Archivi per la categoria ‘arte e letteratura’
giovedì, 5 febbraio 2009
Costernati, agitati, screanzati, viviamo nell’ombra dei nostri destini senza più la forza di domarli. Abbiamo il dovere di sollevare le stanche ossa e ridare energia ai muscoli potenti che stanno da qualche parte, sotto quella nostra pelle fatta di formalità vezzosa, inadatta (o meglio: non più adatta) alla civiltà futurista che il Marinetti auspicava.
Io sono Riccardo Pizzi e mi sono introdotto in questo blog di nascosto.
Tag:arte, cultura, futurismo, marinetti, pocacola
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sabato, 13 dicembre 2008
No, no, non ho cambiato idea sul 2008. Un’ottima annata è il film che ho finito da poco di vedere.
Bello. Bello, bello. Una favola sulle cose importanti della vita, una favola garbata e a tratti stucchevole, come piace tanto a me. Romantica e appassionata.
Una favola insomma.
Ora voglio leggere il libro, da cui il film è tratto.
Recensioni? Non ci penso nemmeno, esiste wikipedia per quelle e io non ne ho voglia.
Assolutamente da vedere.
“Pardonne mes lèvres, elles trouvent du plaisir dans les endroits les plus inattendus”
Tag:amore, cinema, favola, film, libri, russel crow, un'ottima annata, vita
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lunedì, 13 ottobre 2008
Penso che gli sms non abbiano svilito il linguaggio: ormai c’è un tale tasso di ignoranza che se uno si sforza di scrivere è comunque un bene. Ogni forma di scrittura anche se abbreviata, contaminata, deviata, imbastardita è sempre meglio che non scrivere nulla.
Dacia Maraini
Computerese, webbese, smessese: l’italiano di oggi. Espressioni come K6, SXO, XKE’, CMQ, XO’, pullulano sui nostri cellulari; termini come POSTO, BLOGGO, SPAMMO, FOLLOWO, REDIRECTO infestano il nostro linguaggio quotidiano. Ma non è tanto di questo che mi cruccio, ché tutte le lingue vive, in quanto tali, si modificano nel tempo (seppur con gran tormento dei puristi). Nutro piuttosto nostalgia per un certo italiano scritto, quello dei libri, degli scrittori. Quello che si differenziava dal parlato per ricchezza lessicale e grammaticale. Così succede che anche storie molto belle come, ad esempio, quella de “La solitudine dei numeri primi” (ma è una tendenza generale) siano scritte in un linguaggio semplice, scarno, periodi brevi e pochi virtuosismi: tipico del parlato appunto.
Mi si obietterà che è solo un bene.
Eppure non riesco a convincermene. Chi non legge solo per assimilare storie ma anche per godere della scrittura stessa, comprenderà la mia malinconia per le subordinate eleganti, gli aggettivi ricercati, le allegorie sinuose.
Il dizionario italiano è pregno di poesia …
Tag:citazioni, computerese, dacia maraini, grammatica, italiano, la solitudine dei numeri primi, lessico, letteratura, libri, lingua, lingua italiana, smssese, t9, webbese, xkè, xò
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sabato, 30 agosto 2008

Henri Cartier Bresson - Behind The Gare Saint Lazare
Ti alzai sulle mie mani
e spiccai il volo.
(Ghiannis Ritsos)
Mi piace abbandonarmi alle passioni quando sono particolarmente sotto pressione: le foto che vorrei saper fare; le parole che vorrei saper scrivere. Perché dietro questa faccia di bronzo che è la mia, pulsa pur sempre un cuore (piantala! Non c’è niente da ridere!).
Quando sono stanca, stressata, psicologicamente provata e, non di meno, in fase premestruale, niente mi rilassa, e mi coccola di più di un bianco e nero fotografico come si deve, una poesia di quelle che piacciono a me, e quel sottofondo musicale che dico io.
- Che cos’è? -
- Un post nuovo, introspettivo -
- Vedere! Vedere! -
- Amore mi stai tirando i capelli! -
- Come, così? -
- Ahia! -
Tag:fotografia, gag, ghiannis ritsos, henri cartier bresson, intimità, introspezione, karma, poesia
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venerdì, 1 agosto 2008
Romeo e Giulietta, quante volte l’avrò riletto: sette, otto, non lo so più.
La prima volta credo avessi si e no 15 anni: piena tempesta ormonale. Le prime cotte, le prime delusioni, e tutto ciò che comportano le prime scoperte su quel terreno angusto, malefico e sublime al tempo stesso che è l’amore. E quel libro, è diventato la mia bibbia sentimentale già dalla prima volta perché mi ha incantato; e mi ha rovinato per tutti gli uomini a venire nella mia vita rendendomi una pesantissima scassapalle romantica che vorrebbe decantar strofe a colazione al bar ed ammirar tramonti dopo la spesa all’iper. Per dire.
Del resto cos’ho io, meno di Giulietta.
Ma torniamo al libro.
Mi è rimasto talmente spalmato dentro che oltre a conoscere a memoria i brani che amo di più, tutti gli anni, il primo di agosto, mi salta in mente il compleanno di Giulietta Capuleti e la voglia di farle gli auguri. Naturalmente con le parole del suo Romeo:
s’io profano della mia mano indegna codesta santa reliquia, il peccato è soltato gentile, e le mie labbra, due pellegrini compresi di pudìco rossore, son qui pronte a render più molle, per un tenero bacio, il ruvido loro tocco.
Shakespeare rimane, per me, il padre delle poesie d’amore più belle.
Tag:1 agosto, amore, compleanno, confidenze, karma, letteratura, libri, poesie, reliquia, ricordi, romeo e giulietta, santa, shakespeare
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mercoledì, 23 aprile 2008
William Shakespeare
23 aprile 1564, 23 aprile 1616. Ed oltre.
Non dolci baci l’aureo sole sparge
sulle stille di rosa mattutina
quanto i tuoi occhi in freschi raggi accendono
la notte rugiadosa alle mie guance.
Né luna argentea tanto lucente
in seno a liquido abisso risplende
quanto risplendi tu nelle mie lacrime.
Tu brilli in ogni lacrima che piango;
e ciascuna è un cocchio che ti porta.
Tu cavalchi trionfante la mia pena.
Le mie lacrime gonfie di dolore
ti mostreranno la tua stessa gloria.
Ma non amar te stessa, o delle lacrime
farai specchi; e ancor più dovrò piangere.
mia regina, dire quanto vali
non sanno lingue, o pensieri, mortali.
(da “Pene d’amore perdute, W. Shakespeare.”)
Ecco, cose così, mi mandano in estasi.
E’ un bel giorno per goderne.
Tag:amore, citazioni, cultura, festa del libro, festa delle rose, letteratura, letteratura inglese, passione, pene, pene d'amore perdute, poesia, poesia inglese, ricorrenza, s.valentino spagnolo, shakespeare, sonetto, william shakespeare
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venerdì, 4 aprile 2008
Leggo su Panorama un bellissimo articolo che nel pubblicizzare un paio di libri di nuova edizione, affronta un tema a me caro e, neanche a farlo apposta, strettamente collegato al mio penultimo post; il titolo dell’articolo è “che fine hanno fatto le lettere d’amore“.
Oltre ad una serie di citazioni bellissime, si legge:
a differenza di una telefonata o di una conversazione, una lettera d’amore è una cosa: una cosa che esiste nel mondo (spesso per lunghissimo tempo) e che ha il potere di rievocare uno stato d’animo. È per questo che richiediamo indietro le lettere, le distruggiamo, impediamo a qualcuno di pubblicarle o di conservarle con cura.
Ma quante lettere si scrivono ancora, carta e penna, oggi? Ormai passa tutto attraverso il computer, la rete, i telefonini. Andiamo di corsa, in sintonia con la velocità che le attuali tecnologie ci mettono a disposizione, usiamo sempre più spesso linguaggi fatti di acronimi, di sigle, anche per dire ti voglio bene; o addirittura codifichiamo gli squilli per non perder del tempo a scrivere (e spendere). Non c’è molto spazio per il romanticismo di una lettera d’amore manoscritta nell’era del “senza perdere tempo”; credo sia proprio la mentalità sempre più tecnologica a non contemplarne l’esistenza. Probabilmente è il corso naturale delle cose, ed anche se non credo che la carta possa un giorno sparire definitivamente, il processo di digitalizzazione, della comunicazione tutta, anche amorosa, non conoscerà inversioni di tendenza.
Eppure. Eppure leggo sempre nello stesso articolo citazioni di lettere antiche come:
Preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste (U.Foscolo)
e non riesco a non pensare che abbiano un valore inestimabile.
Tag:amore, attualità, cultura, foscolo, internet, letteratura, panorama, poesia, tecnologia
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