Quelle cose un po’ così

Devo ricevere e fare accomodare un rappresentante nell’attesa che il capo lo raggiunga nel suo ufficio. Si presenta un signore di mezza età – piacere, sono tizio - con fare garbato, composto, professionale. Gli sorrido – prego si accomodi, il signor capo arriva subito - e insieme alla stretta di mano: – ma lo sa che ha un colore degli occhi accecante – molto old style, per nulla piacione, e poi potrebbe essere mio nonno – grazie, si sieda pure, avviso che è arrivato – spocchiosa, mi defilo per avvisare. L’attesa si prolunga, torno di là con un cestino di cioccolatini e non si è ancora seduto, sta educatamente impalato ad aspettare – questione di qualche minuto, ma prego si accomodi, gradisce un cioccolatino? – finalmente si sente in diritto di sedersi – no, grazie, lei è molto dolce, ma mi dica, di dov’è? - eccola la domanda che mai mi si dovrebbe fare. Per tutti è una domanda semplicissima, ti si chiede di dove sei, rispondi son di qui o di là. Io no. Se commetti l’errore di chiedermi “di dove sei” mettiti comodo perché: io sto qui ma non sono di qui, vengo da lì, ma in realtà sono nata là, e però anche se mia madre è di là mio padre invece è di lì, comunque non sto più né li né là, ma qua. E così via. Praticamente una tragedia greca. Ebbene dopo alcuni minuti di pantomima, viene fuori che tizio è napoletano, come mio padre – allora sua madre è una donna felice - evviva il patriottismo partenopeo – perché vede, i napoletani sono persone allegre, prendono la vita con poesia, scrive anche suo padre? me ne dica unalo so, la colpa di tutto questo come al solito è di quella domanda, quel “di dove sei”, che apre un mondo infinito di argomenti anche senza avercela, tutta la fantasia di questo tizio; posso rispondere sull’Umbria? – beh allora gliela dico io, una poesia. L’ho scritta io - Senza il minimo imbarazzo, inizia a poetare, e prosegue incurante del fatto che nel frattempo è arrivato il capo; tutta la poesia, tutta in napoletano, recitata con fiero e sobrio ardore.
A me.
Ed era anche bella.
Invidiatemi.
ché c’ho gli occhi accecanti, c’ho. tzè..

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9 Commenti a “Quelle cose un po’ così”

  1. molengai scrive:

    beh una poesia dedicata fa sempre piacere immagino, il capo poteva aspettare se è per degli occhi accecanti :)

  2. Maallinen scrive:

    Non so quanto valga, detto da un finnico, ma i meridionali hanno qualcosa in più. Nella testa e nel cuore.

  3. Flavio scrive:

    E non solo gli occhi! :roll:
    Hai notato che si è sciolto dopo che eri uscita? 8O
    :lol: :lol: :lol:

  4. paz83 scrive:

    come minimo la prossima volta devi cantargli un’ aria..insomma, devi mantenere buoni rapporti e sarà certo un gesto apprezzato!

  5. Clockwise scrive:

    Oh, embèh, e l’Umbria che t’ha fatto? :cry:
    E’ che con tutto questo parlare e decantar poesie, alla fine, non ho ben capito di dove sei

    :roll: :oops: :lol:

  6. Teiluj scrive:

    molengai, assolutamente si: specie se non è un modo come un altro per attaccar bottone, ma una vera manifestazione di simpatia :-)
    Maallinen, lo credo anche io.. Ma se lo dico io, da meridionale, vale meno che detto da te ;-)
    Flavio, sei troppo buono con me. Alla splindernight c’ho mandato la mia controfigura, te l’ho detto ;-)
    paz, mi son già prenotata per gli esami di riparazione.. se mi avesse chiesto l’argomento a piacere, sarei stata preparatissima :roll:
    clock, nulla, giuro, io adoro l’Umbria, infatti l’avevo preparata come argomento a piacere.. di dove sono.. ecco, praticamente sono nata li, ma poi ho vissuto tot anni là, ora sto qua, ma ci sono arrivata da là, e però prima stavo lì. Senti, che impegni hai per il week end?..

  7. Fruskio scrive:

    Certo che “occhi accecanti” non credo lo abbiano mai detto neanche a quel tizio degli x-men… me la segno, dovesse rivelarsi utile un giorno…

  8. Robespierre scrive:

    Napule nun adda cagnà…
    ;oD
    Un saluto partenopeo dalla spenta La Spezia.
    Ciao spocchiosetta
    ERRE

  9. Campanellino77 scrive:

    Confermo.
    Mai chiedere a Teiluj di dov’è (nè fammi vedere le fotografie di).
    Mai.

    Che mi son bevuta tre caffè e non aveva ancora finito.

    Oltre ad essermi bruciata la retina con gli occhi accecanti.

    Insomma, oltre il danno la beffa…

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