Era il cinque di Aprile

Il fatto è che uno pensa che la sua vita sia sua, e che niente e nessun possa interferire.
Uno pensa che le cose succedano sempre agli altri, che le cose che vede dentro il televisore siano lontane, che sì, dispiace, ma, cazzo, mica posso disperarmi per tutti, ho già i miei pensieri, ognuno pensasse ai suoi. Uno pensa che sì, una volta espressa la solidarietà il mio l’ho fatto, mica posso farmi carico dei problemi degli altri. E poi, ci ho da fare ci ho.

Ma poi arriva una cosa tipo il terremoto. No, senza tipo: il terremoto. E nel giro di pochi secondi tutto quel “gli altri” diventa il tuo PIU’ NIENTE. Venti fottuti secondi e diventa un “non succede solo agli altri”. E ti è andata anche di lusso se è un “non succede solo agli altri”, perché vuol dire che ti sei cagato sotto per venti secondi, che sembrano pochi, ma in realtà ci sta dentro un mucchio di roba: la mia famiglia, non voglio morire, i miei amci, non voglio morire, l’estate sta per arrivare, non voglio morire, la mia casa, non voglio morire, la mia vita, non voglio morire. Non voglio morire. Tutto, tutto in quegli stramaledetti venti secondi. E ti è andata di lusso, perché hai la merda nelle mutande ma anche tutto il resto è ancora lì. Gli affetti, la libreria, le mutande di ricambio, il dentifricio, il phon, lo scottex, le padelle, il cuscino, il secco, il vetro, la plastica il gatto e quel rompipalle del vicino. Ti assicuri anche che stia bene, il vicino, e con lui tutta la sua famiglia. E lo abbracceresti, quel verme, perché è salvo. Siete salvi. La vostra vita è salva.

Il fatto è che se ti va male in venti secondi hai perso TUTTO.
Tutto.
Tutto.
E ti chiedi perché.
E ti chiedi come.
Era la tua casa.
Era la tua vita.
Erano i tuoi cari.

E, magari, vorresti esser morto.

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12 Commenti a “Era il cinque di Aprile”

  1. Flavio scrive:

    Sono due giorni che ho in mente esattamente questo.
    E vago come un idiota.

  2. khenzo scrive:

    Il 5 di aprile è il mio onomastico e si spera lo sia anche l’anno prossimo. Auguri a tutti e due e anche alle tue mutande che spero terrai per ricordarti sempre quanto puzzolente, appiccicosa e dal pessimo colore sia la vita, ma che se non ci fosse, sarebbe peggio

  3. matteonardi scrive:

    Morte e distruzione la vediamo quotidiniamente, a tutte le ore di tutti i giorni in televisione, ma non ci rendiamo conto di cosa significhi fino a quando non la vivi…
    Potrebbe essere facile lasciare un commento carico di speranza, ma credo sia inopportuno…
    Mi risulta impossibile commentare un’esperienza forte come quella che hai trascorso tu non avendola vissuta io in prima persona (non che voglia provare…): credo non sia semplice affrontare il terrore di perdere tutto…
    E’ impossibile non pensare a quanto è accaduto, io non faccio altro in questi giorni, immagino tu…
    Credo che la cosa importante, egoisticamente parlando, sia quella di pensare a se stessi e di affrontare con coraggio l’incognita del domani… non rimane altro da fare che rimboccarsi le maniche e tirare avanti…
    Buona fortuna

  4. Mitì scrive:

    Nì, ho imparato con l’età che queste esperienze posso servire. Sentirci qualche volta terrorizzate “fragili fibre dell’universo”, ridimensiona molto i nostri pensieri negativi e le nostre rabbie. Ci fa capire cosa conta veramente per noi, cosa è importante e cosa solo fastidioso come un moscerino da scacciare con un gesto annoiato della mano. E quando se siam fortunati la paura passa, quella “scrematura” resta. E ci rende più forti. Più atti a prender la vita come viene, e abbracciarla tutta; perché tutto ciò che accade ha un significato per noi, e vuol dirci qualcosa. :-*

  5. Gli aprezzamenti alla vita arrivano quando qualcosa di grosso succede… una scossa che farebbe bene anche a coloro che sono al comando… tutti… dal datore di lavoro… al presidente della repubblica… con una strizza del genere si comincia a pensare positivo e non alle altre facezie mentali inutili.
    Brava ottima stesura.
    Edo

  6. Clockwise scrive:

    E’ che comunque, come in tutte le cose, finché capitano agli altri non ci si fa troppo caso.
    Motivo per cui, quando invece ci toccano da vicino, ci fanno malissimo.
    E – soprattutto – rianimano in noi quel senso di impotenza che, di fronte ad eventi di questo genere, emerge nella sua interezza.
    Siamo numeri nei numeri, perciò mai ne vivi ne morti. Numeri.

  7. Jaku scrive:

    Eppure mi ero addormentato, dopo quella scossa.
    E’ da quando ho saputo cos’è successo, però, che continuo a vedere tutto muoversi intorno.
    Non basta che le tragedie ti sfiorino, ma devono abbattersi per forza su qualcuno per farti tremare e temere.
    Il sisma ce l’ho dentro, da lunedi.

  8. roominmyheart scrive:

    Sono senza parole. Faccio parte di coloro che apprendono attraverso la televisione e ancora non mi capacito; più che fare un bonifico in favore di chi si è visto sbricilolare il proprio passato eil proprio presente non so veramente cosa dire, anche perchè l’hai fatto così egregiamente tu.

  9. juliet scrive:

    Il tuo post rispecchia i momenti del terremoto, anche se forse io non posso dirlo, perchè lì non c’ero. Penso però che è proprio vero che ti senti intoccabile a ogni cosa, e quando capita non riesci a capire cosa, perchè, come è successo.
    L’altro giorno, in tv, hanno intervistato una signora che si è salvata alla morte. ha detto che ha perso un’amica-collega a cui voleva molto bene. ha detto che stava pensando che la sua amica-collega avrebbe fatto di tutto per essere al suo posto, lì in quella strada, senza più niente … avrebbe fatto di tutto pur di avere la sua vita!

  10. anecòico scrive:

    bastano spesso pochi secondi per cambiare una vita, sia in meglio che in peggio… le cose che non possiamo controllare ci spaventano, e quando accadono spesso fanno male… che angoscia :-\

  11. Flavio scrive:

    In questi momenti trovi o recuperi la dimensione delle cose, delle emozioni, degli affetti e impari o ricordi che vuol dire “solidarietà”.
    Ma non potrebbe succedere senza tante perdite e tanti lutti?

  12. lonejeps scrive:

    Io l’ho passsato nell’ 81 in Sicilia, non è stato così violento con le persone ma lo è stato con le cose e le case, qualcuna è venuta giù… so come ci si sente in quei secondi, la ns durò all’incirca 11 secondi se non ricordo male e mi sembrarono una eternità, ero piccolo… E comunque è esattamente uguale a come hai scritto te!!!

    ad maiora…

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