A Chiare Lettere

Prima dell’utilizzo leggere attentamente il foglietto illustrativo

Ti amo

30settembre

Ti amo. Tutto sommato queste due parolette non sono poi così importanti. Voglio dire: lo sono, certo, simbolicamente, ok, sono imprenscindibili, va bene. Ma riflettendoci meglio un “ti amo” sottintende una staticità, un immobilismo ed un’incertezza inquietanti. Ti amo = qui e ora. Non c’è spazio per un futuro troppo lontano nello spietato indicativo presente di un “ti amo”. Oggi ti amo. Domani chi può saperlo. Vuoi mettere invece quanto di più ne può contenere un “non ti lascerò mai” oppure un “ti amerò per sempre”? Minaccioso, eh. Ma è proprio questo il punto: il “non ti lascerò mai” fa paura perché lui non ne ha, di paura. Fa paura perché c’è tanto tempo dentro. Un “non ti lascerò mai” al pari di un “ti amo” non conosce il futuro, eppure a differenza del “ti amo” ha lo slancio deciso dell’ottimismo più sfacciato nel proiettarsi eccitato verso un tempo tendente all’infinito. E’ tanto tempo, l’infinito, ne convengo. Manca il fiato a pensar quanto.

Categorie: karma | 17 commenti »

Parlami d’amore #1

26settembre

La nostra campanellino apre le danze di questa nuovissima rubrichetta sull’amore. La sua lettera racconta di un amore controverso ma forte, lucido e concreto.

Ho poco tempo, sono al lavoro - lavoro che si sta drammaticamente accumulando sulla scrivania - ma vorrei comunque provare a buttare giù qualche riga in risposta alla tua lettera.
Avremo modo di parlarne anche a voce, naturalmente, ma credo sia importante che alcuni concetti rimangano fissati su carta.
Anche per darti la possibilità di rileggerli ogni qualvolta ti verrà la tentazione di complicare quello che, al contrario, potrebbe essere semplice.
O di effettuare un revisionismo storico sul detto e non detto.

Temo che, di fondo, si sia ingenerato un grosso fraintendimento tra noi.
Fraintendimento, questo, probabilmente inevitabile: siamo due persone intelligenti e razionali, fintanto che le cose non ci toccano nel profondo.
Capaci di dare ottimi consigli; gli stessi che, chiaramente, noi per primi disattendiamo.
Perché siamo entrambi, ed al contempo, tremendamente emotivi.
Sopratutto se, e quando, ci sentiamo graffiare il cuore.
Rivestiamo la nostra emotività di finta razionalità , di fiumi di parole, di ragionamenti dove ci diamo ragione da soli che vanno poi ad avvalorare altri ragionamenti che portano, infine, ad una conclusione.
Conclusione, questa, che non può essere che quella giusta o almeno l’unica possibile alla luce di tutta la concatenazione di supposizioni e deduzioni ed induzioni e, e, e.
Ogni sfumatura va ad avvalorare la tesi e pesa come un macigno.
L’incongruenza stridente, invece? Trascurabile dettaglio.
La conclusione (unica e, naturalmente, pro veritate) è degna di assurgere tra i sillogismi perfettti.
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Caruso

22settembre

Se c’è una persona dei tempi del liceo che, fra tutte, ricordo con sincera nostalgia è il mio professore di fisica e matematica. Non ha mai usato un libro di esercizi - se non per i compiti a casa - lui gli esercizi li improvvisava alla lavagna. Prendeva il suo bel pezzettino di gesso, se lo rigirava fra le dita per un paio di minuti e poi sussurava categorico “scrivete”. Io che non sono mai stata un genio in matematica restavo imbambolata per una manciata di secondi prima di iniziare a copiare: dovevo gustarmela, tutta l’adorazione che nutrivo per quell’uomo che improvvisava le espressioni, così, come io potrei improvvisare una pernacchia. Un dio ai miei occhi. Elegante e composto, un vero signore, era capace però di fulminarti con uscite spiazzanti se dall’alto dei tuoi 15 anni di liceale cercavi, o anche solo pensavi di farlo fesso. Infatti non ci provava nessuno da quando mortificò con una battuta - che capimmo, per la verità, solo a distanza di una settimana - il galletto di turno.

Era l’insegnante con cui potevi parlare di tutto, che ogni tanto si lasciava anche scappare dei poco accademici “cazzo” o “stronzo”. Era il suo modo per conquistare la nostra fiducia. Senza con questo perdere mai la sua autorità su di noi. Insegnare matematica al liceo classico dev’essere triste, per uno che ti calcola a mente 35467 diviso 342 nello stesso tempo che a te serve per metterlo in colonna. Io lo stimavo ancor di più pensando a questo e quasi quasi mi dispiaceva che gli fossimo toccati noi - liceo classico - l’emblema di chi fugge la matematica.
Ma il suo essere speciale si spingeva al di là delle sue capacità prettamente logiche; ci ascoltava e ci parlava come un padre - di più - come un padre che fa gli occhi tristi se hai un problema. Non ricordo nessun altro insegnante che l’abbia fatto. Gli occhi tristi per un mio problema, intendo.
Ho imparato molte più cose da lui, che non dall’insegnante di filosofia, per dire, perché lui contestualizzava tutto, estrapolava concetti e li ricuciva ad arte addosso ai suoi discorsi. E ciascun discorso, si rivelava ogni volta un’utile lezione di vita. Come quella volta che in risposta a una domanda sciocca e provocatoria, piegò Kant al suo volere dicendo: non mi incazzo quasi mai per quello che gli altri dicono di me: ogni giudizio è proporzionale alle capacità di chi lo esprime.* Io mi son detta: - cazzo, è vero! - e ancora oggi, ogni volta che mi ritrovo a pensare a quella perla di saggezza, vorrei rivederlo per dirgli “grazie!”

..ma non l’ho trovato neanche su FaceBook!

*la citazione di kant è - ogni giudizio è proporzionale alle capacità di chi lo esprime

Non sei un blogger di successo se..

20settembre

In questo settembre così acceso e carico di discussioni bloggherecce, ho fatto una gran fatica a star dietro a tutti. Ché non voglio mica essere impreparata di fronte ai miei amichetti blogger quando ci incontriamo sui vari social network. Così, di link in link, di tema in tema, ho fatto una scorpacciata di notizie e pettegolezzi, oltre ad aver scoperto qualche blog e/o blogger interessante che ancora non conoscevo. La cosa bella di questo muoversi di permalink in permalink è anche notare come lo stesso tema riesca a camminare, a spostarsi, ad allargarsi ed arricchirsi di concetti (nel bene e nel male, ovvio) fino a volte a ribaltarsi e diventare “altro da sé”, attraverso le decine di voci che si fanno spazio (o si parlano addosso, anche). Post e commenti diventano un’unica diatriba infinita e circolare in cui ci si confronta, si, ma in cui ci si insulta anche, ci si accapiglia, ci si fa le boccacce e ci si urla gne gne gne.

Ecco. E’ qui, nello gne gne gne, che risiede la vera linfa vitale del blogger. E adesso lo so. Se nessuno ti dedica un tumblr, se nessuno parla di te anche quando non sei presente, se nessuno ride di te e non perde occasione per offenderti, non sei un blogger di successo. E quindi io mi posso rassegnare. Perché non potrò mai competere, per esempio, con chi offre spunti del genere. Già.


Prendi una donna, trattala male

18settembre

Sulle riviste femminili trovi veramente tutte le risposte e le informazioni di cui hai bisogno per una vita piena ed appagante. A patto di essere cerebrolesi, chiaro. Oppure femmine, che è un buon inizio.
C’è l’angolo della posta, dove l’espertoinqualunquecosa da poche battute capisce tutto di te, cara amica lettrice, ed individua sempre la soluzione giusta ai tuoi problemi coniugali-sessuali-identitari-professionali-sociali. C’è lo spazio del pettegolezzo, anzi no, “gossip” che fà più “trendy”: chi ha tradito chi, questo mese tra i vip? Di vitale rilevanza per la conservazione della specie, se ne conviene. O ancora, lo spazio moda per esser sempre aggiornati sui colori più in voga, prima ancora che lo diventino. Questione di vita o di morte.
Un’altra rubrica, immancabile, è quella dedicata alla cura del proprio corpo, quella con sottotitoli del tipo:”guida pratica e veloce per dire addio ai peli superflui”; “dieci consigli per eliminare i calli dai piedi senza dover ricorrere alla smerigliatrice”; “sette chili in sette giorni, la dieta adatta a te”.
Ecco. “La dieta adatta a te”. Questa oltre che interessante è anche curiosa. Chi te lo dice che è adatta a me? Io, non ho bisogno di una dieta dimagrante. Semmai il contrario.
Allora cambio rivista, magari su una seconda troverò davvero la “dieta adatta a me”, una bella dieta che non faccia dimagrire, ma ingrassare: “cinque chili in cinque giorni“.
Ma neanche sulla mia seconda rivista femminile trovo una dieta ingrassante. Ne sfoglio quindi una terza, una quarta, una quinta, ma nulla. Nessuna rivista femminile mi consiglia una dieta che non sia dimagrante. Se voglio dimagrire, posso farlo in tremila modi diversi: mangiando alghe per un mese, ruminando cavoletti lessi per due, suggendo liquidi lattigginosi direttamente da confezioni ergonomiche e senza l’ausilio della dentiera, incrociando le braccia sulla testa tra un boccone e l’altro, o saltellando su un piede a tempo di musica col piatto in mano.
Ma non c’è una sola rivista, nemmeno una, che mi suggerisca una dieta “adatta a me”, che di tutto avrei bisogno, fuorché di dimagrire. Dionna mi fulmini, se dico il falso.

E’ così oggi ho imparato che i magazine femminili sono letti solo dalle donne grasse. Con seri problemi esistenziali, lo sapevo già.

E non ci penso affatto

15settembre

Prendi un giorno qualsiasi. Prendiamo, per esempio, il 14 settembre: è chiaramente un giorno qualsiasi. Bene. Consideriamo ora un arco di tempo, a partire dal 14 settembre pomeriggio. Non, dunque un tempo qualunque, ma esattamente quello che intercorre tra il pomeriggio, diciamo le 16 e 30, del 14 di settembre ed il momento esatto in cui stiamo parlando, tu ed io, cioè questo momento, ora, adesso.
Effettivamente la questione si fa complicata ed anche tendenzialmente filosofica per il sol fatto di aver tirato in ballo un concetto, un’idea, così effimera ed ineffabile, seppure tanto poetica quanto affascinante: l’ora, l’adesso. Puff. Andato. Ora! Adesso! Puff.. passato. Eticamente discutibile, ma ingegnoso, non c’è che dire.

Ma torniamo al nostro arco di tempo. Assumiamo che il nostro “ora, adesso” sia le 18.16 di oggi, 15 settembre, e non ne parliamo più.

Ci stiamo quindi riferendo ad un insieme di ore, numerabili da 0 a 25 e 3/4; un gran bell’insieme ed un gran bel numero, ne converrete. Per non parlare della versatilità intrinseca del numero 25 e 3/4. Ecco, ora è un numero: 25 e 3/4, ed ora è una serie di lettere: venticinque e tre quarti. Strabiliante. Sensazionale. Ora di nuovo un numero: 25,75! Fantastico. Ed è sempre lui, l’altrimenti enunciabile “giorno e un’ ora e tre quarti”, che nasce alle 16 e 30 di un giorno qualunque, tipo il 14 settembre, e ne diventa persino più vecchio, compiendo le 26 ore, che, quindi, son di più delle 24 che conta il giorno 14 settembre, morto miseramente alla nascita del 15 di settembre. Dio l’abbia in gloria. Siam quindi di fronte ad un giorno che è più di un giorno, perché in realtà è un giorno e un’ ora e tre quarti, cioè un giorno più vecchio, di un’ ora e tre quarti, di un altro giorno.

E insomma che stavo dicendo?
Ah, sì: da ieri pomeriggio ho smesso di fumare.

Parlami d’amore, Mariù

14settembre

Cos’è: una nuova rubrica, pensata per chi ha la vocazione del cuore in giuggiole, e l’indole da inguaribile romantico/a. Una rubrica dedicata all’ammore, in tutte le sue forme, e declinato per iscritto, sotto forma di lettera.

Come funziona: scrivi una lettera d’amore, oppure rispolvera quella che conservi da anni in mezzo alle foto, nella cesta dei panni sporchi o nel cuore, ed inviamela. Penserò io a pubblicarla, con o senza la tua firma, ed a renderla immortale con un post dedicato.
Nota bene: selezionerò in prima persona la lettera d’amore, secondo criteri, dunque, del tutto personali e non oggettivi. Emozionami e ti pubblicherò, ma non rimanerci troppo male se non sceglierò te: non è un concorso letterario, ma un mio personalissimo diletto.

Chi può partecipare: tutti. Blogger e non, con lettere che si riferiscano a storie vere o inventate; lo spirito di questa rubrica vuol essere infatti condividere un po’ di sano e sempre gustoso amore per l’amore, nonché amore per le lettere d’amore, forse in disuso, forse obsolete, in questa era veloce e pragmatica di internet e del web2.0. Quel che voglio è offrire una vetrina a chi le lettere d’amore le scrive ancora, e al contempo mettere insieme una raccolta di testi, non miei, che tengano vivo in chiunque ne abbia ancora interesse il gusto di parlare d’amore, con amore. Potrete quindi firmarvi col vostro nome o con uno pseudonimo, a vostra discrezione. Ciò che catturerà la mia attenzione non sarà chi, ma cosa leggerò.

L’indirizzo è il solito: teiluj[AT]achiarelettere[DOT]com, raggiungibile anche cliccando direttamente sulla sezione scrivimi del blog.
Conto di pubblicare una lettere a settimana. So che non mi deluderete, micetti cari; scrivetemi, scrivetemi, scrivetemi!

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