Gli S-MAN del contenebbia.
Prima di quel giorno, un fatidico venerdì 13 di novembre, alle 13 e 13 minuti, Scarlett era ancora una bambina. Incredibilmente dolce e gentile, generosa e accorta, sempre sorridente e allegra.
Suo padre, ultimo discendente di una segreta progenie europea del Mahatma, era sempre stato orgoglioso della sua bambina: “riccioli d’oro”, “bocca di fragola” ,“guance di zucchero”, “occhi di stella” erano solo alcuni degli innumerevoli epiteti che riservava solo a lei, la sua dolce piccola, la luce dei suoi occhi.
Quando la piccola proferiva parole, pronunciate con una vocina sottile e melodiosa, quelle somigliavano ai fiori sui peschi in primavera, sembravano profumare di vaniglia, e qualcuno giura di aver visto una luce soffusa scaturire dal suo alito e avvolgerla durante il suo primo discorso in pubblico, sull’altare per la prima comunione.
A scuola era sempre stata la “migliore amica” più ambita da tutti, maschi e femmine; si faceva interrogare al posto dei compagni impreparati, spezzava la sua merenda e la divideva con quelli che non l’avevano, e se qualcuno per scherzo le tirava i capelli lei sorrideva, di un sorriso che illuminava la stanza e porgeva l’altra ciocca. Era proprio un amore di ragazzina, pura, fresca, pulita. Fino a quel giorno.
All’età di 13 anni, un venerdì 13 di novembre, alle 13 e 13 minuti la piccola Scarlett ebbe il suo primo ciclo. Era sola in casa quel giorno, ma sapeva cosa le stava succedendo: era diventata Donna.
Però accadde qualcosa d’altro, che non riusciva a capire, perché non era così che le avevano spiegato fosse diventare Donna: la vista le si annebbiò improvvisamente mentre tirava lo sciacquone del water, un afflusso violento di sangue alla testa le fece avere un capogiro e quando si riebbe il suo corpo era ricoperto di squame o almeno così le parve di sentire sotto le mani reggendosi la fronte. Corse allo specchio mentre il suo respiro le sibilava nelle orecchie e le squame erano lì, rossastre e lucide, a guardarla con occhi fosforescenti. “Cazzo”! fu l’imprecazione che le venne fuori di primo istinto, non capì nemmeno come, e dietro alla voce ruvida, le sue labbra screpolate lasciarono uscire microscopici rospi gialli e blu che si dissolsero come bolle di sapone immediatamente dopo la “o” del “cazzo” appena pronunciato.
Nei cinque giorni a venire Scarlett incendiò la scuola presa da un impulso irrefrenabile di distruzione; fece piangere, nell’ordine, un amichetto dell’azione cattolica sfottendolo selvaggiamente per i suoi brufoli in fronte, una vicina di casa che l’aveva distrattamente urtata incrociandola, alla quale rivelò che il marito se la faceva con la segretaria e che in paese lo sapevano tutti tranne lei; e una scolaresca elementare in visita al museo di storia naturale, cui raccontò che una volta tornati a casa gli spiriti dei dinosauri li avrebbero sgranocchiati e vomitati chissà dove.
Dopo cinque giorni di veglia ininterrotta, in cui questo, ed altro di inenarrabile avvenne, Scarlett cadde in un sonno tanto profondo da non lasciare il ricordo dei sogni fatti, e all’alba del giorno seguente tornò la ragazzina angelica e simpatica e buona e gentile e sorridente di cinque giorni prima. Correva l’anno 1991.
Oggi Scarlett è una Donna adulta, ma da quel fatidico venerdì 13 di novembre, alle 13 e 13, ogni mese, per cinque giorni, il suo corpo si ricopre di squame rossastre e lucide, i suoi occhi diventano fosforescenti, sulla sua voce ruvida viaggiano microscopici esseri immondi e tutti quanti si imbattono in lei, piangono di un pianto eterno.
in fede Teiluj il 21 Maggio 2007
categorie: a tema, greatest hits
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eggià… Internazionale e Qulturale!!
Però sono dubbiosa, quali chiavi di ricerca, fra quelle che conducono qui, hanno usato il ministero dell’istruzione e la boston university:
- tecniche per scoparsi una donna -
- lo sperma è ancora buono dopo l’eiaculazione -
- vibration ring durex -
- sognare dello sperma maschile -
- ohmibod x uomo -
- istruzioni d’ uso di un profilattico -
- cazzi di maschietti -
- sesso in messenger -
- piccoli segaioli -

(liberamente ispirato da questo post di amelia1)
Da considerarsi adesione rivista alla catena passatami a suo tempo dal cattomoderasta apostolo hubrys.
Io e quella scatola luminosa che tutti usano chiamare TV, siamo due entità appartenenti ad universi diversi. Me ne dimentico persino l’esistenza se sono in casa da sola, vivo benissimo senza, se è accesa significa che esiste un’altra presenza umana nello stesso ambiente, e anche in quel caso la mia soglia di tolleranza si esaurisce allo scadere, al massimo, dei due tempi di un film di durata media.
Tanto per dire, film che tutti hanno visto tipo Pulp Fiction, io l’ho visto solo di recente; Matrix, per dirne un’altra, non l’ho ancora mai visto; insomma non sono esattamente una “cultrice” di cinematografia, e men che meno di televisione in senso più generale. Ma dal momento che ciò nonostante sono comunque un essere umano, e divido il mio tempo con esseri umani più umani di me, qualche film nel corso della mia vita l’ho visto anch’io. E posso dire, con assoluta fermezza, che quello che più ho subìto, ancor più della trilogia del signore degli anelli (e quindi veramente stratantissimo), rimane ad oggi A.I. Intelligenza Artificiale, di Spielberg del quale ne vado a far recensione.
Dunque ci troviamo nel futuro, la gente non è libera di riprodursi quando ne avrebbe voglia, perché esiste un fortissimo problema di sovrappopolazione e quindi per accoppiarsi senza preservativo bisogna avere il permesso scritto del governo. Poi c’è una coppia tristissima perché il loro unico figlio è in coma, e per questo si sentono repressi come genitori, e siccome non possono farsene un altro perché il governo non vuole, vanno alla fabbrica dei Mecha, robot in tutto simili agli umani, e affittano un robot-bambino Mecha, tale David. Poi però il figlio in coma si riprende, e allora i due genitori modello decidono di abbandonare nel bosco il robottino, che tanto non era neanche troppo simpatico e da questo momento inizia la fase “tafazziana” del film come se fin qui non fosse stato già abbastanza patetico. Dal momento dell’abbandono unico chiodo fisso di David, il bambino Mecha, è ritrovare la mamma, quella stronza, aggiungo io, ma l’unica che David conosce, vuole farci pensare il regista. La prima ora del film, che ne dura in tutto 5 o 6, o almeno tante mi pare di ricordarne, già basterebbe, ma invece no, Spielberg si inerpica sugli specchi per il resto del film cercando evidentemente un finale che sembra non riuscire a trovare; il risultato ricorda un po’ quei librettini in cui a fine capitolo si metteva il lettore davanti a più opzioni del tipo: se vuoi che il protagonista apra la porta vai a pag 34, se vuoi che si lanci nel vuoto, vai a pagina 56. Una roba così, solo che Spielberg dopo avervi mandato a pag 34, vi fa lo stesso leggere anche l’opzione di pag 56, e per di più vi cambia la trama a sorpresa.
Dopo tre ore di film, David è ormai un misto tra Pinocchio, E.T., Pollicino, Hansel e Gretel, e Indiana Jones, tale è la quantità di patetici, nonché inutili intrecci che Spielberg riesce a partorire e a sovrapporre, e voi siete li ad autofustigarvi già da circa un’ora e un quarto, quando cioè avevate avuto il primo (e non unico) sentore che il frame successivo sarebbe stato quello del THE END. Unico effetto suspance e sorpresa del film in effetti.
L’ultimo secolo di film vi proietta in uno scenario che ormai non riconoscete più, ma non serve controllare l’adesivo sul dvd, nessuno l’ha sostituito a vostra insaputa, è solo il regista che si è incartato e non sa più come uscirne. Quando dopo dieci anni arriva la tanto attesa schermata della FINE, voi state già piangendo da due mesi invocando l’eutanasia. Per David, e per voi stessi.
La sensazione che rimane, perché il ricordo tende ad autorimuoversi, è quella di aver visto tre film diversi. Tutti e tre di merda.
Passo amorevolmente la catena, tanto per cambiare modificata, a Novecento, ChesterWilliams e campanellino, i quali potranno decidere se recensire un libro di merda e/o un flim di merda
in fede Teiluj il 19 Aprile 2007
categorie: greatest hits, sclero
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Ebbene, probabilmente molti di voi, come me, si chiedono, o si sono chiesti, cosa cacchio fosse questa storia delle faine che ogni due e tre capita di leggere su blog altrui, molti altri lo sanno già proprio perché hanno ricevuto l’invito a partecipare al blog. Io no. Cioè, nessuno mi ha invitato in quel blog! E senza essere invitati, non si può neanche vedere com’è fatto quel blog! Ma dico, vi rendete conto? Dico a voi faine! Vi rendete conto che per una cosa del genere milioni e milioni di persone sono morte? Si, morte. Curiosità fulminante, dieci minuti e PUFH! Non ci sei più! E non si fa mica così eh!
Voi non mi invitate? Mi lasciate fuori? Mi emarginate? Mi fate soffrire così?
E allora io me lo apro da sola un blog collettivo per mustelidi, ecco! E lo lascio pubblico, perché al contrario di voi cattivi senza cuore io sono buona, anzi no, IRREPRENSIBILE, anzi no, per essere più precisa ancora, IO SONO UN IRREPRENSIBILE FURETTO, ecco! E i miei amici sono anche meglio dei vostri! E mio papà c’ha il telefonino più bello di quello dei vostri papà, ecco! Ah ah ah! Gne gne gne gne!
AGGIORNAMENTO DEL 18/04/07
Signore e signori, furetti e faine, sono lieta di annunciarvi che finalmente ho ottenuto anche io, spontaneamente, solertemente, con trasporto e senza pressione alcuna, ne converrete, un invito di partecipazione alla Tana delle Luride Faine! Essendomi nel frattempo tramutata in furetto, ed avendo dato vita in prima persona alla Stamberga di cui sopra, conserverò come prima identità quella di furetto, accettando comunque con gioia l’invito al libero accesso alla tana.
Pertanto(!), con coscienza cingo della fascia di "tessera onoraria" il mio banner da faina, sperando di riuscire a non smarrire del tutto la mia identità in mezzo a questo trambusto animale!
in fede Teiluj il 14 Aprile 2007
categorie: comunicazioni di servizio, sclero
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Il primo gesto d’amore di un genitore nei confronti di un figlio in arrivo, è secondo me la scelta del nome da dare al nascituro. E’ importantissimo, perché l’identità di ogni creatura inizia proprio da lì; le radici su cui si costruirà la personalità propria di ogni individuo stanno proprio nel nome che mamma e papà hanno scelto per lui quando non poteva farlo da solo. Un atto d’amore e di responsabilità, quindi, che per tutta la vita resta attaccato addosso e sarà per sempre il primo tratto distintivo di quella persona, prima ancora del titolo di studio, prima ancora della professione, prima del colore degli occhi o dei capelli, quando si presenterà a qualcuno lui sarà quel nome, ovunque e per tutti, sempre. Splendido vero? Allora io voglio dire grazie ai miei genitori. Grazie, mamma e papà, perché avete avuto gusto e buon senso nello scegliere un nome per me. Grazie per l’amore e l’impegno che mi avete dimostrato dal giorno della mia venuta al mondo. Grazie per non essere stati bastardi e stronzi come i genitori di questi sciagurati qua sotto:
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Luce SCALA |
MERLO Modesto |
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Italia Libera REDENTA |
SOLE Blu |
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Santa PAZIENZA |
Gelsomino MALATO |
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POMPA Angelica |
TROMBO Felice |
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Benedetta TOPA |
UCCELLO Santo |
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USALA Benedetta Daniela |
BOCCHINO Fortunato |
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FIGONA Bella |
Felice DELLA SEGA |
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PASSERA Bianca |
STRANO Concetto |
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CHIAPPETTA Divina |
Eros PELOSO |
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PIZZA Margherita |
SACCO’ Tino |
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ADESSO Ribalta |
Luca GAZZO |
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CHIAPPA Rosa |
SPARGISALE Marino |
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LAUNO Bianca |
Massimo VOLTAGGIO |
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ZOCCO Lara |
NANO Felice |
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PISCIA Tranquilla |
ERI Fortunato |
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TROIA Desiderata |
MELIS Vito |
P.S. i nomi riportati esistono realmente, e sono stati raccolti dagli elenchi telefonici disponibili in rete da quelli di Nomix.it
Ovvero: antologia delle tecniche di abbordaggio della blogosfera.
Capitolo Uno: Il Languido…
I puntini di sospensione e le brevità sono la principale caratteristica di questo esemplare; apparentemente schivo e inoffensivo il Languido è il tipico blogger che non si espone se non è sicuro di avere di fronte una preda facile. Dal passo felpato, il Languido si insinua nei PVT con aria innocente, per non spaventare la preda, lasciando ai puntini di sospensione il compito di lasciare intendere. Vediamo un esempio:
Da: lansdale
Oggetto: ciao…
Data: 26 Gennaio, 2007 - 11:53
Messaggio: ciao…
Capitolo Due: L’Inserzionista
Questo esemplare non ha un habitat specifico: gli studi degli ultimi anni hanno rinvenuto forme di vita del tutto simili anche in altri ambienti virtuali, tutti quelli in cui esista una minima percentuale di interattività. L’Inserzionista entra in calore alla prima luna dell’anno e rimane in questo stadio fino alla prima luna dell’anno successivo. Il suo approccio è standard, non ricorre ad inutili stratagemmi ma cerca subito di instaurare con la preda un clima di naturale ed immediato interscambio per affrettare quanto più possibile la seconda e più rara fase d’approccio, quella denominata “Ora ci conosciamo, quando si tromba?”. Ecco un esempio:
Da: albertor
Oggetto: Ciao
Data: 21 Gennaio, 2007 - 00:32
Messaggio: Ciao come stai? Io sono Alberto da Torino ho 28 anni sono architetto lavoro presso uno studio di architettura da mio cugino, tu invece cosa fai? Avrei piacere di approfondire la nostra conoscenza. Ti lascio l’indirizzo di chat che è a.reinaud@msn.it ti lascio inoltre l’indirizzo e-mail che è a.reinaud@libero.it. Tu lasciami i tuoi così ci possiamo contattare. Un bacio Alby a presto!!!!!!!!!!
Capitolo Tre: il Marpione
Il Marpione appartiene ad una specie più subdola. Dotato di pazienza, studia il territorio su cui ha deciso di attaccare al fine di rintracciare eventuali punti deboli della preda. I fondamenti d’approccio sono normalmente tre: a) accattivare la preda con un qualche complimento; b) avvalorare il complimento fingendo una qualche condivisione di interessi; c) accattivare la preda con battute di spirito. Ecco un esempio:
Da: pdick
Oggetto: in tutta franchezza
Data: 21 Marzo, 2007 - 13:01
Messaggio: Ho dato un’occhiata al suo blog, ma la cosa che più m’ha colpito è il colore dell’iride: è … sembra finto, tanto è bello. In ogni caso anch’io ho amato il Maestro e la di lui amante Margherita, e il diavolo e i suoi buffi compari.
Saluti. p.s. le catene di sant’antonio le ha inventate san ciro, e le ha chiamate così perchè voleva screditare il padovano, del quale provava propfonda invidia.
Non vorrete andar via senza lasciare neppure un commento, vero?

Uff... a quante cose mi tocca pensare...
Mmmh, quante cose interessanti ho da leggere oggi...
Che fai, spii?
Ma non sono proprio carine queste cosette?

Torno dopo la pubblicità...








shakespeare amore poesia angeli
E questi chi sono???


