Chi vuol esser, lieto sia

C’è anche un benessere fatto di attesa, d’inquietudine.

E’ quel piacere sottile che ti formicola sulle mani stanche e te le fa sudare mentre stringono, vuote, dettagli così netti che li senti già veri riempirti i solchi  dei polpastrelli.

E’ il piacere perverso e arrogante che cola a fiotti dagli occhi chiusi sbaragliando il sonno e i pensieri, amoreggiando fitto fitto come  cicale lussuriose estive.

E’ quel senso del muoversi, deciso e leggero, che gonfia d’incenso ogni passo e ogni strada, come una liturgia, come una preghiera.

Alzarsi presto, camminare, guardare fuori, pagare il conto, salutare. Contando i giorni, e i minuti, e le sigarette già spente dentro un tempo indefinito e molle, e scostante.
Ma che ti appartiene.
Violentemente ti appartiene.

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3 Commenti a “Chi vuol esser, lieto sia”

  1. Clockwise scrive:

    Clap clap.
    Mi ostino anche a pensare che – per certi versi – l’attesa sia la cosa migliore che possiamo vivere. Perché poi finisce che una volta terminata l’attesa sorge la necessità di attendere altro, perché la nostra natura di uomini non è fatta per stanziare, per albergare in un posto tranquillo, almeno non per sempre.
    Che rileggermi che scrivo ’ste cose… quasi quasi non ci credo.
    ;-)

  2. Flavio scrive:

    Ci sono interi periodi della vita in cui hai la piena consapevolezza di te, in rapporto col mondo: potresti spostare le montagne con un dito, se solo volessi … ma che ti frega delle montagne!

  3. Carlotta scrive:

    Splendida, ottime doti poetiche…

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