A Chiare Lettere

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Odi et amo

13novembre

- E mi raccomando, non fare passare altri 5 anni prima di tornare!
- Si zio.
- E ricordati che sei calabrese!
- Certo zio.
- Non sei romana!
- Si zio.

Al di là della confusione geografica familiare che induce mio zio - forse per l’aereo che prendo - ad associare la mia residenza a Pescara con una non meglio identificata cittadinanza romana, Reggio Calabria, la città in cui non sono certo nata ma che altrettanto certamente mi ha ospitato per più tempo - 21 anni - è per me un luogo stregato, quasi mistico.

Reggio Calabria è la città dei miei ricordi eterni. Della mia infanzia e della mia adolescenza. E’ la città dei miei esami di maturità e delle mie prime bravate. Dei giri in motorino, dei falò in spiaggia la sera, delle sbornie con gli amici e dei fine settimana chiusa in casa in punizione. Reggio Calabria è la città del mio primo bacio, e delle mie prime lacrime d’amore.
Ma è anche la città che mi ha inferto la sofferenza più grande ch’io abbia provato in tutta la mia vita.
Tutti ne hanno una, di sofferenza “più grande”. La mia, affonda le sue radici a Reggio Calabria. E non è mai finita.

Il sedici agosto di sette anni fa presi un treno di sola andata dalla stazione di Reggio Calabria; era l’inizio della mia età adulta, della mia indipendenza. Era l’inizio. Lontano da Reggio Calabria. Da allora io sono cresciuta, sono cambiata; ho visto cose, ho fatto cose, ho continuato a ridere e anche a soffrire, ho continuato a vivere, dilatando sempre di più la frequenza delle mie visite a Reggio Calabria. Perché quando negli occhi hai collezionato mille orizzonti nuovi, quel che prima ti andava stretto, diventa soffocante. Quel che ricordavi discreto, improvvisamente è mediocre. E quel che mai hai dimenticato è sempre lì, e si fa beffe di te che scappi via per non pensarci. Sì, scappi via. Così finisce che non ci vorresti mai tornare, a Reggio Calabria, e quando sei costretta, fai in modo che la permanenza sia il più breve possibile.
Potenza del dolore. Che ti strappa via la serenità, la sminuzza, la mastica, e la risputa chissà dove. Per non restituirtela mai più.

Sono tornata a Reggio Calabria la scorsa settimana perché, ancora una volta, c’era di che preoccuparsi a Reggio Calabria, perché c’è sempre di che preoccuparsi a Reggio Calabria. Ospedali, paura, tensione, caos.
Poi, finalmente, la mia mamma lascia l’ospedale e con lei torna a casa il suo e il nostro sorriso. E anche Reggio Calabria sembra sorridere.
Stavolta, ripartendo, sono persino riuscita a sentire un po’ di quella nostalgia che a Reggio Calabria non concedo più da anni e, sorvolando in aereo la città, a riconoscere che quando viene la sera qualcosa di magico sullo stretto, succede ancora.

Lungomare Reggio Calabria - Tramonto

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12 commenti a

“Odi et amo”

  1. Il 13 novembre 2008 alle 00:54
    Hoshimem scrive:

    Bellissimo post. ^_^

  2. Il 13 novembre 2008 alle 10:25
    HoldMe scrive:

    Stupenda. E ti capisco, io ad esempio sento sempre più un senso di “estraneità”. O meglio, è come se la cartina del Salento avesse proprio un buco, e ringrazio il fatto che la mia casa, là, è in periferia, e non ho necessità ad attraversare il paese.

  3. Il 13 novembre 2008 alle 12:53
    pablodepablis scrive:

    hai ragione, dal sud non si scappa mai completamente.

  4. Il 13 novembre 2008 alle 14:23
    Flavio scrive:

    Un abbraccio forte forte, per quando vai a Reggio.
    Non so che cosa sia, ma quel dolore lo sento acerrimo, profondo, autorigenerantesi.
    Forse intuisco di che cosa si tratti, ma non lo voglio dire: fa male anche a me, basta il pensiero della fiducia tradita, senza neppure adombrare le conseguenze.
    Forte, anzi, forte forte.

  5. Il 13 novembre 2008 alle 22:40
    Rick scrive:

    brava Stefi

  6. Il 14 novembre 2008 alle 04:01

    Come ti capisco, io sono stato strappato a Reggio Calabria più di trentacinque anni addietro, ed ogni volta che ci torno per me è come un tuffo nel passato, le lunghe passeggiate sul lungomare sono inebrianti, purtroppo ci vado sempre più di rado, ma sempre volentieri.
    Ti ringrazio di avermi rinfrescato la memoria.
    Un abbraccio

  7. Il 14 novembre 2008 alle 11:07
    paz83 scrive:

    cos’altro si può aggiungere? L’importante è quel sorriso. Un abbraccio mitica Teiluj! ;)

  8. Il 24 novembre 2008 alle 10:16
    Valeria Pizzuti scrive:

    Scappare non serve a cancellare il dolore.
    Io sono stata lontana dalla mia adorata Calabria per sei anni, e quando sono tornata l’ho trovato lì, feroce, ad aspettarmi.
    Solo ora, dopo tanto yempo, ho capito che non è un luogo, un contesto, a generare sofferenza, è il nostro atteggiamento nell’affrontarlo.
    Spero tu sia serena a Pescara o a Reggio, questo conta.
    Valeria

  9. Il 25 novembre 2008 alle 22:40
    Samy scrive:

    Quanti ricordi ha risvegliato in me questo post…ci sono posti che nel bene o nel male ti entrano nel sangue…

  10. Il 30 novembre 2008 alle 21:01
    Bea scrive:

    Forse perchè abito a Pescara anch’io o forse perchè sono nata a Reggio Calabria e, come te, ho vissuto lì i miei primi 25 anni, con gli esami di maturità, i giri in motorino, i falò, gli amici, il primo bacio, le prime lacrime.
    Forse perchè anch’io, come te, un giorno, ho preso un treno di sola andata per mettere distanza tra Reggio e me. Forse perchè, come te, riduco sempre più la permanenza a Reggio durante i miei ritorni, ma, forse, ancor di più, per la stessa nostalgia che percepisco nelle tue parole e che è pure la mia, nostalgia di una magia dalla quale non si può fuggire. Forse per tutti questi motivi o forse solo per la sensibilità con cui sai trasmettere sensazioni, ti invio questo commento e con esso i miei complimenti per il blog.
    Bea

    P.S.= Chissà se ci siamo mai incontrate a Reggio. Potremmo sicuramente incontrarci a Pescara! :-)

  11. Il 30 novembre 2008 alle 21:51
    Teiluj scrive:

    Bea, grazie :) queste tue parole sono un regalo immenso, davvero

  12. Il 16 dicembre 2008 alle 14:56
    Billigflug scrive:

    Ora capisco molto meglio. Grazie per le vostre parole

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