Archive del 2010

dieci minuti

domenica, 29 agosto 2010

Ti passo a prendere io, tra dieci minuti.
Mi metto le scarpe comode per camminare
e quei jeans che mi guardavi da dietro
quella volta che andavo via
ché ho voglia che tu mi guardi.

Esco di casa tra dieci minuti
cammino e canticchio  quella canzone che ridevamo insieme
quella volta che andavamo via insieme
ché ho voglia di andare via.
Tra dieci minuti.

Mi metto in viaggio tra dieci minuti, in dieci minuti sono da te.
Ti chiamo appena arrivo, ti chiamo per nome
tu ti giri verso di me
mi vedi e mi sorridi
e corri, su per le scale
come quella volta che ridevi correndo le scale
verso di me

ché ho voglia che tu mi sorrida incontro
tra dieci minuti
per dieci minuti almeno.

piegata bene

giovedì, 26 agosto 2010

Togliti le scarpe e vieni qui vicino a me.
togliti la camicia, dammela,
la piego bene
e la metto via io.
togliti i pantaloni e poi resta disteso, e togliti anche gli occhi
che mi distraggono e ti bacio.
La pelle tienila, non toglierla, se ti imbarazza restare nudo.
Le mani dai polsi non toglierle
te le tolgo io e me le metto in faccia, e sugli occhi
mentre i tuoi occhi sul comodino non mi vedono, e non te le rendo più
quando ti rendo la camicia
piegata bene

l’esecuzione

venerdì, 23 luglio 2010

Poi venne il giorno dell’esecuzione. Facendosi largo tra mucchietti di feci e odore di urina lo raggiunsero all’angolo della cella. Dormiva. Aveva le braccia conserte e le ginocchia piegate. Era sporco e maleodorante. Gli diedero un calcetto per farlo svegliare, aprì gli occhi senza alzare la testa. “qual è il tuo ultimo desiderio?” non rispose, richiuse gli occhi restando immobile. “come vuoi, nullità”.

Cinque minuti più tardi Nullità riaprì gli occhi, quelli erano ancora lì, li sentiva parlare e si accorse di un solletico alla testa. Uno di quelli lo rasava, un altro riempiva un sacco nero con gli oggetti che gli appartenavano. O almeno così dicevano le voci. Sentì lo stimolo di defecare, non lo trattenne. Disgustato quello sopra di lui imprecò e gli diede un calcio. Nullità richiuse gli occhi.

Quando li riaprì era legato e imbavagliato, gli arti distesi, la testa fissata con una cinghia al piano orizzontale, le gambe  divaricate, un grumo di sangue rappreso sui polsi. Mosche ronzavano intorno. Gli amputarono una gamba con una sega. Poi l’altra. Non sentì niente. Urinò. “ti facciamo un favore, nullità”. Legarono il busto per farlo smettere di scivolare a destra e a sinistra a causa del sangue, aprirono il cranio lasciando scoperta la parte molle e con un cucchiaio iniziarono a scavare.

Quando fu finita la materia cerebrale gli tirarono via anche gli occhi, dal di dentro. Rigirando la pelle gli cucirono le palpebre con della lenza sottile. Quindi lo lasciarono lì, senza finirlo.

Non

lunedì, 12 luglio 2010

Non voglio perderti, non posso.
Un po’ per i tuoi grandi occhi non posso.
Non posso perché non voglio, perché non posso.
non voglio perderti per i miei occhi, un po’,  per loro
non posso.
non posso perderti per la vista mia della tua vista, né per l’odore,
tuo, non voglio perché non posso.
Per i miei seni gonfi e il cuore, gonfio pure,
non voglio,
non voglio perderti io, e neanche i seni miei, e il cuore.
non voglio,
non posso perderti,
non voglio.
per i tuoi occhi grandi e il cuore,
cuore mio, non posso.
perderti, non posso

non voglio,
perchè non posso,
perché non
perché non

sangue alla fragola

domenica, 13 giugno 2010

Il giorno in cui iniziò l’estate c’era afa in ogni angolo e corpi morti buoni da ardere, e carni putrefatte a destra, e spiritelli ciechi a manca. Un’accozzaglia di tepori sciatti e unto, grasso unto galleggiante a metà tra la terra e le bestemmie a un dio generico facevano da tappo. Di sughero, o di cemento, difficile intuirlo dal peso specifico, meno ancora dalla data riportata in calce.

Quello stesso giorno tornando a casa un postino morì, un maiale annegò, e un incendio si estinse, o così raccontano quelli, alcuni di quelli.
Poi successe qualcosa di improvviso, proprio all’ultimo capoverso, appena prima della parentesi tonda, proprio mentre l’estate iniziava, successe il finimondo.

Tutti i cadaveri si chiusero in casa a cercare riparo, chili di pan grattato ricoprirono i marciapiedi scivolosi, vento, bufera, cani esplosi fuggivano via, odore spesso ovunque, carni avvolte in morbide forme, sangue alla fragola, e un amore, un maledetto amore enorme, gigantesco, con un sorriso mai visto si distese negli occhi

cose

domenica, 30 maggio 2010

Rifallo
toccami ancora così.
Fammi sentire ancora le tue mani,
le tue,
quelle mie.
Ridammi quel tocco,
ancora
ridammelo
tra le cosce e il senso delle cose
ridammi le tue mani,
mie.
Toccami il senso delle cose e i baci,
e poi baciami.
Baciami i pensieri,
e le labbra,
e dopo,
dopo uccidimi.

Ti prego per amore,
dopo uccidimi.

piccina picciò

domenica, 23 maggio 2010

Se domani esce il sole metto le scarpe blu
ci cammino di schianto, dentro
faccio come se ci fossi dentro tu

Se domani esce il sole mi spalmo di crema
e poi te lo racconto
ti dico ciao amore
oggi c’è il sole alla crema
vuoi mangiarlo anche tu?

Se domani esce il sole faccio tutto per te
pensa, col sole, le cose per te
se domani esce il sole

Che pena però, amore
se domani esce il sole, amore
che pena
non farlo invece io e te