riallaccia le scarpe; pincopalla osserva il nuovo fiocco; pincopalla è contento dell’allacciatura delle stringhe; pincopalla slega e riallaccia anche l’altra scarpa per farla uguale.. e così via, fino a che pincopalla non annoda l’ultimo laccio della sua giornata, che tu speri sia un cappio. Dicevo, passi questo uso ossessivo compulsivo, che del resto non è un fatto nuovo ed è riscontrabile, mediamente, anche nell’uso di altri strumenti; ma c’è una cosa, su tutte, che proprio non riesco a metabolizzare: l’uso imposto, pare dalla “twitter-netiquette”, della terza persona. La terza persona per parlare di me. Ecco, io ad usare la terza persona quando parlo di me non ci riesco. Funziona bene nelle chat, la simulazione della terza persona, (il comando /me action, per intenderci), perché spezza un discorso, si frappone enfaticamente, è funzionale a rendere meglio una battuta in un determinato contesto e soprattutto è occasionale; ma parlare in terza persona, indiscriminatamente, a prescindere, sempre e comunque, no, non mi riesce!!
IO, che proprio grazie a questa nuova forma di comunicazione sono finalmente libera di dar libero sfogo al mio EGO smisurato; IO, che anche si trattasse di un mio idolo intellettuale, ucciderei se lo sentissi riferirsi a sé come fosse un altro; IO che quando esprimo il più cretino dei concetti un po’ per correttezza, ed anche, diciamolo, un po’ per compiacenza, non mi esonero mai dall’uso del “secondo ME”; IO che parlerei tutt’al più usando il NOI, per riferirmi a ME STESSA; IO; A ME; MI. E’ una questione di coerenza, cribbio.
ohhhh… adesso che si è sfogata, teiluj vi saluta e vi augura la buonanotte (…)
in fede Teiluj il 19 Febbraio 2008
categorie: greatest hits, massimi sistemi, sclero, società e cultura
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Non vorrete andar via senza lasciare neppure un commento, vero?

Uff... a quante cose mi tocca pensare...
Mmmh, quante cose interessanti ho da leggere oggi...
Che fai, spii?
Ma non sono proprio carine queste cosette?

Torno dopo la pubblicità...








shakespeare amore poesia angeli
E questi chi sono???


