Parlami d’amore #1

set
2008
26

scritto da Teiluj on parlami d'amore

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La nostra campanellino apre le danze di questa nuovissima rubrichetta sull’amore. La sua lettera racconta di un amore controverso ma forte, lucido e concreto.

Ho poco tempo, sono al lavoro – lavoro che si sta drammaticamente accumulando sulla scrivania – ma vorrei comunque provare a buttare giù qualche riga in risposta alla tua lettera.
Avremo modo di parlarne anche a voce, naturalmente, ma credo sia importante che alcuni concetti rimangano fissati su carta.
Anche per darti la possibilità di rileggerli ogni qualvolta ti verrà la tentazione di complicare quello che, al contrario, potrebbe essere semplice.
O di effettuare un revisionismo storico sul detto e non detto.

Temo che, di fondo, si sia ingenerato un grosso fraintendimento tra noi.
Fraintendimento, questo, probabilmente inevitabile: siamo due persone intelligenti e razionali, fintanto che le cose non ci toccano nel profondo.
Capaci di dare ottimi consigli; gli stessi che, chiaramente, noi per primi disattendiamo.
Perché siamo entrambi, ed al contempo, tremendamente emotivi.
Sopratutto se, e quando, ci sentiamo graffiare il cuore.
Rivestiamo la nostra emotività di finta razionalità , di fiumi di parole, di ragionamenti dove ci diamo ragione da soli che vanno poi ad avvalorare altri ragionamenti che portano, infine, ad una conclusione.
Conclusione, questa, che non può essere che quella giusta o almeno l’unica possibile alla luce di tutta la concatenazione di supposizioni e deduzioni ed induzioni e, e, e.
Ogni sfumatura va ad avvalorare la tesi e pesa come un macigno.
L’incongruenza stridente, invece? Trascurabile dettaglio.
La conclusione (unica e, naturalmente, pro veritate) è degna di assurgere tra i sillogismi perfettti.

Quando invece è¨ solo una spirale di cazzate.
Diciamocelo, su.
Con serenità .

Ti ringrazio per avermi fatto pervenire la lettera ed avermi dato modo di conoscere il contenuto dei tuoi pensieri degli ultimi giorni.
Indubbiamente, mi è stata utile per capire i tuoi stati d’animo e conoscere meglio parte di un tuo vissuto.
In questa sede cerco di prescindere da ogni forma di polemica (in cui, come ben sai, sono maestra!).

Mi ha molto colpito la convinzione e la fermezza con cui persegui le tue scelte di vita.
Perchè di scelta trattasi, ne siamo consapevoli entrambi.
Talmente radicata da non farti vacillare, talemente forte da escludere (quasi) che potrà mai essere disattesa.
Quasi una sorta di mantra da cui non discostarsi che sennò chissà che mi può succedere.
Il mantra dell’onda.

Che nasce dal bilancio delle vittorie e dei fallimenti e si rileva la strada migliore da percorrere.
O forse solo la meno peggiore (costruzione grammaticale orrenda, lo so).

Potrebbe essere chiamata coerenza.
Potrebbe essere chiamata paura.
Non lo so, non spetta a me dirlo.
Potrebbe essere chiamata desiderio di certezza.

La stessa certezza che mi accusi di cercare nei rapporti uomo – donna tramite l’operazione dell’incasellamento.

Il bianco di qua e qui facciamo la lista delle scopate e degli uomini scopabili, rigorosamente bellocci e mortalmente idioti.
Il nero di là ed ecco che improvvisamente appaiono intelligenza ed uomorismo, nonché le caratteristiche indispensabili affinché l’eletto possa ambire al pregiato ruolo di “futuro padre dei miei figli”.

Ebbene qui devo contraddirti, temo.
Ho scopato con uomini belli.
Ho scopato con uomini bruttini.
Ho fatto l’amore con uomini bellissimi.
Ho fatto l’amore con uomini brutti.
Certo, forse non sono un numero sufficiente per creare una statistica affidabile.
Ti saprò dire dopo qualche altro anno di attività sessuale.

Ma questo non c’entra nulla con il discorso dell’altra sera.
Non ti ho chiesto delle certezze sul futuro, su cosa avrebbe potuto essere il nostro rapporto e su come si sarebbe evoluto, su quando saremmo andati a convivere e sui nomi dei nostri figli.
Queste certezze non puoi darmele né tu né nessun altro.

Ti ho chiesto quali sono i tuoi sentimenti.
Oggi.
Se pensi che possano evolversi. Non se lo faranno e in quale momento preciso.
Ti ho chiesto cosa c’è tra noi.
Cosa provi quando mi guardi.
Quando facciamo l’amore.
Ti ho chiesto se le scelte della tua vita, che per erano già chiare, fossero immodificabili.

Elementi che mi servivano per capire. Capire te, capire me. Mettere in discussione anche le mie scelte di vita. Pensare che potrei anche non avere una famiglia, se l’amore per un uomo è più forte di tutto il resto. Decidere se provare, se il gioco vale la candela. Se oggi c’è il sentimento che domani potrebbe evolvere in altro. Potrebbe, non potrà . Vedere una messa in discussione dall’altra parte. La tua lettera, invece, mi ha comunicato che non è passato nulla di tutta questo. La mia era una apertura, un mettersi in gioco. Prematura, lo so, visto il breve periodo di frequentazione ma, purtoppo, inevitabile in questo preciso momento della mia vita. La tua è stata una chiusura. Totale. Ti sei tirato fuori dal gioco.

Temo che, a questo punto, sia tu quello che incaselli. Incaselli ogni donna della tua vita nella medesima casella, da cui non può uscire.
Dove cambia solo la tonalità di grigio.

Dici che non puoi darmi certezze? Non è vero. Una me l’hai data.

“Questa è la tua casella, mettitici comoda, perché da là non c’è rischio che ti sposti. E già che sei lì, scegli la tonalità di grigio con cui pitturare le pareti. Tortora? Fumo di Londra? Pirite? Perla di allevamento?”. Facciamo grigio sbarra di prigione, su.

Mi dispiace, ma io stavo parlando di sentimenti. E i sentimenti non sono grigio.
Sono colore e odori e strada da percorrere assieme e gente da incontrare ed esperienze da condividere. Sono bianco e nero, anche. E sì, sono un’onda, che bisogna saper e voler cavalcare. Che può portare ovunque. Ebbene, quest’onda mi ha portato a sbattere contro una diga, quella diga che tu hai costruito proprio per contenere l’onda.

Ed ecco che ho trovato la mia tonalità di grigio: grigio gabbia e grigio diga, in conclusione.

No, grazie. Che poi a me il grigio fa pure cagare.

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  1. pablodepablis
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