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La lingua batte dove il dente “duole”

lunedì, 13 ottobre 2008

Penso che gli sms non abbiano svilito il linguaggio: ormai c’è un tale tasso di ignoranza che se uno si sforza di scrivere è comunque un bene. Ogni forma di scrittura anche se abbreviata, contaminata, deviata, imbastardita è sempre meglio che non scrivere nulla.

Dacia Maraini

Computerese, webbese, smessese: l’italiano di oggi. Espressioni come K6, SXO, XKE’, CMQ, XO’, pullulano sui nostri cellulari; termini come POSTO, BLOGGO, SPAMMO, FOLLOWO, REDIRECTO infestano il nostro linguaggio quotidiano. Ma non è tanto di questo che mi cruccio, ché tutte le lingue vive, in quanto tali, si modificano nel tempo (seppur con gran tormento dei puristi). Nutro piuttosto nostalgia per un certo italiano scritto, quello dei libri, degli scrittori. Quello che si differenziava dal parlato per ricchezza lessicale e grammaticale. Così succede che anche storie molto belle come, ad esempio, quella de “La solitudine dei numeri primi” (ma è una tendenza generale) siano scritte in un linguaggio semplice, scarno, periodi brevi e pochi virtuosismi: tipico del parlato appunto.

Mi si obietterà che è solo un bene.
Eppure non riesco a convincermene. Chi non legge solo per assimilare storie ma anche per godere della scrittura stessa, comprenderà la mia malinconia per le subordinate eleganti, gli aggettivi ricercati, le allegorie sinuose.
Il dizionario italiano è pregno di poesia …

“Parla sì come ti nutri”

venerdì, 16 maggio 2008

La lingua italiana è una creatura straordinaria.

Ancor di più lo è l’italiano burocratico; creatura mitologica, direi in questo caso senza alcun timore di sbagliarmi. Per usare una massima imparata da poco al lavoro, potrei definirlo usando questa frase: “rendere difficile ciò che è facile, attraverso l’inutile”. Da annotare, ne converrete. La massima, intendo.
Inauguro oggi una nuova rubrica, dedicata a parole o espressioni di uso inconsueto, e per questo stesso motivo, per me, affascinanti. Qui, ne prenderò nota.
Apriamo quindi la rubrica con:

vieppiù: vi|ep|più
avv.
CO ancor più, sempre più
Varianti: viepiù, vie più

a tal uopo
|po
s.m.
LE spec. sing., bisogno, necessità: lo scudiero fedel subito appresta | ciò ch’al lor u. necessario crede (Tasso) [quadro 12]
Polirematiche
all’uopo loc.avv., loc.agg.inv. CO allo scopo, al caso proprio: fatto all’u.; al momento opportuno: capitare all’u.
(bibliografia)

Esercitazione:

componi cinque frasi che contengano le parole/locuzioni indicate.