Parlami d’amore #2

ott
2008
06

scritto da Teiluj on parlami d'amore

22 commenti

Bandolin mi invia la sua “lettera postuma”, come lei stessa l’ha definita, facendo suo lo spazio di questa settimana della rubrica “parlami d’amore“.
Un amore, questa volta, lontano nel tempo ma ancora vivido sul cuore seppur scrutato, forse, con occhi nuovi.

Pasquale

Ti ho conosciuto quando avevo 23 anni e tu ne avevi sette più di me. Per sette anni siamo stati insieme: per la prima volta mi sono sentita amata, coccolata, vezzeggiata e per la prima volta molto innamorata. Sono stati anni intensi, bellissimi. Con te ho fatto i viaggi più belli, ho visto tantissimi concerti, tantissimi film, letto tanti libri e, ovviamente, fatto tantissimo sesso. Insieme a te ho conosciuto persone sempre interessanti. E’ stato un amore ricco di esperienze e di allegria. Se ci penso oggi è solo questo che ricordo. Ma so che non c’è stato solo questo. Quando siamo andati a vivere insieme mi sono accorta di essere stata iscritta d’ufficio al “Club della Supercazzola” dove le bugie e i tradimenti erano all’ordine del giorno. Ho sopportato perché io ti amavo e perché pensavo che se una persona non ti ama più te lo dice, ti libera. E’ doloroso, ma leale. Ero ingenua e innamorata e avevo ancora tante cose da imparare.
Dopo la mia uscita di scena tu hai continuato ad irretire giovani fanciulle e ad affascinarle non solo con le parole, per loro fortuna, ma anche con tutto quel turbinìo di viaggi, ristoranti, cultura, divertimenti e godimenti vari che io avevo già avuto il privilegio di apprezzare per sette “formativi” anni.
Insomma un “do ut des” che oggi mi fa dire: “ Nonostante tutto, ne è valsa la pena”.
E poi oggi sei un amico carissimo e insostituibile, un “parente” amato, “uno che c’è” sempre e comunque.

Ma qualcosina te la devo dire, perché all’epoca me ne andai di casa senza una spiegazione.

Ti ricordi quella gag di Totò dove lui prende un sacco di sberle e continua a non reagire? Non reagisce perché l’uomo che lo picchia continua a chiamarlo Pasquale e lui non si chiama così. Anzi ride e si scompiscia in attesa di vedere: “Questo qua dove vuole arrivare”.
Ecco io sono così, mi stupisco sempre di fronte alle bugie che mi raccontano. Mi pare impossibile che siano dirette proprio a me. Non ci credo nemmeno quando gli altri me lo fanno notare. All’epoca soffrii molto, dimagrii cinque chili in due settimane, ma feci la valigia e me ne andai senza manco dire una parola. Sarebbe stato inutile, perché tu mi avresti convinta che “no….ma che andavo a pensare, io amo solo te e quel lubrificante vaginale (ndr “made in Canada” e riposto in bellavista nel nostro armadietto) l’hai comprato tu, non ricordi, tesoro?”, eccetera, eccetera……..

Col tempo ho capito che non ero io a non essere “abbastanza bella, brava, intelligente, buona, sexy, ecc.”, ma che eri tu ad essere “fatto così” e ho smesso di colpevolizzarmi.
Ma soprattutto ho smesso di avere la presunzione di pensare che con me uomini come te potrebbero essere diversi “nel nome dell’amore”. Con uomini come te non puoi mai permetterti di avere défallances per il timore che possano “distrarsi” da te.
Tu eri così egocentrico ed insicuro da non poter tollerare le mie insicurezze o la mia impossibilità di stare sempre lì ad idolatrarli o ad essere costantemente presente. Sai, avevo anch’io delle cose da fare. Sai, anche a me piaceva averti solo per me. Invece tu “pescavi a strascico” per il bisogno costante e continuo di sentirti gratificato, ma non eri mai abbastanza bravo a tenere la cosa per te, qualche traccia involontaria (?) la lasciavi sempre.
Eri un artista della bugia.
Un maestro nel negare l’evidenza.
E mi chiamavi Pasquale perché io potessi rimanere lì a guardare “questo qua dove vuole arrivare”.

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22 commenti

  1. pablodepablis

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  1. Quel qualcosa, un po’ così… : The Novecento’s Post©
    [...] se, alla fin fine, forse… Vota o segnala questo [...]
  2. Quel qualcosa, un po’ così…post umoristico senza senso che a me va di fare « Gli Appunti del paz83
    [...] non abusiamo di loro… [...]

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