Parlami d’amore #5
Eccoci di nuovo alla nostra rubrichetta, che tante soddisfazioni mi sta dando. Questa volta la lettera in questione è un regalo graditissimo del caro pablodepablis; parole speciali e dense; che non lasciano indifferenti. Grazie P.
Cara S.,
alcune delle grandi cose della vita si affrontano in solitudine. L’amore è una di queste.
Nei meandri dei tuoi pensieri lo innalzi con i pilastri della speranza, lo modelli con i mattoni della fantasia, lo pitturi con l’illusione, lavori di cesello ogni particolare finché non pervieni alla costruzione ideale, lucente e inattaccabile.
A questo punto sei costretto a tirarlo fuori dall’incubatrice dei sentimenti e parteciparlo alla musa che ha dato lo sprone ai tuoi desideri, confidando che il suo cuore abbia un capomastro altrettanto ispirato.
Se così non è la vita riprende il suo corso. Il castello rimane disabitato ma ci si fa una ragione, poiché si intuisce che tutta l’architettura è stata solo un esercizio di stile, bello e inutile come un diamante frantumato.
Ma la vita si burla di se stessa ed è singolare che tutto diventi più complicato nella corrispondenza di amorosi sensi, quando ogni cosa in apparenza sembra collimare con i tuoi desideri.
Perdi subito l’esclusivo controllo degli eventi e progressivamente l’equilibrio dell’edificio idilliaco scricchiola. Basta un battito d’ali e ti ritrovi coinvolto nella manutenzione, inesorabile antefatto del disfacimento di ciò che si riteneva immutabile ed eterno.
Ho sempre trovato dilaniante questo declino. L’intelligenza del dolore mi ha spinto a tener chiusa a doppia mandata la porta del cuore. Ma oramai ti sento armeggiare fuori dall’uscio. Con il cacciavite delle parole sviti i cardini e mi ritrovo vulnerabile, inerme vittima dei miei miraggi e delle mie fobie.
L’ineluttabile crollo è prossimo e lo attendo tormentato, affinché mi sveli se la mia fragilità è lo specchio della tua e per scoprire se due fiocchi di neve impalpabili siano in grado di provocare una slavina.
Temo che a valle ci attenda, implacabile, una dolcissima rovina.
P.












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La letteratura sull’amore è immensa come le sue pretese: quelle di lenire il dolore dell’attesa dell’incontro, il dolore che punge nella voglia di essere corrisposti o il dolore della lotta per la sopravvivenza alle intemperie di un sentimento stagionato.
Infatti anche quando si è corrisposti e si scrive d’amore c’è sempre una punta di sofferenza nelle parole proprio perché quel momento è dedicato al ricordo o all’attesa del piacere e non alla condivisione.
Dopo una sofferenza d’amore ci si improvvisa fabbri capaci di inventare serrature per il cuore. Ognuno si fabbrica la sua e se la chiude da solo a una, due o più mandate. La chiave se la tiene in mano serrata nel pugno, quello che mostra a tutti o a tutte, minaccioso. In realtà ci si punisce pensando di aver osato troppo o di non meritare di più. Arriva l’apatia e in qualche caso il cinismo.
L’apatia ti rende abitudinario e distratto. Poi un giorno arriva qualcuno che ti dà una spinta, così per caso : “Scusa, non l’ho fatto apposta” ed ecco che la mano, per difendersi dalla caduta, si apre e la chiave cade. Rimani da solo con lo stampo della chiave del tuo cuore sulla mano.
Non ce la fai più a richiuderla nel pugno, ti fa più male. Allora cominci a dare le mandate al contrario e ti senti meglio e scopri che per quanti giri di chiave ti sei accanito a fare il rewind è sempre possibile. Si torna in prima linea e quelli in prima linea, si sa, rischiano di più.
L’amore è un atto di volontà e di apertura, una predisposizione dell’animo che ci dovrebbe accompagnare sempre e sempre e sempre, fino alla morte.
E’ non aver paura di avere paura di soffrire.
L’amore è una faccenda rischiosa e non tutti sanno rischiare.
Sentire Pablo e Bandolin è come ascoltare Paganini mentre suonava: resti rapito in risonanza con la musica.
Ma io che sono vecchio e cinico, ricordo le parole di Troisi: “La sofferenza in amore è un vuoto a perdere: nessuno ci può guadagnare, tranne i cantautori che ci fanno le canzoni”.
E i poeti.
Oramai si sono create fazioni contrapposte che partecipano a questa rubrica (tra i commentatori, intendo, che spesso sono anche autori delle “opere” pubblicate).
Mi sembra evidente che da una parte c’è chi crede fermamente al sentimento dell’amore, che lo esalta e lo elegge sopra ogni altra cosa motivo di gioia e serenità (anche quando questa dovesse innegabilmente passare per la disperazione e l’angoscia, ma solo come tappa obbligata verso la felicità). E in questa metterei senz’altro pablodepablis e la sua composizione, che è indubbiamente meravigliosa.
Dall’altra c’è chi, sopraffatto dalle troppe fregature prese in vita, piuttosto che fondamentalmente cinico e materialista, piuttosto che semplicemente apatico e bisognoso di intoccabile indipendenza, preferisce erigere fortificazioni inattaccabili intorno al suo cuore. Ho sempre pensato che questo atteggiamento metta senz’altro al riparo da situazioni che - per esperienza - possono risultare drammatiche e penose, ma dall’altro - amici miei - vi nasconde anche un mondo di emozioni che difficilmente potrete provare senza un totale coinvolgimento nella passione dei sensi. Tutti i sensi.
E Troisi era un grande.
teiluj: grazie per l’apertura di credito nei miei confronti.
bandolin: tu la chiave la usi per riaprire il portone, io il portone lo vedo in ogni caso destinato a crollare.
dissento sull’attribuire agli esseri umani il libero arbitrio (l’atto di volontà) perchè l’amore come dici tu è un rischio ma non è uno di quelli che decidi di correre scientemente.
é un gioco a partecipazione forzata, non chiedi di entrarci, ci sei dentro. e una volta dentro non sai se ne uscirai con le ossa rotte o più forte di prima ma tanto vale giocare fino in fondo.
flavio: esagerato, bandolin suona molto meglio di me però il riscatto per i tuo rapimento lo chiedo io. il sano cinismo di troisi mi trova d’accordo sul vuoto a perdere ma per fortuna esiste anche il riciclo
pablo (sloggato)
Pablo
“L’amore è un rischio, ma non è di quelli che decidi di correre scientemente”
Infatti puoi essere innamorato di qualcuno e stare zitto come Bruno ne “Le particelle elementari” per il timore di un rifiuto e scoprire quando ormai è troppo tardi che lei non aspettava altro.
Quando parlo di atto di volontà, di rischio, parlo proprio della capacità di agguantare un attimo che passa senza temere le conseguenze. Belle o brutte. E se sono brutte non smettere di riprovarci. Molti smettono, magari perchè continuano ad accanirsi su qualcuno che non li soddisfa o che non li vuole. Ne conosco. Comunque se l’amore è un affare rischioso, il vero eroismo è amare la stessa persona per tutta la vita. Non è impossibile e beato lui/lei chi ci riesce.
clockwise: grazie per il complimento.
a seconda dei periodi io mi ritrovo su tutte e due le categorie. spesso l’intelligenza del dolore è fortunatamente mitigata dalla smemoratezza del cuore.
bandolin: non vale, ancora me lo devi passare quel libro (anche se il film l’ho visto). so che non è il significato che vuoi attribuirgli però la parola “eroismo” applicata all’amore mi sa di accanimento terapeutico
Pablo
Il film è orrendo, il libro bellissimo.
Eroismo: l’atto eroico è tale per quelli che lo guardano, non per chi lo fa.
Continuate, vi prego.
sono rapita dalla lettera e dai commenti… meravigliosi.
e poi parlano di crisi. l’anonima sequestri sardo-laziale fattura che è una meraviglia. abbiamo in mano anche l’avvocato campanellino.
bandolin, visto il soggetto facciamo uno sconto alla famiglia?
Caro P.,
ti lancio un’idea: facciamo un blog nuovo di zecca dove rispondiamo ai quesiti su amore e sesso che ci verranno posti dai bloggers. Poi si fa un bel libro e magari si alzano su due euri…..Che ne pensi? E non cominciare a dire che non hai tempo di scrivere……Chi ci fa il template?
mi sa che mi manca il curriculum per fare concorrenza alla aspesi e a loveline…o dici che non c’è bisogno?
Si, di concorrenza ce n’è fin troppa, infatti.
A meno che la cosa non si faccia seriamente, ovvero parlando DI TUTTO senza problemi.
Sì, sì di tutto….senza peli sulla lingua, però!
Ma piantala, P.
Tra l’altro questa è una idea che avevo avuto con un mio amico. Avevamo anche già attivato il blog, si chiamava “La puttana santa”. Bene: il mio amico è gay, tu sei etero, io sono etero, ci manca una lesbica e il quartetto è fatto: copriamo tutto il settore.
Ce l’hai un’amica lesbica?
un’amica che vorrebbe diventare lesbica ma non ci riesce vale uguale?
Be’ potrebbe essere il primo caso interessante da trattare. Perchè vuole passare all’altra sponda?
Vi consiglio la lettura del libro “Le particelle elementari” e vi rimando ad un intervento del prof. Veronesi di quanche mese fa. Lui sostiene, a ragione, che la sessualità liberata dalla procreazione porterà gli esseri umani ad una evoluzione verso la bisessualità. Potremmo parlarne……
Campanellino77, com’è che c’hai ’ste frequentazioni (amica che vuole diventare lesbica e non ci riesce)?!? Intendo che son frequentazioni di un certo valore… ma questa è la mia solita visione che mette su due piani ben diversi l’omosessualità maschile e femminile, prediligendo chiaramente la seconda per soavità e piacevolezza estetica.
Per quanto riguarda la sessualità liberata dalla procreazione, beh, son d’accordo e non son d’accordo: che c’entra la procreazione con la sana e legittima piacevolezza del sesso? Se si cerca di dividerle si conferma la teoria secondo cui l’atto sessuale va finalizzato solo alla procreazione (cosa che per molti è peraltro un dogma assolutamente rispettabile), cosa che ritengo davvero limitativa. E questo mio svincolarmi dal legame sesso/procreazione - grazie a dio - non mi sta affatto conducendo alla bisessualità! Ehm… vabbè… padrona di casa, sorry se ho lievemente sconfinato…
bandolin, ci mancano due bisex e più che una redazione ci tocca trovare un privè
condivido si debba parlare di tutto, vedremo se riusciremo a farlo.
per adesso godiamoci l’ospitalità della cara teiluj, che ringrazio tra l’altro per aver postato un nuovo capitolo di questa saga, un capitolo purtroppo parecchio amaro.