TU, tenero e bistrattato quarant’enne-che-vive-ancora-con-mamma, che rimugini ancora su cosa possa essere andato storto, stavolta, con l’ultima delle innumerevoli donne che ti hanno abbandonato;
TU, ingenuo adolescente in piena rivolta ormonale, che non hai ancora compreso quali siano le vie oscure che conducono alla conquista di ciò che ti sveglia ogni mattina, ti tiene ore chiuso in bagno al pomeriggio e ti incolla al computer la notte, con una sola mano;
TU, che da oltre dieci anni ti ostini ad inviare rose alla bionda del terzo piano (di ogni palazzo della tua città) nella speranza che la tua esclusiva passione trovi un giorno corrispondenza;
TU, uomo integro, che hai una moglie da trent’anni, che da 25 non te la da più, ma il paese è troppo piccolo, e tua madre vive pochi isolati più in là, e prima o poi il mal di testa le passerà, quindi no, perdinci, niente scappatella;
TU, che hai affisso l’ennesimo annuncio personale nella bacheca dell’università perché sei giovane dentro, e il mondo moderno non ti spaventa;
TU, che anche se hai una moglie bellissima, devota, simpatica e intelligente che ti ama nonostante l’alitosi, “cacciare è nella natura dell’uomo”;
e infine TU, che “no, io sono sigle per scelta, perché non voglio estranee in casa”
Tutti voi, e quanti altri si riconoscano almeno un pochino in uno qualsiasi di questi profili, festeggiate, gioite, siate felici per questo 2008: finalmente, è l’anno della patata.
Ed è anche bisestile.
in fede Teiluj il 4 Gennaio 2008
categorie: comunicazioni di servizio, sproloqui
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Mi succede di rado, molto di rado, di essere incantata da un libro fino a provarne amore viscerale: il mio limite nei confronti della lettura è quello di non saper capire ed accettare stili di scrittura diversi da quello che piace a me, per cui, il più delle volte, non mi spingo oltre le prime dieci pagine di un libro che non sia immediatamente nelle mie corde. Leggere è un piacere, ed io non compio lo sforzo di “allargare i miei orizzonti” laddove questo piacere non si manifestasse in fretta.
Tutto questo per dirvi che mi sono innamorata. Mi sono innamorata di un libro. Non essendo un evento consueto, sento la necessità di urlarlo al mondo, come quando ci si innamora di una persona e lo si vorrebbe dire a tutti tanto sono forti i tumulti emotivi che avvengono dentro di noi.
L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery: questo il libro che mi ha rubato l’anima; e non posso aspettare di finire di leggerlo (un paio di notti e ci sono) per decantarlo; non resisto più.
Questo libro fa la differenza tra ciò che significa scrivere e ciò che significa saper scrivere. Piega la “parola” all’Arte di usarla, o meglio la innalza; senza la necessità di vomitare alberi declinati in tutte e quattro le stagioni ma sempre uguali e uccelletti canterini sui rami, sempre gli stessi anche loro nella letteratura contemporanea, per suscitare (o elemosinare?) una qualche emozione.
E’ la rivincita dei raffinati periodi lunghi su quelli brevi (ormai evangelizzati dalla maggioranza dei linguisti (?) e grazie ai quali i libri sono sempre di più raccolte di “singhiozzi” che non “tripudi del linguaggio”).
Pagherei per saper scrivere con altrettanta eleganza, raffinatezza, padronanza della lingua (a tal proposito un dovuto encomio va ai traduttori dal francese: Emanuelle Caillat e Cinzia Poli)…
Qui di seguito un estratto che è comunque poca cosa rispetto al tutto, ma che ho scelto per lo spirito e l’intenzione con cui nasce questo post:
"Apro la busta e leggo questo breve messaggio, scritto sul retro di un biglietto da visita così patinato che l’inchiostro, trionfando invece su costernate carte assorbenti, si è sbavato leggermente sotto ogni lettera.
Madame Michel,
potrebbe, ricevere i pacchi della tintoria
questo pomeriggio?
Passerò a prenderli questa sera alla guardiola.
La ringrazio anticipatamente,
Firma scarabocchiata
Non mi aspettavo una simile ipocrisia nell’incipit. Mi lascio cadere sulla sedia per lo shock. Mi chiedo, tra l’altro, se non sono un po’ pazza. Quando capita a voi, vi fa lo stesso effetto?
Guardate:
il gatto dorme.
La lettura di questa frase insignificante non ha risvegliato in voi nessun sentimento di dolore, di sofferenza? E’ legittimo.
Ora:
il gatto, dorme.
Ripeto affinché non sussistano ambiguità:
il gatto virgola dorme.
Il gatto, dorme.
Potrebbe, ricevere.
Da una parte abbiamo un uso prodigioso della virgola che, prendendosi delle libertà con la lingua, che di solito non l’ammette prima di una congiunzione coordinativa, ne esalta la forma:
Mi hanno rimproverato non poco, e per la guerra, e per la pace..
E dall’altra abbiamo le sbrodolature su carta velina di Sabine Pallières che trafigge la frase con una virgola divenuta pugnale.
Potrebbe, ricevere i pacchi della tintoria?"
Un consiglio appassionato: LEGGETELO!
P.S. Buon anno a tutti!
in fede Teiluj il 1 Gennaio 2008
categorie: arte e letteratura, consigli appassionati, eventi, serius materials
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Non vorrete andar via senza lasciare neppure un commento, vero?

Uff... a quante cose mi tocca pensare...
Mmmh, quante cose interessanti ho da leggere oggi...
Che fai, spii?
Ma non sono proprio carine queste cosette?

Torno dopo la pubblicità...








lettera frasi
E questi chi sono???


