Per me

dic
2011
15

scritto da Teiluj on ombelicale

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Finite le scale giro le chiavi ed entro in casa. Il gatto mi aspetta dietro la porta, esce prima ancora che sia del tutto aperta infilandosi non appena lo spazio è sufficiente a sgusciare sul pianerottolo. Io lo saluto chiamandolo con dei vezzeggiativi e gli chiedo se ha fame. Ne ha sempre, se potesse mangerebbe fino a vomitare. Quindi mi segue, perché sa che la prima cosa che faccio quando rientro è scodellargli la scatoletta dell’umido, e infatti lo faccio. Poi mi tolgo la giacca, l’appendo, e apro l’acqua nella vasca.
M’importa di poche cose: il vaso da tre euro coi fiori finti sul tavolo, che sia ancora intero, togliermi le scarpe, il gatto. Alla parete, in  cucina, ho un orologio, bianco e giallo credo, non lo guardo quasi mai: leggo l’ora sul cellulare da quando ne ho uno, per abitudine. L’orologio lo ascolto e basta, ha il ticchettìo tipico degli orologi analogici da parete, con le lancette grosse che fanno rumore per tutto il giorno, tic tac, tic tac, ventiquattro ore al giorno. E’ rassicurante.
Il caffè che preparo la mattina, con la mia moka gialla, molto bella, è più di una tazza, perciò la seconda la scaldo e basta a quest’ora, o non la scaldo affatto, dipende. Quindi mi siedo e bevo il caffè, se il gatto ha già finito di mangiare mi gira intorno, poi salta sul tavolo e mi si piazza davanti alla faccia, fino a darmi dei buffetti sul naso e a quel punto devo grattarlo sotto il collo, e sulla testa, e lui strizza gli occhi soddisfatto. Questa cosa degli occhi, ancor più delle fusa, è rassicurante.
Alla finestra in cucina non mi affaccio mai. E’ quella che dà sul cortile interno del palazzo, non c’è mai nessuno, o c’è il bambino della famiglia che abita di fronte, e se c’è gioca, o suona male la clavietta, chissà perché per insegnarti la clavietta ti fanno suonare sempre l’inno alla gioia. Mi affaccio a volte invece a una delle due finestre della camera da letto, che danno sul vicolo. Non c’è un gran viavai, ma è un vicolo di collegamento tra due strade della città, quindi alla finestra ci ho messo un vaso con una piantina di rose gialle, così quando mi affaccio la guardo. Non è rassicurante, ma ogni tanto rifiorisce.
Tu invece sei nei cassetti. Quello nero all’ingresso, il secondo di ciascun comodino accanto al letto, il terzo, sotto lo specchio, il primo in cucina, e nello sportello di sinistra della specchiera in bagno. Non li apro quasi mai, ma so esattamente dove trovare cosa, se ne ho bisogno.
Saperlo esattamente, è rassicurante.

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