Archivio di febbraio 2008

Dimmi cosa leggi e ti dirò quanto sei stupido

venerdì, 29 febbraio 2008

Secondo uno studio condotto negli USA, esistono libri la cui lettura rende stupidi. I risultati sono stati dedotti mettendo in relazione i libri letti dagli studenti universitari e i loro risultati ai test d’ammissione. 

A quanto pare i più stupidi leggono la letteratura erotica, i libri della corrente afro-americana (Their eyes were watching God) e la Bibbia o altri testi religiosi come The purpose driven life. Naturalmente si tratta di libri in inglese, dunque non tutti a noi noti, ma fra quelli che conosciamo anche noi a metà classifica troviamo i famosi libri di Harry Potter, i racconti di Dan Brown, oltre a Il diavolo veste Prada. Anche Shakespeare appare in questa zona di media intelligenza: forse perchè leggere Shakespeare non significa capirlo ma cogliere solamente le storie d’amore che ne sono alla base. (si, dev’essere senz’altro così..)

I più intelligenti invece leggerebbero libri come 100 anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, Lolita, e Delitto e Castigo di Dostojevski.

(fonte)

Si tratta in pratica di una stupidità che deriva dal "leggere senza capire" (l’esempio più pratico è quello della Bibbia, risultata essere testo d’ispirazione per risposte a test di carattere scientifico), e credo anch’io che sia così: tutti possono leggere tutto, ma è il livello di comprensione del testo a far la differenza.

Se penso a tutti quei libri di cui non ho mai capito il successo (potrei citare l’opera omnia di Coelho, per fare un esempio su tutti), questa notizia mi restituisce un gran senso di conforto.

La vita non fa sconti. La morte si.

martedì, 26 febbraio 2008

Amici!

State per morire e siete poveri? Rallegratevi! Da oggi potete decedere a prezzi stracciati!

Sarà sufficiente recarvi a Vigo Cavedine (Trentino, terra bella da morire) ed esalare proprio lì l’ultimo fiato; le offerte e le occasioni a prezzi altamente concorrenziali sono trasparenti, signori miei, già, niente sorprese. Listino alla mano potrete scegliere il funerale su misura per voi se non ambite al full optional.

Avrete sconti e diminuzioni di prezzo se sceglierete la soluzione “morte a lume di candela”: romantica, intima, questa soluzione vi offre la possibilità di ricreare un’atmosfera soffusa, solenne, poetica oserei dire e, soprattutto, senza i costi di energia elettrica che, si sa, oggigiorno le bollette son salatissime. Che aspettate? Approfittate subito di questa grande offerta cari amici!

Non siete ancora convinti? Il romanticismo non l’avete mai potuto soffrire? Ebbene allora il modello “freddo come la morte” è quel che fa al caso vostro: distinto, elegante, per chi non si sbottona in nessuna occasione e preferisce dare la giusta “temperatura” ad ogni cosa. Avrete una celebrazione funebre composta, fredda nello stile ma soprattutto tra le mura della Chiesa, risparmiando così sulle esose spese di erogazione di gas. Con quel che costano oggi.

Ma mi voglio rovinare signori miei, solo per oggi, e solo per le prime dieci salme che telefoneranno, in regalo, e dico in regalo, l’esclusiva soluzione “muto come una tomba” che comprende le due offerte precedenti combinate in un’unica soluzione, un esclusivo set di valigie rigide tutte ricoperte in vera pelle ed una batteria da cucina da 12 pezzi completamente realizzata in acciaio inox!

Via alle telefonate!

Rullino i tamburi!

domenica, 24 febbraio 2008

Grande fermento in corso per A Chiare Lettere in questi giorni.

Ci sono grosse novità in arrivo, alle quali lavoro da venerdì sera insieme all’insostituibile supporto di Novecento.

Non anticipo nulla, voglio solo avvertirvi del fatto che nei prossimi giorni il blog potrebbe essere “instabile”, proprio per via di questi lavori in corso. Non fateci caso, e soprattutto non preoccupatevi,  si tratta di un passaggio obbligato ma di breve durata prima della.. novità.. 

Prossimamente su questi schermi!

 

Edit

Svelato dunque il mistero, benvenuti! Il blog è pressocché pronto, ma naturalmente in fase di test ancora per qualche giorno. Questo solo per me che continuerò a limare codice e impostazioni, naturalmente, per il resto ci siamo!

Sono emozionata.. fatemi le congratulazioni!

Bio Post (ovvero post riciclato)

venerdì, 22 febbraio 2008

Sottotitolo: il vantaggio di avere almeno due blog è che puoi riciclare i vecchi post

Svolgimento

(rivisto, corretto e dekappizzato) 

 

 

"prospettando l’incauta profilassi mnemonica, il substrato incognito brandisce, irridendo i latrati intrinseci che adducono gli autunni all’estasi"

 

Questa ‘perla’ me la fece leggere una persona che conoscevo tempo fa, ed io la conservo da allora perché trovo che sia una chicca sfolgorante su un certo uso dell’italiano.

Spesso ci lasciamo "intimorire" dal parlare aulico di certe persone, dal riverbero di paroloni e dal suono “difficile” di frasi che ci incutono riverenza aldilà del loro significato, per il fatto stesso che non capiamo quale arcano messaggio si celi dietro cotanto “bel parlare”.

Certo è che di gente che stupra l’italiano ne esiste parecchia,  ma questa frase mi è cara proprio perché dimostra brillantemente che a volte anche usando parole importanti, e costruendo una sintassi non semplice ma corretta, non significa che non si stiano comunque dicendo fregnacce, e se non riusciamo a capire è solo perché, come in questo caso, non c’è proprio un bel niente da capire.

Power of suggestion…

Marzulliana

mercoledì, 20 febbraio 2008

La musica enfatizza le parole,

o sono le parole che danno

maggior vigore alla musica?

 

 

La mia Mecca

mercoledì, 20 febbraio 2008

piazza grande

 

“Esiste una storia nella vita di tutti gli uomini” recitava Shakespeare.

La mia storia è indissolubilmente legata alla città di Arezzo; è la città che ha segnato il mio passaggio all’età adulta. E’ la città che ha segnato il mio passaggio all’autonomia. E’ Arezzo, la madre della persona che sono oggi. Degli amori che moriranno solo quando morirò io.

Arezzo è la città che ha fatto da palcoscenico alla mia vita nei momenti cruciali, quelli veramente indimenticabili, quelli che più sento somiglianti a me. Quelli che attraverso di lei io non perderò mai. I vicoli, il brusio di fondo, il folclore, le fiere, i costumi, le voci.

Arezzo è la mia visione più concreta, il mio tempio di forza. Arezzo mi ricorda chi sono, mi rincuora, mi conforta, mi abbraccia. Mi ama. Ed io amo lei. E’ la mia migliore amica, Arezzo, quella che se anche tutto crollasse, lei sarà li per me. Sempre.  E’ il mio grande amore Arezzo, quello che potrebbe esplodere il mondo, ma lei sarebbe sempre forte e brillante. E’ la parte migliore di me Arezzo.

L’inizio, il baratro, il rifugio, il porto sicuro. La mia casa immaginaria e reale.

Distruggete il mondo, bruciate le case, profanate le tombe.

Arezzo custodirà la mia essenza.

Per sempre.

L’Era del web2.0

martedì, 19 febbraio 2008

L’era della comunicazione via internet ci ha modificati, è sotto gli occhi di tutti: gli approcci sessuali, gli scambi confidenziali, perfino il rapporto con noi stessi, in certi casi, cambia.

Le chat, i forum, i vari messenger, i blog, i social network tutti, e le dinamiche ad essi collegate, si sono infrante come onde distruttive sul nostro secolare patrimonio comunicativo, ci hanno proiettato verso nuove simbologie, nuovi codici, nuove etichette, regole, linguaggi abitudini …

Ci parliamo da una parte all’altra del mondo come fossimo seduti alla stessa tavola o distesi nello stesso letto, ci guardiamo negli occhi da posti distanti chilometri; vogliamo ridere? Vogliamo comunicare tristezza? Stizza? Rabbia? Amore? Dubbi? Incertezze? Perplessità? C’è un’emoticon per ogni evenienza, e non ci sentiamo più neanche tanto stupidi a scrivere un “ahahaha”, un LOL, un “Rotfl”, un “asd” e chi più ne ha più ne metta.

Una vera rivoluzione che agisce nell’ambito dei rapporti umani, insomma, con gli altri, ma anche con se stessi in fatto di espressione da un punto di vista qualitativo, nel doppio significato di qualità =” modo di”, e qualità = ”spessore di”, perché diciamolo, senza metterci la faccia è tutto più facile fin dai tempi in cui si mollava il moroso per telefono piuttosto che di persona.

Ora, di tutti questi strabilianti strumenti offerti da mamma “tecnologia web2.0”, e credo di averne sperimentata una buona quota, ce n’è solo uno che non mi si confà ancora del tutto: il Twitter. E vi spiego anche perché: passi il fatto che tra gli iscritti ci siano persone che, con una frequenza che oserei definire ad intermittenza, tipo lucine di natale per intenderci, ti tengono informato su tutto, ma davvero tutto quello che stanno facendo; esempio: pincopalla si sta vestendo; pincopalla si sta mettendo le scarpe; pincopalla si sta allacciando le scarpe; pincopalla ha fatto male il fiocco quindi slaccia le scarpe; pincopalla si riallaccia le scarpe; pincopalla osserva il nuovo fiocco; pincopalla è contento dell’allacciatura delle stringhe; pincopalla slega e riallaccia anche l’altra scarpa per farla uguale.. e così via, fino a che pincopalla non annoda l’ultimo laccio della sua giornata, che tu speri sia un cappio. Dicevo, passi questo uso ossessivo compulsivo, che del resto non è un fatto nuovo ed è riscontrabile, mediamente, anche nell’uso di altri strumenti; ma c’è una cosa, su tutte, che proprio non riesco a metabolizzare: l’uso imposto, pare dalla “twitter-netiquette”, della terza persona. La terza persona per parlare di me. Ecco, io ad usare la terza persona quando parlo di me non ci riesco. Funziona bene nelle chat, la simulazione della terza persona, (il comando /me action, per intenderci), perché spezza un discorso, si frappone enfaticamente, è funzionale a rendere meglio una battuta in un determinato contesto e soprattutto è occasionale; ma parlare in terza persona, indiscriminatamente, a prescindere, sempre e comunque, no, non mi riesce!!

IO, che proprio grazie a questa nuova forma di comunicazione sono finalmente libera di dar libero sfogo al mio EGO smisurato; IO, che anche si trattasse di un mio idolo intellettuale, ucciderei se lo sentissi riferirsi a sé come fosse un altro; IO che quando esprimo il più cretino dei concetti un po’ per correttezza, ed anche, diciamolo, un po’ per compiacenza, non mi esonero mai dall’uso del “secondo ME”; IO che parlerei tutt’al più usando il NOI, per riferirmi a ME STESSA; IO; A ME; MI. E’ una questione di coerenza, cribbio.

ohhhh… adesso che si è sfogata, teiluj vi saluta e vi augura la buonanotte (…)