L’odio dell’amore

Dicembre ha gli occhi di un assassino feroce, sputa odio e frusta dolore, Torquemada a  forma di vento,  ripugnante bestemmia ancestrale.
Entra in casa pisciando sangue, rovista nell’intimo con le mani sporche, grasse, nauseabonde, e paralizza tuo padre. Sette volte lo paralizza, dall’emisfero destro al ventricolo sinistro, il tuo ventricolo sinistro, affondando i denti lerci schifosi sulle arterie che trova e causandone decomposizione improvvisa.
Dicembre è un bambinello con la bava alla bocca e gli artigli alle mani venuto nel nome del signore a depredarti del muscolo che gli uomini di buona volontà usano chiamare cuore, per figurarsi un dio al posto di quei fiotti di sangue che sgorgano della carne umida e pulsante.
Dicembre ci prova a privarmi di me, mi massacra e mi tortura gli affetti, li tiene in ostaggio e gli ruba la bocca per impedir loro anche di piangere il dolore che impone; è così che  si prende gioco dei belli e li appaia ai malvagi per gusto meschino, per sentirsi invincibile come la morte, per farsi grande con questa piccola vita. Dicembre, perfido e impietoso,  dammi retta, lascia stare: è inutile insistere con squallidi vessilli neri al mio albero, schiacciandolo con il peso del tuo: ho più palle di te tra gli addobbi, e un angelo nero rabbioso, più forte di te e col sangue negli occhi, fa la guardia per me alle pupille dell’oggi, contandomi i sogni sulle ceneri appuntite delle tue misere perfidie.

Il mio contributo alla ormai tradizionale raccolta  Post sotto l’Albero , che raccoglie centinaia di altri post di numerosi blogger sul tema del Natale. Un grazie a  Sir Squonk, che ne è il papà

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3 Commenti a “L’odio dell’amore”

  1. chiagia scrive:

    molto bello

  2. H. Ivre scrive:

    Cerco di scegliere un adeguato sottofondo musicale prima di leggere questo post…
    Leggo la prima riga e spasmodico cerco la traccia che più può creare un’irrazionale armonia tra me e il testo…
    Ri-leggo la prima riga ma non trovo la traccia adatta…
    Credo che i fumi dell’alcool di ieri notte ancora svolgano le regolari funzioni (donategli da me in un momento di estrema lucidità) di autocrate della mente…
    Affoga i pensieri, stordisce l’emotiva voglia di cercar un adeguato connubio tra testo e musica…
    Adesso non cerco più il fantomatico sottofondo …
    Mentre leggo, le parole scorrono veloci e mi colpiscono come fucilate di piombo sconsacrato, delle graziosissime rose di pallini che sboccia a velocità innaturali su tutto il corpo …
    L’ODIO DELL’AMORE …
    Spero di non dimenticare mai queste splendide parole …
    H. Ivre

  3. Teiluj scrive:

    ma grazie

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