(ANSA) - NEW YORK, 28 LUG - Due donne americane hanno fatto causa a Mc Donald’s accusando la multinazionale di non averle assunte perché indossano il velo islamico. I casi verificatisi a due anni di distanza l’uno dall’altro hanno provocato una dura reazione nella comunità islamica della città di Dearborn. Le due giovani donne hanno fatto ricorso ad un avvocato per fare causa sia al manager del fast food sia a tutto il gruppo, accusati di aver violato la legge sui diritti civili dello Stato del Michigan.
Premessa n°1 - non ho una gran simpatia per big tasty, royal deluxe, patatine flosce e porcherie immonde varie promosse dal signor Mc Donald, anzi, sempre personalmente, lo processerei per crimini contro l’umanità e satanismo, se solo la democrazia non lo impedisse.
Premessa n°2 - non ho una gran simpatia per le religioni, tutte: traviano le menti degli esseri umani rincoglionendoli a forza di verità imposte dalla fede, non discutibili, senza se, senza ma e soprattutto senza perché (no, per fede non è una risposta, pensa qualcosa di tuo e ritenta)
Premesso brevemente e a grandi linee ciò, ora io mi domando: se tu invece di quell’orribile divisa da lavoro (perché di divise da lavoro parliamo) potessi servirmi quello schifo di menù con indosso quel che ti pare, allora io, naturista che voglio fare il bagnino, posso salvare la nonnetta di turno dalle acque in tempesta, con i gioielli in bella mostra; ed io, operaio, potrei indossare, invece di quel tristissimo camice uguale per tutti che tra l’altro mi ricorda tanto il colore del maiale ammazzato l’altr’anno, e sono pure vegetariano, quei bermuda hawaiani che per uscire non metto mai; ed io, che padre pio due mesi fa m’ha fatto la grazia, me lo porterei, e come, il medaglione al collo e chissenefrega del poter rimanere agganciato agli ingranaggi del motore mentre riparo la sega elettrica.
Un mac bacon ed un santino ci seppelliranno.
C’è chi fa figli per moda. Chi perché “arrivano”, e davanti al fatto compiuto è difficile dir di no. C’è chi i figli li fa perché è così che sua madre, o suo padre, o tutt’e due, gli hanno insegnato dev’essere, per reputarsi un uomo (donna) realizzato (realizzata).
Io no. Io vorrei un figlio, o una figlia, il sesso non è un particolare importante, perché amo talmente tanto la persona con cui vivo che non so immaginare una “ciliegina sulla torta” della mia felicità amorosa, più significativa ed emblematica di un figlio insieme. Io vorrei un figlio perché mi sento così piena di ideali compresi, di valori da tramandare, di esperienza da trasmettere, di amore ed emozioni acquisiti e conquistati nel corso della mia esistenza, da considerarli un patrimonio troppo prezioso e ricco perché vada disperso “senza infamia né lode” come fossero una qualunque, delle banali, ed insignificanti conquiste che tutti possono fare nel corso della propria esistenza. Come se anche la mia, quindi, fosse un’esistenza qualunque, insignificante e banale.
Io, vorrei un figlio perché già lo amo, quel figlio, quando sbadatamente mi capita di pensare a cosa io farei, se avessi un figlio, per quel figlio.
Non voglio chiamarlo istinto materno; non so nemmeno se ce l’ho, quel fantomatico istinto. Io, così impulsiva, così passionale, così istintiva, così bambina io stessa; così attaccata alla vita, e che sia intensa, anche quando questa fa di tutto per convincerti che noi, ammassi di cellule umane, siamo solo comparse in un tempo indefinito ed infinito di eventi troppo complessi e incontrollabili, più grandi di noi, ed imprevedibili, per arrogarci il merito, o demerito che sia, di uno soltanto degli innumerevoli accadimenti che si rincorrono. Inesorabili, imprevedibili, inaspettati.
Mi sento già in ritardo sulla tabella di marcia per il ruolo di madre. Ma, mio figlio, io lo amo da sempre e mi manca ogni giorno, quando osservo il mondo che scorre davanti ai miei occhi, ed al contempo immagino quello che vorrei.
in fede Teiluj il 26 Luglio 2008
categorie: donne, serius materials, società e cultura
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Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano.
(W. Shakespeare, Molto rumore per nulla; XV sec d.C.)
Son tutti froci, col culo degli altri.
(tal dei tali, XXI sec d.C.)
in fede Teiluj il 23 Luglio 2008
categorie: società e cultura
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Ho sempre diffidato di chi, ai tempi del liceo, mi guardava dall’alto in basso sostenendo che studiare cose come il latino, il greco, la filosofia, la letteratura fosse una “stupida perdita di tempo”.
(se appartieni a questa categoria, torna al prossimo post, o leggiti quelli precedenti)
Dice ” a che ti serve la filosofia!?”
Al di là del mio gusto personale per le materie umanistiche, con molta pazienza ed umiltà, le mie argomentazioni in difesa delle mie scelte scolastiche ora come allora si reggono su un principio che, personalmente, reputo vitale: la comprensione oltre il mero nozionismo.
Mi spiego: nessuno va in giro a costruire quadrati sull’ipotenusa (cit.), ma comprendere il processo logico attraverso cui questo sia possibile arricchisce, non solo il mio patrimonio nozionistico (fondamentale per esempio se partecipi a “chi vuol esser milionario”), ma anche e direi soprattutto, la mia cultura, intendendo per cultura la capacità di usare il cervello. l’intelligenza, è paragonabile al petrolio: preziosissimo e richiestissimo, perché valga davvero, però, deve subire un processo di raffinazione. La raffinazione è paragonabile alla comprensione di ciò che impariamo (a scuola, certo, ma non solo).
Non mi dilungo oltre e vengo al punto:
Sto leggendo “Il mondo di Sofia - Romanzo sulla storia della filosofia, di Joestin Gaarder” e a dispetto del titolo decisamente cacofonico, trovo sia sublime: racchiude in sé tutte le mie convinzioni già adolescenziali in merito all’importanza della storia della filosofia, quando approcciata nel modo corretto; ossia come quell’insieme di processi attraverso cui l’uomo è cresciuto, si è modificato, ha imparato. “non ci importa cosa il filosofo volesse dimostrare, quanto come sia giunto a sostenerlo”. E la cultura, più in generale ci serve a questo: ad apprendere ma anche ad “interrogarci” piuttosto che assimilare passivamente tutti i dogmi e le risposte che società, religioni, tradizioni cui apparteniamo in qualche maniera ci impongono.
in fede Teiluj il 21 Luglio 2008
categorie: consigli appassionati
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- Scusi signorina, ma i tavoli sul prato sono tutti prenotati?
- No signora, in seconda fila c’è ancora qualche posto disponibile, se si vuole spostare..
- Oh, bene. Ma mi dica: sul prato, ci sono le zanzare?
- …
Io, a settembre, così, non ci arrivo.
[questa triste storia è reale; in blu la cliente, in nero io]
Berlusconi: l’emergenza rifiuti a Napoli è finita.
Il premier annuncia orgogliosamente che il primo degli obiettivi prefissati è stato raggiunto, soddisfatto, assolto. E non pensate che sia per distogliere l’attenzione dal lodo alfano, maliziosi che non siete altro. La verità è che l’aveva detto, e l’ha fatto. Che poi nel frattempo si faccia dell’altro, saran pure cazzi suoi.
Secondo fonti autorevoli, pare che sia già partita la seconda delle missioni di pulizia del governo: oscurare dalla rete i blogger arroganti che immoralmente minacciano, e insubordinatamente contravvengono alle regole di Blog Babel (no, il link non lo metto, finché non mi fanno il popup-gnegnegne) di cui, per onestà intellettuale e dovere d’informazione, riporto alcuni punti:
1) Non avrai altro dio all’infuori di me.
2) l’aggregatore è mio, e tu esisti solo se lo dico io.
3) Puoi anche chiamarti Catepol, ma se mi fai “i scherzi” io ti “scancello” dalla rete, ecco. oh. ah.
4) la classifica rappresenta la rete, quindi tutti saranno monitorati onestamente, a patto che tu ci stia simpatico, non ci faccia “i scherzi” a noi che siamo fighi, non sia nero di pelle, interista, alto più di un metro e ottanta, e non ti chiami marco camisani calzolari.
Se rispetterai questi punti principali, troverai sette vergini tutte per te quando avrai scalato la vetta della classifica; se contravverrai a queste democratiche, e divine regole, possa il tuo cane morire tra mille sofferenze.
Che noi siamo BlogBabel, mica cazzi. oh. ah.
Stasera, ad un’ora non meglio precisata, un sms ci annuncia, tra mille puntini di sospensione che dio solo sa quanti e quali significati possano celare, che alle 19 e 35 di oggi anche la seconda delle “coppie incinte” che abbiamo per amici, è diventata “mamma e papà”.
Questo significa che io sono ufficialmente l’unica del gruppo a non avere figli. Ma c’è di più: sono anche l’unica a non aver mai divorziato. Del resto sono anche l’unica a non essersi mai sposata.
In una realtà come questa, in cui tutti si sposano, fanno figli, divorziano (non necessariamente in quest’ordine) mi sento in difetto, quasi mi vergogno per essere arrivata a 30 anni senza poter vantare almeno un ex marito.
in fede Teiluj il 17 Luglio 2008
categorie: società e cultura
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Non vorrete andar via senza lasciare neppure un commento, vero?

Uff... a quante cose mi tocca pensare...
Mmmh, quante cose interessanti ho da leggere oggi...
Che fai, spii?
Ma non sono proprio carine queste cosette?

Torno dopo la pubblicità...








shakespeare amore poesia angeli
E questi chi sono???


