nozionismo e comprensione
Ho sempre diffidato di chi, ai tempi del liceo, mi guardava dall’alto in basso sostenendo che studiare cose come il latino, il greco, la filosofia, la letteratura fosse una “stupida perdita di tempo”.
(se appartieni a questa categoria, torna al prossimo post, o leggiti quelli precedenti)
Dice ” a che ti serve la filosofia!?”
Al di là del mio gusto personale per le materie umanistiche, con molta pazienza ed umiltà , le mie argomentazioni in difesa delle mie scelte scolastiche ora come allora si reggono su un principio che, personalmente, reputo vitale: la comprensione oltre il mero nozionismo.
Mi spiego: nessuno va in giro a costruire quadrati sull’ipotenusa (cit.), ma comprendere il processo logico attraverso cui questo sia possibile arricchisce, non solo il mio patrimonio nozionistico (fondamentale per esempio se partecipi a “chi vuol esser milionario”), ma anche e direi soprattutto, la mia cultura, intendendo per cultura la capacità di usare il cervello. l’intelligenza, è paragonabile al petrolio: preziosissimo e richiestissimo, perché valga davvero, però, deve subire un processo di raffinazione. La raffinazione è paragonabile alla comprensione di ciò che impariamo (a scuola, certo, ma non solo).
Non mi dilungo oltre e vengo al punto:
Sto leggendo “Il mondo di Sofia - Romanzo sulla storia della filosofia, di Joestin Gaarder” e a dispetto del titolo decisamente cacofonico, trovo sia sublime: racchiude in sé tutte le mie convinzioni già adolescenziali in merito all’importanza della storia della filosofia, quando approcciata nel modo corretto; ossia come quell’insieme di processi attraverso cui l’uomo è cresciuto, si è modificato, ha imparato. “non ci importa cosa il filosofo volesse dimostrare, quanto come sia giunto a sostenerlo”. E la cultura, più in generale ci serve a questo: ad apprendere ma anche ad “interrogarci” piuttosto che assimilare passivamente tutti i dogmi e le risposte che società , religioni, tradizioni cui apparteniamo in qualche maniera ci impongono.







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Bravissima.
quello che dici è vero, purtroppo però sono pochi i professori in grado di trasmetterti i concetti in modo che tu possa rielaborarli al di là del mero nozionismo
Un suo libro che amo follemente è “c’è nessuno?”. Ho avuto la fortuna di leggerlo grazie all’insistenza della mia prof. di filosofia delle superiori!
Ecco…ora che mi accingevo all’”Eleganza del riccio”…tiri fuori un libro che mi è stato regalato per il mio 18esimo compleanno e che non mi hai abbastanza stuzzicato la fantasia affinchè iniziassi a sfogliarlo…:-$ E poi io i quadrati sull’ipotenusa li costruisco tutti i giorni mentre inserisco i dati peso-altezza su ascissa e ordinata per calcolare la variabile della mia crescita…mentale si intende…:-$
“L’eleganza del riccio” è notevole. “Il mondo di Sofia” è decisamente più impegnativo ma culturalmente molto affascinante.
Per il mio percorso formativo non ho mai studiato filosofia, e confesso che considero ciò uno svantaggio: purtroppo lo scibile umano è immenso. Ma non bisogna trascurare anche gli insegnamenti della cultura tecnica, al di là del mero nozionismo della formula (che non serve a nulla). Pensare ai meccanismi sotto la formula, a perché avviene A e non B, a tutta la fatica umana, costellata di comprensibili errori, per capire il mondo che ci sta attorno, dà non meno insegnamenti. Non per nulla fino a qualche anno fa gli scienziati erano considerati filosofi, e nelle loro rivoluzionarie idee, secondo me, c’è ancora tanta filosofia. Forse è difficile coglierne il senso profondo, ma, giusto per citare una tra le più note, dopo avere spogliato la teoria della relatività di tutti i suoi quadrivettori, rimane, alla base, un’idea di una profondità sbalordiva. Buon giorno, a presto.
L’ho letto nel 1997. Uno dei libri più belli “per leggere con intelligenza”.
in generale uno potebbe chiedersi - e purtroppo c’é chi - “a che serve studiare?”. serve. prtendo dal presupposto sacrosanto che intelligenza e erudizione sono due cose diverse, penso che l’intelligenza tenda a scemare piano piano se non esercitata. studiare, in fondo, serve esattamente a questo. a tenere in piedi l’intelligenza, lo spirito critico, l’adattabilitá, la crescita. Poi penso che ci siano percorsi di studio che agevolino piú di altri questo processo. quale sia il piú adatto, dipende un po’ dal tipo di ‘testa’ che uno si ritrova. andando per grandi gruppi, direi filosofia e fisica, a seconda che uno si ritrovi un po’ piú “a righe” o un po’ piú “a quadretti”, come amava dire una mia amica. Io? fisica. ma faccio un mestiere da ingegnere. l’importante é l’atteggiamento e la forma mentale che ho costruito, l’atteggiamento nei confronti dei problemi (cercare, ad esempio, di superare i numeri e arrivare “all’idea sbalorditiva” - come dice peppoz) e la forma mentale con cui affronto il nuovo (e ce n’é, soprattutto per me, nell’ambiente tecnico che frequento!). insomma, nonostante tutti gli ingegneri che frequento, alla fine i miei quadretti sono ancora belli sbilenchi come un tempo! buon proseguimento a tutti.
Chi non ha frequentato il classico non ha idea di cosa si sia perso. Ma gli vogliamo bene lo stesso
Tu leggilo, poi mi dirai!
piacere di conoscerti e complimenti per il sito stef
p.s.—————> trovata da madame revanche
ciao stef
Completamente d’accordo!!
E’ da un anno che frequento la facoltà di filosofia e ogni giorno che passa le mie convinzioni sulla sua utilità , sulla sua meraviglia si rafforzano sempre di più.
Ti si apre un mondo molto più vasto e vario di quello che ci si potrebbe immaginare relegando la conoscenza alle semplici nozioni.
una cosa sono la lingua latina e greca: assolutamente inutili e da idioti
una cosa sono la filosofia e la letteratura: assolutamente sublimi (come la fisica e la matematica)
salve, sono colui che mena vita privata fuori della buona società e lungi dai pubblici uffici
ricordo di averlo letto in due giorni filati, molto molto bello .