Parlami d’amore #5

nov
2008
10

scritto da Teiluj on parlami d'amore

17 commenti

Eccoci di nuovo alla nostra rubrichetta, che tante soddisfazioni mi sta dando. Questa volta la lettera in questione è un regalo graditissimo del caro pablodepablis; parole speciali e dense; che non lasciano indifferenti. Grazie P.

Cara S.,

alcune delle grandi cose della vita si affrontano in solitudine. L’amore è una di queste.

Nei meandri dei tuoi pensieri lo innalzi con i pilastri della speranza, lo modelli con i mattoni della fantasia, lo pitturi con l’illusione, lavori di cesello ogni particolare finché non pervieni alla costruzione ideale, lucente e inattaccabile.

A questo punto sei costretto a tirarlo fuori dall’incubatrice dei sentimenti e parteciparlo alla musa che ha dato lo sprone ai tuoi desideri, confidando che il suo cuore abbia un capomastro altrettanto ispirato.

Se così non è la vita riprende il suo corso. Il castello rimane disabitato ma ci si fa una ragione, poiché si intuisce che tutta l’architettura è stata solo un esercizio di stile, bello e inutile come un diamante frantumato.

Ma la vita si burla di se stessa ed è singolare che tutto diventi più complicato nella corrispondenza di amorosi sensi, quando ogni cosa in apparenza sembra collimare con i tuoi desideri.

Perdi subito l’esclusivo controllo degli eventi e progressivamente l’equilibrio dell’edificio idilliaco scricchiola. Basta un battito d’ali e ti ritrovi coinvolto nella manutenzione, inesorabile antefatto del disfacimento di ciò che si riteneva immutabile ed eterno.

Ho sempre trovato dilaniante questo declino. L’intelligenza del dolore mi ha spinto a tener chiusa a doppia mandata la porta del cuore. Ma oramai ti sento armeggiare fuori dall’uscio. Con il cacciavite delle parole sviti i cardini e mi ritrovo vulnerabile, inerme vittima dei miei miraggi e delle mie fobie.

L’ineluttabile crollo è prossimo e lo attendo tormentato, affinché mi sveli se la mia fragilità è lo specchio della tua e per scoprire se due fiocchi di neve impalpabili siano in grado di provocare una slavina.

Temo che a valle ci attenda, implacabile, una dolcissima rovina.

P.

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