C’è anche un benessere fatto di attesa, d’inquietudine.
E’ quel piacere sottile che ti formicola sulle mani stanche e te le fa sudare mentre stringono, vuote, dettagli così netti che li senti già veri riempirti i solchi dei polpastrelli.
E’ il piacere perverso e arrogante che cola a fiotti dagli occhi chiusi sbaragliando il sonno e i pensieri, amoreggiando fitto fitto come cicale lussuriose estive.
E’ quel senso del muoversi, deciso e leggero, che gonfia d’incenso ogni passo e ogni strada, come una liturgia, come una preghiera.
Alzarsi presto, camminare, guardare fuori, pagare il conto, salutare. Contando i giorni, e i minuti, e le sigarette già spente dentro un tempo indefinito e molle, e scostante.
Ma che ti appartiene.
Violentemente ti appartiene.
Tag: confidenze, elucubrazioni, meditazioni, soddisfazioni, stress, tenacia, vita







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Clap clap.
Mi ostino anche a pensare che – per certi versi – l’attesa sia la cosa migliore che possiamo vivere. Perché poi finisce che una volta terminata l’attesa sorge la necessità di attendere altro, perché la nostra natura di uomini non è fatta per stanziare, per albergare in un posto tranquillo, almeno non per sempre.
Che rileggermi che scrivo ’ste cose… quasi quasi non ci credo.
Ci sono interi periodi della vita in cui hai la piena consapevolezza di te, in rapporto col mondo: potresti spostare le montagne con un dito, se solo volessi … ma che ti frega delle montagne!
Splendida, ottime doti poetiche…