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Se-t’embre

domenica, 30 agosto 2009

E poi arriva settembre.
Silenzioso e arricciato si insinua tra le pieghe del viso al risveglio, e negli angoli delle lenzuola sotto il materasso. Fa le facce buffe per strada senza guardare, ai passanti non chiede niente e nemmeno a me.
Lo riconosco dall’andatura: la sua figura esile e slanciata ondeggia su gambe appuntite e un poco storte, ha passi spigolosi e un incedere timido, e se lo guardi negli occhi sorride, come un bambino a cui fai cucusettete.
Avanza e fischietta, fischietta e saltella, ritinteggiando gli umori alla gente e le ore al cielo come una casa rimasta chiusa per parecchio tempo che si prepara a essere abitata ancora, senza chiedersi perché, solo perché è così che va.

Arriva così, come uno che è lì per caso, settembre, come a non voler prendersi nessuna responsabilità, né per la pioggia, né per gli addii.

dis-corsivo

sabato, 27 giugno 2009

Ho sete di parole
ho fame.
Voglio sbronzarmi di vocali discinte
e consonanti doppie
voglio mangiare le gambucce cicciottine delle “g”
e condire di salsa rosa le “l” stilettine.

Voglio stendermi su un cuscino nero d’inchiostro
e sognare virgole, spazi bianchi e apici ricurvi
e poi sdrucciole e bisdrucciole,
per scomporle a piccoli morsi, educati e lenti.

Voglio spremere il succo dei puntini di sospensione
che rotolano a fine rigo
e masticare croccanti punto e a capo.

Voglio sgranocchiare ciotoline di “ch” e di “gr”
sorseggiando “s” doppio malto e “c”, dolci, senza ghiaccio.

Voglio baciare rime attraenti
e piccanti
e divorare coppe di “gl”con granella di nocciole
e tanta, tanta panna.
Poi un caffè
e il conto, grazie

Allegro-rie

venerdì, 22 maggio 2009

C’erano scatole divise per forma, dimensione e colore.  Scatole grandi, scatolette, scatoloni, e dentro le scatole spesso altre scatole, non sempre più piccole. C’erano fiocchi, e nastri rosa e rossi, e scatole. Se ne stavano lì, incastrate l’una con l’altra  in ordine sparso, nel senso orizzontale del peso e in quello verticale dell’età, ma non sempre. A volte infatti occupavano gassose angoletti sospesi, o il soffitto, in barba all’ordine e alla linearità delle altre. Erano scatole cialtrone o eccentriche. O solo maleducate. Tutte dipinte di sesamo e pane caldo, caldo come quando è fresco, il pane. Alcune avevano forma romboidale, altre erano ellittiche, piramidali, quadrate, tonde e a semicerchio, con gli spigoli incazzati o tondeggianti e soffici come mozzarelle di bufala. Altre ancora erano a forma di occhio azzurro, di palude, di stecco del gelato o di arrivederci. Mille e mille scatole multicolori e multisapori tutte piene zeppe di cose.

Inn’amore

giovedì, 14 maggio 2009

Gli innamorati, che tenerezza.
avvinghiati l’uno all’altra, l’una a l’uno.
E salivano,
gli innamorati,
l’uno verso l’altra.
dentro, anche.
sovente.
Ella saliva,
e la saliva di lei
si unisce all’una dell’uno, salivando.
Vanno e vengono, gli innamorati
ma sempre  vengono, sopratutto.
Gli innamorati
che inn’amore.

Mai più mai

martedì, 28 aprile 2009

Ci fu un tempo in cui fui piccina.
Mai più mai, ritornerà.
Piccina picciò fui un tempo
e mai più mai ritornerò,
piccì picciò.
M’innamoravo di tutto, senza correr dietro ai cani, no. no.
Mai più mai, ai cani
dietro, correrò.
Ci fu ambarabà
e ciccì
e coccò
ma mai più mai, piccina picciò. Ci fu
mai più mai,
ahi
ahi
cài.

ò.

Il Dispensatore Di Sorrisi

venerdì, 3 aprile 2009

Il Dispensatore Di Sorrisi, dispensava sorrisi.
Sorrideva per il fornaio, sorrideva per il postino, sorrideva persino per il suo datore di lavoro, il Dispensatore Di Sorrisi. E quelli, mentre lui sorrideva, sorridevano a loro volta, perché il Dispensatore Di Sorrisi, dispensava sorrisi per quelli che di sorrisi non ne avevano. Fin da quando era stato arruolato nell’esercito, il Dispensatore Di Sorrisi dispensava sorrisi, e l’esercito rideva e sparava, sparava e rideva i sorrisi che il Dispensatore Di Sorrisi dispensava; a destra, a manca, col buio di notte e col sole di giorno finché il Dispensatore Di Sorrisi divenne famoso in tutto il pianeta globale, in America, in Australia, nei continenti con la E, come l’Europa, e in quelli con la X, sulla fiducia. Aveva cataste piene di sorrisi  in soffitta, in cantina, sotto il cuscino, nelle scarpe e nei barattoli di zucchero nella dispensa, il Dispensatore Di Sorrisi, e tutti, tutti li donava i suoi sorrisi, senza emettere fattura e senza compenso.

Quando dispensò il suo centoquattordicimiliardesimo sorriso, il Dispensatore Di Sorrisi ebbe un malore e si accasciò. Proprio lì, tra il martello e l’incudine del fabbro che non aveva ancora finito di sorridere il sorriso che il Dispensatore Di Sorrisi stava dispensando per lui e la sua gatta morta appena scappata con l’amico: una faccenda di coito interrotto. No, non con la gatta morta, con il sorriso del Dispensatore Di Sorrisi.
Dopo che il dottore lo visitò, sfoggiando un sorriso d’ottima annata del Dispensatore Di Sorrisi e un costosissimo cappotto, e senza mettere via né l’uno né l’altro, sentenziò la diagnosi: – due, al massimo tre sorrisi di vita. Lei è stato poco morigerato, lo ammetta -

Nessuno sa cosa avvenne dopo quel giorno, ma si mormora che per paura di un possibile contagio, nessuno avvicinò più quello che un tempo era il maggior Dispensatore Di Sorrisi della terra. Qualcuno dice sia morto sparandosi in gola i tre sorrisi rimasti.

Questa è la triste storia del Dispensatore Di Sorrisi

Stereotipi

domenica, 9 novembre 2008

Un tempo esistevano veri UOMINI DURI:

Oggi, sempre più spesso uomini… duri:

(ciao Ba’)