A Chiare Lettere

Prima dell’utilizzo leggere attentamente il foglietto illustrativo

Cena a casa di amici con infante

25ottobre

Ci eravamo visti l’ultima volta all’inizio dell’estate. Poi il lavoro, il doppio lieto evento, e le solite motivazioni stupide che tengono lontani gli amici anche per lungo tempo, oltrepassati i 35 anni (che io ancora non ho, n.b.), hanno fatto sì che solo stasera, dopo mesi, siamo riusciti ad organizzare una cena insieme, tutti e sei. Anzi no, tutti e otto ormai: stasera abbiamo infatti sperimentato la “cena con amici infante-dotati”. E’ andata più o meno così: arriviamo dagli infante-dotati ospitanti prima degli altri due amici, infante-dotati anche loro, entriamo, io consegno il nostro presente per la cena, il regalo del compleanno che avevo comprato tre mesi fa, il regalo per la nascita del piccolo, postdatato anche quello dal momento che il piccolo ha già 4 mesi. Non ci si vedeva da tanto, avevamo da recuperare.
Lei ha l’aria stanca: il piccolo “oggi è piccioso“, e stargli dietro rende nervosi. Il piccolo, non appena mi avvicino, mi afferra per un dito e non sembra più tanto “piccioso”, tanto che il suo papà comincia a trattare sul prezzo del mio indice miracoloso. “La zia Teiluj stasera fà da baby-sitter, amore”. Deglutisco.
Quando arrivano anche gli altri due amici infante-dotati, si và giù a dare una mano, ché il passeggino in ascensore non entra. Faccio quindi la conoscenza del mio secondo “nipote” che non è ancora arrivato e già mi guarda in modo preoccupante. E’ la volta del tour in casa nuova, io l’ho già fatto per cui “sta’ con zia Teiluj, amore” sussurra amorevole la sua mamma mentre me lo mette in braccio, “solo un consiglio, attenta ai capelli”. Faccio in tempo a carpire il messaggio che il pupo ha già affondato le sue morbide, tenere e veloci manine nei miei capelli. Però lui sorride.

Star dietro alla cena non è facile con un bimbo che richiede attenzioni, per cui “zia Teiluj” regge l’infante1 mentre mamma e papà portano in tavola; poi zia Teiluj regge l’infante2 ché almeno mamma finisce di mangiare, zia Teiluj ripiglia l’infante1 mentre arriva in tavola il secondo; zia Teiluj restituisce l’infante1 e prende l’infante2, poi rende l’infante2 per poter reggere l’infante1, e poi riprende l’infante2 che, ormai stanco si addormenta tra le braccia di zia Teiluj che passeggia avanti e indietro da venti minuti. Sui tacchi.

Adesso lo so, a cosa servono le zie putative.

Prime donne crescono

23ottobre

Io ero la prima della classe. Ma non la secchiona della classe, no…
Ero la luce degli occhi della mia maestra delle elementari, che gironzolava per la scuola con i miei temi per le mani col fine ultimo di leggerli a voce alta nelle quarte e quinte classi e alle altre insegnanti, e poi si chiedeva come mai io, così piccola, fossi già tanto permalosa e vanitosa. Ero l’esempio da imitare per la professoressa di italiano alle medie, che al primo colloquio tra genitori e docenti disse a mia madre di non essersi mai accorta del fatto che qualche libro non l’avevo ancora. Ero la prima della classe al ginnasio e poi al liceo. Non avevo i voti più alti, no, specie in matematica. Ma il perchè una tagente nel punto in cui coincide con una circonferenza vale 0, lo sapevo, certo che lo sapevo, e anche Caruso sapeva che lo sapevo: deridendo spudoratamente il resto della classe mi lasciava col braccio alzato, perché non aveva bisogno di saperlo da me, diceva platealmente. Ero la sua prediletta. Ero la musa indiscussa della professoressa di italiano, che tesseva pubblicamente le lodi alla mia intelligenza - sfacciata -  mentre io mi riparavo dietro uno schermo di rossore per non morire annientata dalle occhiate indignate dei miei compagni di classe che non gradivano quanto me cotanto tributo. Ero la più attesa agli esami di maturità: fui l’unica ad essere raccomandata solo ed esclusivamente dai suoi stessi insegnanti - tutti - e fui l’unica ad essere presentata alla commisione con un “Arriva lei, adesso andiamo su un altro pianeta”.
Dunque non prendetevela con me se sono affetta da sindrome da PRIMADONNA. Ma soprattutto, non provateci neanche a rifilarmi una posizione di second’ordine.

Parlami d’amore #3

20ottobre

Torna la nostra rubrica Parlami d’amore, e stavolta a scrivere è un uomo. Le righe di hermansji trasudano d’amore dall’inizio alla fine, un amore accorato, nostalgico, totale.

Lunedì, 20 Ottobre 2008

Mi torna in mente, sì ma cosa? Forse il giorno che hai smesso di cambiare il colore dei tuoi capelli e neppure ci frequentavamo. Hai dato retta a me perché mi piaceva il tuo colore vero. Ma che giorno era? Con le caldarroste nel cartoccio e Roma che non sembrava così infantile. Forse avevo già scritto una poesia per te mentre ero di ritorno in Abruzzo.

Mi torna in mente, sì ma cosa? Quando ti baciavo piano su una panchina, tu avevi i brividi e sfuggivi ma poi non scappavi mai. Così quando si è fatta l’ora di andare via, mentre ti riaccompagnavo sotto casa, mi hai detto all’orecchio che avevi bisogno di una doccia fredda. Ci siamo abbracciati e c’era il rumore del traffico, ma a me importava solo di percepire il battito del tuo cuore. Ricordo di aver pensato che forse erano vere tutte quelle storie ricamate attorno all’amore, io che ho sempre detto che chi ne parla alla fine non l’hai mai conosciuto.

Mi torna in mente, sì ma cosa? Quando mi urlavi contro e piangevi, sembrava che l’avermi incontrato fosse stato uno di quegli sbagli che non ti fanno più dormire. Sbattevi i piedi come in quelle scene già vissute da qualche parte, forse perché in tutte le famiglie prima o poi si scivola in qualcosa e non si può scegliere d’amare senza impattare nell’attrito del dolore di vivere.

Mi torna in mente, sì ma cosa? L’odore che avevi appena finito l’amore, quando mi hai detto che forse eri incinta. Io ti ho guardato innamorato e sorridevo, ma tu mi hai respinto e sono rimasto seduto all’altra sponda del letto senza capirti.

Mi torna in mente, sì ma cosa? Non lo so più, forse che quando bussa l’amore porta con sé anche le valigie. Potrebbe anche avermi scritto prima di partire, ma la sua lettera non mi è mai giunta. E allora pensi ad una tortora che, in uno di quei giorni dispari che fanno meno male al cuore, ha ritrovato il foro nel muro da cui era entrata.

Prima Legge dell’Acquaio-Dinamica

17ottobre

Riponendo in ordine casuale un’ entità cucchiaiforme di grandi, medie o piccole dimensioni all’interno di un qualsiasi acquaio dotato di rubinetteria funzionante, l’entità cucchiaiforme andrà sempre ad occupare, esattamente quella, e solo quella posizione in grado di accogliere il getto d’acqua al momento dell’apertura del rubinetto, generando così un getto idrico inverso tale da inondare tutto ciò si trovi nel raggio di un metro dal manifestarsi del fenomeno.

corollario: anche se appositamente spostata, l’entità cucchiaiforme tenderà comunque a riposizionarsi naturalmente secondo la Prima Legge dell’Acquaio-Dinamica nel più breve tempo possibile.

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La lingua batte dove il dente “duole”

13ottobre

Penso che gli sms non abbiano svilito il linguaggio: ormai c’è un tale tasso di ignoranza che se uno si sforza di scrivere è comunque un bene. Ogni forma di scrittura anche se abbreviata, contaminata, deviata, imbastardita è sempre meglio che non scrivere nulla.

Dacia Maraini

Computerese, webbese, smessese: l’italiano di oggi. Espressioni come K6, SXO, XKE’, CMQ, XO’, pullulano sui nostri cellulari; termini come POSTO, BLOGGO, SPAMMO, FOLLOWO, REDIRECTO infestano il nostro linguaggio quotidiano. Ma non è tanto di questo che mi cruccio, ché tutte le lingue vive, in quanto tali, si modificano nel tempo (seppur con gran tormento dei puristi). Nutro piuttosto nostalgia per un certo italiano scritto, quello dei libri, degli scrittori. Quello che si differenziava dal parlato per ricchezza lessicale e grammaticale. Così succede che anche storie molto belle come, ad esempio, quella de “La solitudine dei numeri primi” (ma è una tendenza generale) siano scritte in un linguaggio semplice, scarno, periodi brevi e pochi virtuosismi: tipico del parlato appunto.

Mi si obietterà che è solo un bene.
Eppure non riesco a convincermene. Chi non legge solo per assimilare storie ma anche per godere della scrittura stessa, comprenderà la mia malinconia per le subordinate eleganti, gli aggettivi ricercati, le allegorie sinuose.
Il dizionario italiano è pregno di poesia …

Parlami d’amore #2

6ottobre

Bandolin mi invia la sua “lettera postuma”, come lei stessa l’ha definita, facendo suo lo spazio di questa settimana della rubrica “parlami d’amore“.
Un amore, questa volta, lontano nel tempo ma ancora vivido sul cuore seppur scrutato, forse, con occhi nuovi.

Pasquale

Ti ho conosciuto quando avevo 23 anni e tu ne avevi sette più di me. Per sette anni siamo stati insieme: per la prima volta mi sono sentita amata, coccolata, vezzeggiata e per la prima volta molto innamorata. Sono stati anni intensi, bellissimi. Con te ho fatto i viaggi più belli, ho visto tantissimi concerti, tantissimi film, letto tanti libri e, ovviamente, fatto tantissimo sesso. Insieme a te ho conosciuto persone sempre interessanti. E’ stato un amore ricco di esperienze e di allegria. Se ci penso oggi è solo questo che ricordo. Ma so che non c’è stato solo questo. Quando siamo andati a vivere insieme mi sono accorta di essere stata iscritta d’ufficio al “Club della Supercazzola” dove le bugie e i tradimenti erano all’ordine del giorno. Ho sopportato perché io ti amavo e perché pensavo che se una persona non ti ama più te lo dice, ti libera. E’ doloroso, ma leale. Ero ingenua e innamorata e avevo ancora tante cose da imparare.
Dopo la mia uscita di scena tu hai continuato ad irretire giovani fanciulle e ad affascinarle non solo con le parole, per loro fortuna, ma anche con tutto quel turbinìo di viaggi, ristoranti, cultura, divertimenti e godimenti vari che io avevo già avuto il privilegio di apprezzare per sette “formativi” anni.
Insomma un “do ut des” che oggi mi fa dire: “ Nonostante tutto, ne è valsa la pena”.
E poi oggi sei un amico carissimo e insostituibile, un “parente” amato, “uno che c’è” sempre e comunque.

Ma qualcosina te la devo dire, perché all’epoca me ne andai di casa senza una spiegazione. Continua a leggere »

Amori eterni

4ottobre

Barbara Stefania Francesca 2 Francesca 1

Questo post è del tutto autoreferenziale.
Non ha contenuti né spunti di discussione.
Vuole essere semplicemente un “segnalibro” per la sottoscritta che non può fare a meno di continuare a guardare questa foto scattata martedi ad Arezzo e compiacersi.

Io e le mie donne.
Tutte insieme, siamo bellissime.

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