Ore 2:37, rientro a casa. Posso asserire con fermezza che per quanto comode, ben ancorate alla caviglia, e dotate di zeppa, le scarpe da fighetta non son fatte per un lavoro che richieda continuo movimento. I miei piedi doloranti ma finalmente scalzi mi danno impietosamente dell’idiota già da un paio d’ore, mentre le mie puma morbide, avvolgenti, comode, e belle più che mai, sghignazzano alle mie spalle ben conscie del fatto che mi sono mancate tanto mentre mi aspettavano a casa. Tantissimo. Esperimento fallito e tesi confermata, dunque: chi lavora in piedi, con le scarpe alte, e sostiene di star comoda, è una bugiarda. Oltre che imbecille, naturalmente.

In compenso ora sono più saggia. E scalza; la birra fresca, rincasata insieme a me, mi sorride ( e le caprette mi fanno ciao ), dalla finestra aperta tira un venticello sottile, fresco anche lui; il tutto condito dal friggere delle casse del pc che sembra, tal quale, rumore di cicale (giuro). Una perfetta notte d’estate, insomma: silenziosa, fiacca, pigra e dondolante, come piace a me.

citazione del giorno:
La notte ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi.
Jorge Luis Borges

in fede Teiluj il 4 Luglio 2008
categorie: karma

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Ho voglia di parlare d’amore.
L’amore inteso come alchimia, come incantesimo che spinge due persone l’una verso l’altra; l’amore romantico.
Un mio professore universitario, qualche anno fa, introducendo la sua lezione su Catullo definì l’amore più o meno cosi:

ciascuna esistenza umana concreta non è altro che un sistema. Un sistema psichico, che in fase di apertura comunicativa stabilisce un rapporto di fusione, comunicativa giustappunto, con un altro sistema psichico, anch’esso aperto in quel momento alla comunicazione. Pare che questa fase racchiuda e manifesti al contempo, nell’atto relazionale, primordiali e intrinseci bisogni emotivi genitoriali. L’intimità fisica, legata alla nostalgia delle carezze della madre, o del padre, e il consequenziale senso di protezione che ne derivava, nonché il desiderio di possesso esclusivo della stesso, pare siano l’epicentro di tale fenomeno, destinato comunque a dissolversi in breve tempo. Due sistemi psichici, infatti, rappresentano due infiniti e complessi universi emotivo-caratteriali a sé stanti, ragion per cui è altamente improbabile che la comunicazione rimanga aperta e prolifera, per un tempo tendente all’infinito.

Razionalmente, forse, è difficile dargli torto. Razionalmente.
Ma ho detto che voglio parlare d’amore. Dimenticate ciò che ho appena scritto. E dimenticate anche voi l’orrore che questa triste analisi mi procura.
L’amore non è mai razionale, né tanto meno ragionevole. Può essere ragionevole una scelta, può essere ragionevole una disamina, può essere razionale un processo logico, e due persone che si amano possono compiere scelte, certo, compiere disamine, certo, attenersi alla logica, si. Ma l’amore è altro.
Due persone che si amano possono contare i loro averi e decidere, in tutta ragionevolezza, se acquistare o meno quella determinata cosa. C’è amore in questo? Probabilmente no. Probabilmente ogni contingenza che la vita propone, nella sua quotidianità, non ha nulla che somigli all’amore. L’amore va ricercato piuttosto nella complicità di quello sguardo, mentre la cassiera batte uno scontrino lunghissimo, che ricalca inchiostro, cifre, e pensieri che scorrono all’unisono: le cosiddette “piccole cose”. Chi crede più alle piccole cose?
L’amore non è un contratto. L’amore non è una promessa, seppur condita di belle parole, con scadenza a termine rinnovabile. Eventualmente rinnovabile. No.
E’ piuttosto musica. O adrenalina. O estasi. O follia, agli occhi degli altri. Di tutti gli altri.
E’ una fatina che ti fa sussultare mentre ti sussurra in un orecchio, l’amore. E’ un calore forte, improvviso e insistente che corre all’impazzata sotto pelle, appena sotto pelle, l’amore. E’ quel sorriso che ti si stampa in volto, senza che tu te ne accorga, per una carezza al momento giusto, l’amore. E’ quell’unica, folle, certezza, che della certezza ha tutto il profumo, l’amore.
L’amore è quella molecola di te che distingui inequivocabilmente dalle altre, perché ne avverti fisicamente l’esistenza; perché pulsa, perché brucia, perché preme, e spinge tutte le altre a farti fare cose cui non sai, né vuoi, no che non vuoi, dire di no. Malgrado la ragione, quella stupida, possa opporsi. Lei, la ragione, cosa può saperne dell’amore..

in fede Teiluj il 21 Maggio 2008
categorie: karma

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C’è un’oggettiva differenza, salvo casi di equivalenze possibili, tra il valore reale, o meglio economico, delle cose ed il valore affettivo, o se vogliamo simbolico, delle cose. Possedere un oggetto costoso, riceverlo in regalo, non equivale automaticamente ad esserne gelosi, interessati, legati. Diverso è invece per quegli oggetti che, a prescindere dalla loro traduzione in danaro, possiedono noi tanto quanto noi possediamo loro.

Naturalmente, benché stia usando una forma espressiva quasi da teorema, il concetto non è una regola, cioè non vale per tutti allo stesso modo, per cui per la gioia di tutti, proseguirò argomentando in prima persona. Presto detto:

IO ho con gli oggetti di valore (economico) un rapporto di scellerata indifferenza. Parlo di accessori, oggetti non vitali, non prettamente “di prima necessità”, quali possono essere ad esempio orologi, penne, gioielli, ninnoli, chincaglierie e chi più ne ha più ne metta. Se ve lo state chiedendo, no, non sono francescana, so dare il giusto peso al valore dei soldi e non lo schifo. Niente affatto. Però non vado oltre questo coscienzioso principio nel mio modo di pormi con oggetti di valore (economico), non mi faccio cioè ossessionare dal possesso di qualcosa per il sol fatto che questo qualcosa significhi tanto (economicamente). Altro discorso invece per quel che riguarda il valore (simbolico) delle cose. Una penna, un orologio, un anello, un diamante, valgono tanto quanto significano PER ME. Per intenderci: se ricevo in regalo un anello di diamanti, non mi rallegro di più di quanto potrei nel ricevere un anello di bigiotteria che però so rappresentare, simboleggiare qualcosa per chi me lo ha regalato. Se trovo per strada un anello di diamanti, non mi commuovo di più di quanto potrei nel riceverlo in dono da chi amo, né allo stesso modo. Lo stesso vale per le eventuali perdite di quell’anello: posso borbottare un “pazienza” se l’avevo trovato per strada, o urlare “perché a me!” se me lo aveva regalato qualcuno che amo.

Il punto è che sono, emotivamente parlando, una feticista. Perché gli oggetti non sono “solo” oggetti, non sempre. Gli oggetti possono veicolare emozioni, conservare segreti, custodire promesse, proteggere ricordi e consacrare affetti. Gli oggetti possono mancarci, pardon: mancarmi quanto persone care. Possono significare tutto, e possono spezzarlo, quel tutto, rendendo indietro un anello, per esempio. E’ la ragione per cui sono gelosissima dell’anello che porto al dito, che ha un suo valore economico, certo, ma che significa qualcosa di più dei soldi che può valere. Ed è quel di più a far la differenza, a renderlo insostituibile. Senza quel di più, un oggetto costoso è un oggetto indifferente, sostituibile, da cui posso separarmi senza batter ciglio. Finché c’è la salute!

Per questo non comprendo chi non si affeziona agli oggetti di valore (simbolico), tanto quanto non capisco chi invece si attacca agli oggetti di valore economico, ed è qualcosa di cui personalmente vado persino fiera. Toglietemi tutto, ma non i miei feticci. Datemi uno dei miei feticci, e vi solleverò il mondo. Finché c’è un feticcio c’è speranza, e così via!

Una grazie alla mia mamma e al mio papà senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile.

in fede Teiluj il 3 Aprile 2008
categorie: karma, società e cultura

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girasoleEd oggi l’ho sentito chiaramente.

Grazie all’ora legale in vigore da domenica, oggi alle 17.30, rientrando dal lavoro, tutto aveva un sapore diverso. Più luce, più vita, più colori per strada e, di riflesso, più vita anche dentro di me. Il sole ancora alto, il mare calmo del pomeriggio ben visibile lungo il tragitto verso casa, la gente in bicicletta, in spiaggia o a passeggio sul lungo mare, in casa le finestre spalancate al rientro. Tutto, profumava di primavera. Tutto questo mi ha messo addosso un piacevole senso di inquietudine. Eccitazione mista ad ansia, l’ansia di voler respirare un sole nuovo e il desiderio si assorbire più luce. L’inverno è finito e la bella stagione in arrivo mi rende inquieta. Ho voglia di andare al mare, di svestirmi per il caldo, di camminare, correre, cantare, gridare. Ho voglia di ridere, parlare, “fare”. Quando la luce del giorno si protrae fino a tardi, il buio della sera è ancor più avvolgente, atteso, gustoso. Amo la luce, perché alimenta i sogni della sera, e nutre gli animali notturni.

in fede Teiluj il 31 Marzo 2008
categorie: karma

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coloured kissDa quando ho ricominciato a lavorare ho riscoperto il piacere di alzarmi per prima. Spengo in fretta la sveglia per non interrompere oltre al mio, anche il sonno del mio uomo, muovendomi quanto più silenziosamente possibile durante le mie fasi di preparazione. Metto sul fuoco la moka già pronta dalla sera prima mentre non ancora del tutto sveglia mi trucco, e corro a spegnerla quando ormai il caffè ha inondato i fornelli. Sistematico. Una volta vestita, truccata, e "incaffettata" non mi resta che  prepararmi per uscire;  controllo di aver  preso tutto - telefoni, chiavi, sigarette, soldi, varie ed eventuali - , mi infilo la giacca, e se lui ancora dorme, torno in camera,  gli stampo un bacio sul viso sporcandolo di rossetto, e sorrido, pensando a quanto sarà indispettito quando più tardi se ne accorgerà.

in fede Teiluj il 20 Marzo 2008
categorie: donne, karma

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Son due giorni che, a causa del ping-pong di influenza che stiamo giocando, io e il mio Lui trascorriamo tutto il tempo in casa insieme. Facciamo tutto insieme: ci misuriamo la febbre, guardiamo  C.S.I., mangiamo, ci misuriamo la febbre, ci accoccoliamo sul divano, ci misuriamo la febbre, parliamo, ridiamo, stiamo in silenzio. Ieri mattina dopo esser passata in farmacia per far rifornimento di sciroppo e aspirina mi sono anche fatta un regalo: ho preso un caffè e un cornetto al bar per lui, che era ancora a letto. Per me è bellissimo tutto ciò, tanto che proprio ieri sera, a fine giornata, a letto accanto a lui, pensavo.

Si, pensavo, punto.

Come sarebbe a dire la frase è incompiuta?!

Ho detto che “pensavo”. Mi pare già un ottimo traguardo, no?

(e mica posso sempre dirvi tutto…)

in fede Teiluj il 13 Febbraio 2008
categorie: karma, serius materials, sproloqui

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Avete mezz’ora di tempo?

Mezz’ora si, minuto più minuto meno, perché quello che vi propongo stasera non è il solito post “cazzone” alla Teiluj, no.

Quello che vi propongo (o propino, fate vobis) sono 26 minuti di musica; non una musica qualsiasi, no no, niente Daniele, Battisti, Lorenzo, le urla di Prince,  i Police .. (Sto citando Silvestri, i fan più accaniti l’avranno capito, MA).. la citazione è casuale, direi estemporanea, arriva per un pura assonanza, nulla di più, perché in realtà non è nemmeno di lui che sto parlando..no..

 

Calma, non abbiate fretta di capire.. andiamo per gradi:

 

E’ sera, la città dorme.. notte fonda sarebbe ancora meglio. Avete vicino i vostri pensieri, il tepore dell’intimità con voi stessi, e davanti agli occhi Mandy: carina eh? Solare.. avvolgente.. rilassante.

Non ridete, non scherzo. E non aspettatevi la battutona finale.

Ve l’ho già detto.

Non ci sarà.

Ci siete solo voi.. le vostre cuffie (è tardi.. non vorremmo svegliare nessuno per la musica troppo alta) e questo magnifico pezzo.. Ecco, mettetevi comodi, chiudete gli occhi.. alzate il volume in cuffia, e lasciatevi catturare..

 

 

"Keith Jarrett

The Köln Concert

part I"

(clicca)

goduria dei sensi…