Archive del 2010

ma mica sempre

venerdì, 26 febbraio 2010

Certe volte penso.
Certe volte penso rumorosamente, tanto forte da non poter fare a meno di sentirmi.
Ma non succede poi così spesso.
Sono brava a pensare in silenzio normalmente.
Sono bravissima a pensare di nascosto, di solito. Certe volte invece no.
E allora mi sento.
Ed è allora che piango meglio.

ìn-daco

giovedì, 18 febbraio 2010

Quando sta per piovere un po’ lo sai che pioverà. Non arriva a sorpresa, la pioggia, quasi mai. Lo sai da cose piccole, come il frescolino nel naso, o da cose più evidenti come la vicina di casa che raccoglie le lenzuola stese; oppure lo sai dalle nuvole grosse in fondo al cielo, a patto, però, di essere attenti osservatori del cielo. Condizione necessaria per sapere che sta per piovere, è essere attenti osservatori del cielo o avere una vicina con delle lenzuola.

La mia vicina è partita la scorsa settimana e ha lasciato un biglietto per mettermi in guardia da possibili scrosci improvvisi per mancanza di lenzuola, così io mi esercito ripetutamente nell’osservazione del fondo del cielo, e quando tornerà, le mostrerò cosa ho imparato.
Le spiegherò che la pioggia ha un colore esatto e un odore preciso, entrambi facilmente distinguibili da altri odori e colori – come ad esempio il colore del ragù, o l’odore del ragù – tali per cui anche se sei ditratto da altre cose – compreso il ragù – non puoi sbagliarti: è la pioggia che sta arrivando.
Poi le farò vedere come si calcola la distanza della pioggia in arrivo, e la stupirò, perché questo le sue lenzuola non lo hanno mai saputo fare. Devo solo capire bene se sia possibile, calcolare la distanza della pioggia in arrivo. Ma credo di sì.

La mia vicina sarà molto sorpresa di me, soprattutto quando le parlerò a lungo delle varietà cromatiche delle cose che stanno per piovere nel momento in cui stanno per farlo e già me la immagino fare la faccia tonda quando sentirà la parola “indaco”, che io userò per lei in una frase ad effetto, escludendo, quindi “occhi” o “cielo”, e marcando fortemente l’accento sulla prima sillaba: ìn-daco.
In quel preciso momento batuffoli grossi come nuvole avranno già coperto tutto quanto, lei correrà a salvare le sue ormai inutili lenzuola e inizierà a piovere.
E allora anch’io con lei.

Olunotonda

mercoledì, 3 febbraio 2010

E che altro poteva fare se non mungere la luna?
Oh luna, oh tonda! Oh tonda, oh luna!
Se ne stava fissa lì,
sulla strada più lontana
stesa dritta sotto il cielo
e si faceva bella
cogli zompi al cuore suo
Olunotonda
e quello, intanto, la guardava di laggiù.
Minuscolo e amoroso le parlava di laggiù.
Come un micio infradiciato dalla  pioggia,
inaspettata
incandescente
lattiginosa.
Oh luna, oh tonda, le diceva
con le labbra emulsionate, con il cuore a capannetta.
E la luna lo sapeva che era notte anche da lì
perché quando il cuor di lui
un po’ più forte la stringeva
un formicolìo stellato
le accendeva il cielo blu

quello che staccava le braccia alle barbie

domenica, 24 gennaio 2010

Si chiamava Rodolfo Valerio Cristofante e staccava le braccia alle barbie guardandole cogli occhi. Per un atto caritatevole, le guardava cogli occhi, così loro non badavano alle braccia staccate ma agli occhi, gli occhi di Rodolfo Valerio Cristofante staccatore di braccia, caritatevole cogli occhi.

E con ’sta fissa delle braccia.

Doveva essere per una cosa che gli era successa da piccolo, si diceva, quindi ok. E’ tipico degli staccatori di braccia, che gli siano successe cose da piccoli, quindi ok.

Una volta ad esempio da piccolo, Rodolfo Valerio Cristofante gli era successo di battere il naso sul pugno di Raniero Giuseppe Cristofante che si era molto risentito, ché ancora oggi gli chiede scusa Rodolfo Valerio Cristofante, a suo padre.

Gli era successa questa cosa, così staccava le braccia e ne faceva codine per le cose, senza sangue, con la codina staccabile, da staccare alle barbie guardandole cogli occhi per vedere se piangono, ma quelle niente. brave.

Rodolfo Valerio Cristofante staccatore di braccia cogli occhi caritatevoli invece sì, lui piangeva. Piangeva staccando le braccia come codine da riattaccare alle cose senza sangue. E quelle non sanguinavano mai. Così, lui, sanguinava lui, cogli occhi.