Tempi, cose, tu.
2011
Io e il tempo non andiamo d’accordo. Il tempo misurato in giorni, ore, anni, mi sfianca, mi affatica, mi porta via tempo. Tutti quei minuti, uno dietro l’altro, che si sommano, e crescono, e diventano settimane, e poi mesi, e io lì a contarli, e sempre a corrergli dietro, ecco, mi angoscia.
Il tempo è un errore di ragionamento, un baco, non bisognerebbe mai misurare il tempo al tempo, mai. E’ sbagliato. Sbagliatissimo.
Bisognerebbe invece misurarlo in cose, il tempo, perché le cose, a differenza del tempo, ti riempiono, ti fanno respirare, e si sommano, crescono, non spariscono come le domeniche, o le due del pomeriggio che ecco qua sono già le tre, no.
Le cose che misurano il tempo restano lì, nel tempo, e tu le puoi guardare tutte le volte che vuoi, e nessuno te le può togliere mai, in nessun giorno, a nessun’ora.
Non bisegnerebbe dire “quanto tempo”, no, ma “quante cose”.
Sì, quante cose.
Le mie cose, quelle belle, i ricordi che non mi lasceranno mai, le parole che ho dentro gli occhi, il sapore delle cene e quegli altri sapori, e poi tutto il solletico al cuore, e tutte le altre cose mie belle sono sempre qui e mi riempiono il tempo e il cervello, e il cuore e l’addome e sono mie per sempre, fuori dal tempo. Eterne.
1 commento
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Il tempo passa anche se non si misura. Il mio è passato e non me ne sono nemmeno accorto. Non potevo neanche misurarlo in cose: non c’erano cose, non c’è stato, non c’è mai stato altro che il niente. E ora che foorse le coise potrebbero essere, formarsi, ctrescere, ecco che il tempo è finito… fi-ni-to
Arrivederci alla prossima vita, se mai ce ne sarà una.